venerdì 17 luglio 2009

LA MALATTIA DELLA SINISTRA DOC (SECONDA PARTE)

Veniamo dunque a guardare con maggiore dettaglio l’aspetto più propriamente politico nelle recenti vicissitudini di questa parte dello schieramento politico.

Mi soffermerei distintamente su due aspetti, il primo il problema del programma, il secondo il problema della concezione del proprio ruolo, quindi della propria collocazione.

Per quanto riguarda il programma, mi pare che l’attenzione principale sia stata rivolta alle questioni economiche, in questo non differenziandosi dagli altri partiti. Tutti, apparentemente senza eccezioni, sono convinti che la politica economica stia al centro della politica, che questi siano i punti decisivi. Secondo me, questa stessa visione economicista finisce per mortificare la politica che non riesce ad occupare essa il centro del dibattito sociale, rimanendo in fondo al traino delle questioni economiche. Per colmo, in un’economia globalizzata, la politica economica la fa la nazione egemone,e quindi è doppiamente sbagliato affidare tutto all’economia, avendo come effetto collaterale lìesaltazione della dipendenza dagli USA. Tanto l’economia ha soppiantato la politica nelle formazioni di sinistra, che la stessa prospettiva del tipo di sistema politico a cui si aspira non è oggetto di dibattito. Non avendo sfrontato deliberatamente la scelta di stare nel sistema democratico-parlamentare o di volere un sistema socialista, o la famosa terza via di cui si è per decenni fantasticato (nel PCI, in verità), le stesse questioni vanno a scaricarsi sul terreno più propriamente economico, ondeggiando tra un pansindacalismo, oggi certo non più possibile, e un rialzare le rivendicazioni in una visione sostanzialmente alternativista, del tipo “peggio per il capitalismo, se non regge queste richieste”.

Gli altri aspetti che hanno attirato l’attenzione della sinistra sono quelle relative alle questioni delle libertà civili e del costume in generale. Qui, la sinistra non è stata in grado di imporre una propria egemonia, subendo di fatto le iniziative di altre formazioni politiche, in primis i radicali, ma in una certa misura perfino quelle promosse dall’ex-DS. Non solo la sinistra ha accettato i tempi e il terreno di confronto di altre formazioni politiche, ma non ha mai riflettuto davvero su questioni di enorme rilevanza, a partire, ad esempio, dalle questioni di bioetica, accettando in fondo di privilegiare sempre la libera scelta.

A proposito della triste vicenda di Eluana, ebbi a scrivere proprio su questo blog (qui, qui e qui) come la sinistra in Italia si ostina su queste questioni al più classico dei comportamenti di tipo liberale: che ognuno scelga liberamente come comportarsi, visto che le sue scelte non coinvolgono gli altri. Questo è un punto, tipico della società aperta di Popper che mi trova totalmente in disaccordo. In verità, non c’è nulla che non coinvolga infine tutti quanti. Pensare di potere tirare una linea immaginaria tale da lasciare da un parte atti che coinvolgono solo il soggetto che assume la decisione, e dall’altra quelle che coinvolgono anche gli altri, è un’ipotesi del tutto insensata.

Nel caso specifico di Eluana, dicevo che bisognava entrare nel merito della questione , affermando che era stata l’introduzione del sondino, inteso come mezzo tecnologico, che aveva creato una situazione in fondo inumana (sarei tentato di dire mostruosa) e la rimozione del sondino avrebbe riportato la situazione in termini naturali.

Questo mio argomentare nel merito delle questioni, in questo caso di bioetica, invece di rifarsi a un principio politico generale, valido per tutta le stagioni, mi sembrerebbe molto più appropriato per delle formazioni politiche che sono così aliene dai principi del liberalismo, che invece ripetutamente invocano in tanti contesti!

Qualcuno potrebbe essere tentato di definire questa, una sinistra liberale, anche se essa vorrebbe essere definita libertaria, ma il confine tra liberale e libertaria è ben più sottile di quanto non appaia a tanti. (continua).

19 commenti:

  1. Caro Vincenzo condivido per molti aspetti il tuo post, ma che tu nel parlare della questione di Eluana faccia implicitamente una contrapposizione tra artificiale e naturale, e sempre implicitamente tu attribuisca alla "naturalità" un valore "positivo" mi lascia perplessa...
    Quasi a voler dire: lasciamo che la natura faccia il suo corso perché la natura è "buona"...
    Natura "buona" e modernità "cattiva"???????

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  2. @Chiara
    Il mio però non è un giudizio generale. Non dico che sempre il naturale sia preferibile al tecnologico. Individuo solo la causa dei dilemmi che le vicende come quelle di Eluana portano con sè, nella scelta di introdurre dei mezzi tecnologici.
    Poichè la Chiesa sostiene che la vita va comunque preservata, evidentemente perchè, dal loro punto di vista, la natura ce l'ha data Dio, io li combatto sul loro stesso terreno. Se si tratta di preservare la dimensione umana così come Dio ce l'ha data, allora il sondino è diabolico perchè sovverte quest'ordine naturale.
    Per quanto invece riguarda il discorso generale, io penso che le scelte di introdurre nuove tecnologie andrebbero vagliate di volta in volta, non lasciando al mercato, così come oggi si fa, la decisione in merito.
    La discussione è lunga, l'affronto con una certa sistematicità nel libro, ma ne ho scritto più distesamente in vari post.
    Mi pare, per come ti possa conoscere attraverso le cose che scrivi, che tu non sia tanto d'accordo con me, e io lo attribuisco ai tuoi pregiudizi illuministici, che traspaiono chiaramente da quello che dici.
    Non c'è ovviamente nessun giudizio negativo in ciò verso di te e verso tutti quelli che la pensano come te. Io mi considero un post-illuminista e credo che l'Illuminismo abbia giocato un ruolo fondamentale verso una società migliore. Dico solo che oggi bisognerebbe ripensarlo e rivederlo. Mi fermo qui, sono già andato ampiamente off topics, come si dice qui.

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  3. dal mio punto vista l'unico vero problema della sinistra è la mancata compattezza che nella destra c'è, si è visto con l'ultimo governo Prodi in cui alcuni parlamentari andavano a manifestare contro il governo, ovvero, contro se stessi.
    Altro problema della sinistra sono i piccoli partiti che non fanno altro che darsi contro tra di loro senza mai attaccare il vero nemico politico "la destra" questo è un grosso errore perchè cosi facendo non si da senso di unione e affidabilità del proprio polo politico

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  4. Non c'è dubbio che nella destra ci sia unità e questo porti enormi vantaggi in termini di governabilità e di fiducia da parte degli elettori. La scomparsa della sinistra è imputabile in buona parte a questo motivo.

    Ma la compettezza è un vantaggio per formazioni che operano in QUESTO sistema di governo ed in questa politica.

    Io ritengo assolutamente normale il frazionamento, anzi, di più lo ritengo positivo, vuol dire che c'è un analisi approfondita delle situazioni e degli obbiettivi, c'è dibattito.

    Che ci stanno a fare 300-400 parlamentari di destra se hanno un solo obbiettivo e un solo modo per raggiungerlo?

    La vera divisione riguarda gli obbiettivi. La mia sensazione è che la sinistra abbia smarrito gli obbiettivi storici, o che non abbia saputo attualizzarli, come per esempio sta avvenendo in sudamerica.
    Non solo, in Italia, gli "obbiettivi" hanno perso il loro nome...
    socialismo, socialdemocrazia, socialiscmo democratico, ecc. che fine ha fatto la chiarezza dei nomi?
    Se voto partito democratico, che democrazia voglio?che democrazia intendono?

    prevedo che tra 3-4 anni avremo 2 soli partiti,
    il PDF e il PDCF,
    partito della fuffa, e partito della contro-fuffa...

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  5. @Tinto91
    Io veramente la penso diversamente. Le divisioni all'interno della sinistra sono secondo me l'effetto e non la causa della crisi della sinistra. In mancanza della capacità di suscitare un dibattito chiaro e franco sulle questioni fondamentali, la politica diventa un affare da giorno per giorno, e ogni nuova scelta che si deve prendere dev'essere affrontato senza strumenti di riferimento generali. Non abbiamo bisogno di unità, abbiamo bisogno di chiarezza: l'unità seguirà.

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  6. @Gigi
    Anche con te non posso convenire: non è che il dibattito divide, è proprio il contrario che non c'è un dibattito franco, e quindi i personalismi da una parte, la contingenza dei problemi politici dall'altra, sfociano nella frammentazione. Io ne ho sollevato alcuni di punti, ma mi pare che non avrò con chi dibattere, almeno così sembrerebbe.

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  7. Non bisogna fare confusione tra l'aspetto economico e quello delle scelte individuali.
    Per sintetizzare all'estremo si può dire che la sinistra è e deve essere a favore di un forte intervento dello stato in economia (più o meno forte a seconda se è più o meno radicale) e di un minimo intervento nelle scelte individuali (anche qui con vari gradi a seconda se si è più o meno a sinistra).
    La destra fa il contrario: intervento minimo in economia e massimo nelle scelte individuali.
    Ora io essendo di sinistra credo che lo stato debba intervenire in economia, perché le scelte economiche riguardano tutti, e se un'azienda licenzia un operaio non riguarda solo l'azienda ma anche l'operaio e la sua famiglia.
    Al contrario nelle scelte individuali, cioè quelle che hanno ripercussioni solo sull'individuo stesso che le compie, bisogna lasciare libero di decidere l'interessato. Se un malato allo stadio terminale vuole morire la scelta riguarda solo lui, sia che decida di morire sia che decida di vivere. Lo Stato non ha quindi diritto di mettere becco.

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  8. @Matteo
    Tu dici che ci sono questioni che riguardano solo lo specifico individuo. Ti potrei dire che la scelta del sondino è posta solo perchè qualcuno l'ha inventato e tutti noi l'abbiamo finanziato, ma soprattutto che la scelta apparentemente più personali, come il proprio abbigliamento rispecchiano direi a livello perfino di fotocopia le scelte collettive, che perfino la lingua che parliamo non l'abbiamo scelta noi. Questo non per dire che bisognerebbe scegliere da sè la lingua con cui esprimersi, ma per illustrare come immaginarci come individui tra altri individui, possibilmente tutti liberi e razionali, è solo una forma di ideologia, ed anche delle peggiori. In realtà, è la comunità che ci fa come siamo.
    Uno dei criteri fondamentali di classificazione in filosofia politica è tra teorie comunitariste o liberali, che si differenziano tra loro a seconda se privilegiano l'aspetto individuale (quelle liberali) o quello collettivo (quelle comunitariste). Mi pare appunto che a sinistra ci sia molta confusione a riguardo: tu esprimi un'opinione, ma non provi neanche a vedere come conciliarle. Qualche liberale potrebbe dirti che, visto che la politica deve occuparsi di individui che preesistono alla società, lo stato deve fare la cura dimagrante, ridurre i propri interventi al minimo, anche in economia a quel punto.
    La questione è ovviamente complessa: qui ne ho tracciato schematicamente alcuni aspetti.

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  9. Grazie del post it su Spinoza, l'ho colto ed attaccato al frigo ed anche quello del tuo libro.
    Con i miei tempi biblici e dettati solo dalla pancia visiterò entrambi, perchè mi incurioscono!
    Un docente universitario quindi? Accidenti, chi l'avrebbe mai detto che un giorno un commento tanto alto figurase hnel mio blog con le orecchie d'asino e senza piume angeliche?! Cavoli che sorpresa!
    Io che poi non sono una gran lettrice di altrui blog se non in alcune giornate pigramente gelide. Spinoza poi va approfondito, io in realtà l'ho letto dal volume 'la filosofia dalla scala di servizio' è questo il mio nuovo tentativo d'approcio alla filosofia della quale credo di aver sempre subito il fascino ed alla quale da settimane mi sento incline. Spero di comprenderli realmente i concetti, semmai magari chiedo aiuto. Bon, basta, Saluti.

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  10. @Yrom
    Grazie, ma non credo che essere docente universitario cambi realmente qualcosa: preferirei essere giudicato su quello che scrivo, sul blog almeno, e nella vita per quello che faccio !

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  11. Scusami se vado fuori post, ma ho bisogno del tuo aiuto per diffondere un importante iniziativa. Appena puoi passa da me. Ti ringrazio!

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  12. Vincenzo,
    Non c'entra se l'individuo preesista o meno alla società, qui stiamo parlando di scelte individuali. Se io voglio andare in giro vestito da clown, non è che puoi dirmi che non ci posso andare perché è la società che influenza il mio modo di vestirmi. Io non danneggio nessuno andando vestito in questo modo, forse soltanto me apparendo ridicolo, ma è una mia scelta, questo a prescindere dalla moda e dalla cultura che possono influenzarmi, lo stato non può impedirmelo. Poi possiamo discutere se questa mia abitudine vada favorita o meno sul pino CULTURALE, ma solo su quello.
    Viceversa, in economia la scelta che fa il proprietario di un azienda non riguarda solo lui e non ha effetti solo su di lui, per cui se decide di delocalizzare la produzione questo danneggia i dipendenti che perdono il posto di lavoro, quindi lo stato ha il diritto di intervenire per impedirglielo, perché la sua scelta danneggia altri.
    Cosa c'è di strano in questo discorso? condivisibile o meno mi sembra perfettamente logico e consequenziale, non vedo contraddizioni.

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  13. @Matteo
    Bada, non mi sarei mai permesso di dire che il tuo ragionamento non sia logico, dico solo che è un ragionamento da liberale, anche se questo, capisco, ti può suonare provocatorio. Una volta che parti dall'individuo, stabilire se deve prevalere l'interesse dell'imprenditore o quello dei lavoratori diventa un fatto di opinioni. Tu però sai già come va a finire, purtroppo.
    Io offrivo un altro punto di vista, credo altrettanto logico, e proprio questo volevo sottolineare, che non esiste un unico punto di vista.: ce ne possono essere più d'uno, e tutti altrettano logici, anche se per niente equivalenti.
    Dopo di che, mi rendo conto che non è argomento da riassumere nelle brevi frasi di un commento. Questa questione, come penso immagini, è uno dei punti centrali del mio libro, dove ovviamente ho più spazio per argomentarlo.

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  14. A proposito di Eluana Englaro io sarei per una sinistra che approvasse seriamente il testamento biologico con quello che ne consegue. Già, una sinsitra ma il PD non é sinistra fino a quando dentro hanno Goldrake-Binetti ed il so cilicio rotante....

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  15. @Daniele
    A me va bene il testamento biologico, ma nello stesso tempo vorrei che chi, nel merito delle questioni bioetiche, ha punti di vista alternativi, li manifesti chiaramente. Non voglio certo costringere nessuno a farsi dare la morte perchè si trova in stato di coma irreversibile, ma per me è importante stabilire quale sia la strada maestra, e poi concedere ad latri di percorrerne altre. Non mi vanno le posizioni ciome quella tipicamente di Beppe Englaro, che ne fa una scelta squisitamente individuale.
    Sembrerebbe una questione di lana caprina, ma in realtà, bisogna avere anche una posizione di politica culturale se si vuole esercitare un'egemonia nella società. Sennò, finiremo con l'apparire come a quelli cui è concesso di violare la morale prevalente, che, caso strano, è ancora una volta quella della nostra "mamma", la Chiesa Cattolica.

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  16. Questa sinistra non è di buon auspicio per "risollevare la testa", è un partito fantasma.
    Scusa ma sono nel mio momento di massimo pessimismo!
    Un caro saluto

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  17. Vincenzo
    Non so se sia un ragionamento da liberale, se è così nei temi che riguardano le scelte individuali io sono perfettamente d'accordo con i liberali, anche se vedo che loro, salvo significative eccezioni, non lo approvano e assumono un atteggiamento proibizionista.
    In ogni caso dove non sono d'accordo con i liberali non è su questi temi, ma è sull'economia, per il discorso che ho fatto poc'anzi.
    Diciamo che un liberale tout court vede la società come un insieme di individui astratti tutti sullo stesso piano e che quindi sarebbero in grado di decidere anche quale lavoro scegliere. Per un marxista non è così perché gli individui sono soggetti alla condizione della propria classe sociale e quindi le scelte economiche spesso le subiscono e non possono controllarle (a meno che non si organizzano collettivamente).
    Ecco la differenza per cui un liberale "puro" è più portato a privilegiare la visione "contrattualista" e limitare l'intervento pubblico in economia, mentre la sinistra, che almeno in Italia ha fatto sempre in passato tradizionalmente riferimento alla cultura marxista, limita l'iniziativa dei privati.
    Ma è la stessa posizione che avevano il Pci e il Psi qualche decennio fa, le finalità sono le stesse, semmai si può discutere sulle ridotte capacità della sinistra di oggi di avvicinarsi a questi fini.

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  18. @Matteo
    Che tu non sia proprio un classico liberale, non ne ho avuto alcun dubbio, come immagini.
    Mi premeva esprimere la mia differente opinione, pur rispettando ovviamente il tuo punto di vista.

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  19. @Gio
    Avrei voluto scrivere che alla tua età, avercela io, ma credo che questo possa solo farti incavolare di più, e quindi ti mando soltanto un saluto :)

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