sabato 7 novembre 2009

QUEL FURBETTO DI BERTONE

A postilla di quanto già scrissi in proposito, spendo qualche ulteriore parola a proposito dell’atteggiamento della Chiesa, e in particolare di Bertone riguardo la nota sentenza europea sulla presenza di crocifissi in uffici pubblici.

Qua, ancora una volta si dimostra come questi clericali hanno una marcia in più dei politici servili che gli sbavano dietro, scambiando un atteggiamento chiaro e netto con uno urlato, inutilmente ingiurioso, da casalinga frustrata anni 50 (vedi La Russa in TV).

Mi pare che nessuno lo abbia notato, o lo abbia comunque fatto notare: la Chiesa è stta stranamente avara di parole in questa vicenda. Le dichiarazioni ci sono, ma infine sono abbastanza reticenti, direi io: dicono e non dicono, fanno intendere, ma mai ad esplicitare un ragionamento compiuto.

Da questo punto di vista, Bertone è davvero emblematico: invece di parlare del crocifisso, ha parlato delle zucche di Halloween. Insomma è andato fuori tema alla grande. Mi ricorda la barzelletta dello studente che, avendo preparato un tema sulla Francia, se ne ritrova uno sulla Germania, ed allora esordisce così: La Germania non è come la Francia, perché la Francia invece… e seguita poi a parlare della Francia, dell’argomento cioè su cui si sente preparato.

Allo stesso modo, l’ineffabile Bertone devia subito su Halloween, un argomento evidentemente senza alcuna attinenza col crocifisso, e su cui può raccogliere anche il mio consenso. Trovo che festeggiare Halloween in Europa sia prima di ogni altra cosa patetico, la dimostrazione dimostrata del mito del nuovo e dell’america che evidentemente ci istupidisce completamente.

Perché dunque tanto silenzio, tanta cautela a non argomentare con chiarezza sulla questione? La ragione è abbastanza semplice, e già ne parlavo nel mio recente post: la Chiesa non può dire che il crocifisso è un simbolo semplicemente culturale, salvo toglierlo dagli edifici sacri, dagli altari, da tutti quei luoghi insomma in cui la sua presenza è strettamente legata al suo significato religioso. Se però questo affermassero, darebbero ragione alla corte europea, e questo evidentemente non conviene loro.

Cosa fanno allora? Lasciano che gli ascari e i servetti di quasi ogni partito (potremmo dire parrocchia) dicano le loro boiate: hanno visibilità, non hanno alcuna credibilità da difendere (stanno già sotto zero), ed hanno un uditorio di bocca buona che pensa al crocifisso della nonna, e confonde la nonna col crocifisso. A freddo, tutte queste frasi scomposte ed insensate sarebbero smascherate, ma essi certo non puntano alla fama sempiterna. Oggi noti, ben pagati (da noi contribuenti), onorati da stuoli di sottoservetti, e qualche escort spunterà sempre: insomma, il lunario lo sbarcano, perché porsi altri problemi. La Chiesa no, ritiene, credo a ragione, di dovere garantire una certa coerenza. Tra qualche anno, magari in un’atmosfera culturale differente, potranno sempre dire che nse ne sono tenuti fuori, che è stato uno scontro tutto interno alla politica: non è vero, ma sarà impossibile dimostrarlo.

venerdì 6 novembre 2009

UN PAESE DI TOSSICI E CRIMINALI

Un breve instant post per manifestare il mio sconcerto per la notizia che vedrebbe più di sei italiani su cento sniffare cocaina. A questo punto, mi chiedo quante delle persone che incontro giornalmente, sia sul luogo di lavoro, sia andando per strada e per pubblici esercizi sono cocainomani. E forse anche qualcuno tra voi, che seguite il mio blog, avrà questo vizietto. E’ un fenomeno quindi che ha ssunto proporzioni enormi. Non credo, ad esempio che ci siano sei italiani su cento che seguono una dieta vegetariana. Il modo in cui la cocaina è in grado di alterare il nostro stato di coscienza è tale, che alla fine ci si deve chiedere se lo sforzo per argomentare adeguatamente nella comunicazione verbale o per iscritto, non sia vana, avendo un auditorio a cui non importa un’emerita mazza delle cose che dici, perché, da cocainomane, un solo pensiero fisso gli rimane: procurarsi la dose e consumarla, una vita ridotta ad un’unica dimensione, con l’esigenza aggiuntiva di dissimulare il proprio stato e la propria dipendenza.

L’aspetto forse ancora più inquietante è costituito dall’enorme potere che le grandi organizzazioni criminali hanno raggiunto, spacciando queste enormi quantità di cocaina e di altre droghe, un mercato enorme che per quantità di denaro che circola può competere con i settori industriali più grossi. Siamo insomma, in Italia più che altrove, ma in tutta Europa (quasi il 4% di cocainomani), un paese di tossici e di criminali: lascio a voi ogni ulteriore commento. Solo, fatemi finire con una battuta sarcastica: viva il mercato e la società aperta di Popper, vedete come il mercato aggiusta tutto?

giovedì 5 novembre 2009

RUBRICA SETTIMANALE DI POLITICA INTERNA. N.13

Due notizie balzano in prima evidenza. L’una riguarda la sentenza europea sul crocifisso, e la seconda le dichiarazioni di Maroni.

Parlo qui della prima, perché mi pare una notizia del tutto politica. Mi vorrei tenere ben lontano da dibattiti sul laicismo, a cui non credo, come ho tentato di argomentare altrove. La sostanza della sentenza mi sembra, dirò subito, di importanza del tutto trascurabile. Come molti di me hanno già detto, la presenza di un crocifisso in un’aula neanche si nota: che ci sia o no, mi risulta del tutto indifferente. Se però fossi un giudice e qualcuno si rivolgesse a me perché si sente offeso da questo simbolo, non potrei che sentenziare come ha fatto questa corte. Il crocifisso è quindi un simbolo, su questo non ci piove. Ma di cosa è simbolo? I politici si sono affrettati a dire che non è un simbolo religioso, ma un simbolo culturale, fa parte della nostra identità. Questa cosa potrebbe essere anche vera, ma:

- se fossi un cattolico, mi sentirei profondamente offeso a sentirmi dire che il crocifisso è stato declassato a semplice simbolo culturale, e il silenzio della Chiesa su questo aspetto la dice lunga su cosa sia effettivamente la Chiesa.

- i simboli della nostra civiltà sono molteplici: dovremmo ostentarli tutti nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici? Per esemplificare in maniera ironica, certa gastronomia fa parte della cultura italiana, non credo che qualcuno possa obiettare a proposito: vogliamo allora appendere sulle pareti la riproduzione in plastica di un piatto di spaghetti al pomodoro? La cultura, se c’è, sta nella nostra testa,e quindi risulta inutile ostentarla. Come dissi a proposito delle radici cristiane dell’Europa che avrebbero dovuto essere esplicitamente citate nella costituzione europea, se l’Europa ha radici cristiane, crescerà con elementi cristiani. Se so che in un terreno ci stanno radici di vite, una vite crescerà, senza che io mi debba preoccupare di garantirne l’identità, quella è assicurata dal suo DNA.

La cosa che più mi interessa nel presente contesto è l’uso tutto politico della vicenda da parte dell’intero schieramento partitico e da gran parte del settore mediatico. Tutti a sparlare della sentenza, violando ogni elementare minimo principio logico. Perché mai, saranno forse diventati improvvisamente tutti scemi? Certamente no, ma la Chiesa è una struttura di potere che bisogna tenersi buona. Il signor B. per primo ha tentato di riparare ai passati attacchi a Boffo affrettandosi ad assicurare la presentazione di un ricorso. L’opposizione, però, non sembra da meno: sia IDV che PD hanno criticato la sentenza, con la solita tattica masochistica: se la maggioranza urla, noi sussurriamo, ma dicendo le stesse cose. MI chiedo: ma se tu dici le stesse cose del tuo avversario, ma più sommessamente, perché mai la gente dovrebbe seguirti? Dammi anche una sola ragione perché lo debba fare.

La mia opinione è che il crocifisso sia “suo malgrado” un simbolo di potere, del potere dell’istituzione ecclesiale, del Vaticano, dell’impero finanziario che ci sta dietro, e della disponibilità dei fondi annuali che una legislazione vergognosa italiana le consente.

Non sottovaluterei l’importanza della seconda notizia, di cui potremmo dire “eppur si muove”. Perfino nella granitica Lega, attorno al suo leader indiscusso, qualcosa sembra sgretolarsi. Perché mai Maroni se ne esce con una dichiarazione come quella (Votare con l’opposizione per più fondi alla sicurezza, cioè al suo ministero)? La questione specifica non appare sufficientemente importante da giustificare la palese esternazione di un tale dissenso. Qui, mi pare, si evidenzia una dinamica all’interno della Lega, in cui ci siano parti contrapposte. Da una parte, c’è Bossi e probabilmente la maggioranza dei dirigenti, che ha stipulato un patto di ferro con Tremonti, dall’altra altri che vedono probabilmente Maroni il loro leader. La questione, a mio parere, si lega alle candidature per le regionali, e di particolare di chi saranno i candidati leghisti a governatore. A quello che è dato sapere oggi, in Piemonte e Veneto il PDL si farà da parte, lasciando che sia la Lega ad esprimere le candidature. E’ evidente che all’interno della Lega le mire ai posti di governatore in queste regioni saranno molteplici. In particolare, sembra che in Veneto il ministro dell’agricoltura si scontri con il sindaco di Verona per chi debba essere il candidato. Così, perfino per il superboss Bossi, diventa difficile contentare tutti, e quindi qualcuno di loro, convinto che Bossi lo abbia già escluso, potrebbe aver tentato la carta di un padrino alternativo, smuovendo le acque in una maggioranza in cui le acque sono già molto agitate: in queste confusioni, perfino a Bossi, potrebbe a quanto parte sfuggire qualcosa. Nel costume italico, è difficile che un’unica persona possa all’infinito comandare, sicuramente, al crescere del potere conseguito, certe dinamiche competitive si sono messe in movimento all’interno della Lega. Magari qualcuno di voi che sta nel loro territorio d’influenza può avere elementi di conoscenza più dettagliati. Anche senza queste informazioni puntuali, la sparata di Maroni acquista un grande significato politico, un altro mal di pancia nella maggioranza, in aggiunta ai numerosi già esistenti.

mercoledì 4 novembre 2009

IL VIRUS MEDIATICO

Brutta vicenda questa del virus A H1N1. Partita sin dall’inizio male dalla stessa OMS, è proceduta sempre peggio. Qui in Italia, l’ultimo capitolo. Come dicevo mesi fa (qui), le notizie sul virus sono giunte in modo contraddittorio. L’OMS si affrettò a mettere tutte le nazioni in allarme per la prevista pandemia a cui questo virus poteva dare luogo, ammettendo nello stesso tempo la sua sostanziale innocuità, essendo meno letale del virus influenzale stagionale. Questa contraddizione, pur segnalata a livello internazionale, non ha mai ricevuto risposte convincenti dalle autorità mediche, favorendo le illazioni più estreme su possibili aspetti di pericolosità che venissero nascosti alla popolazione. Ora, sembra definitivamente accertata la sua scarsa tendenza a dare mutazioni che avrebbero, esse sì, costituire un reale pericolo per la popolazione. Stando così le cose, la tesi che tutta questa campagna mediatica su questo virus servisse solo a fare dei giganteschi affari alle grosse società farmaceutiche, più che lecita, risulta accertata. C’è in tutto questo un ulteriore aspetto, che, data la sua grande contagiosità, il virus metteva a dura prova la capacità delle ditte farmaceutiche a produrre in tempo le centinaia di milioni di dosi che sarebbero state necessarie a livello mondiale. Il risultato è dunque che si crea una contraddizione pressoché insanabile tra la necessità di allarmare la gente, per renderle accettabile un tale massiccio investimento in questi vaccini (circa un milione di euro per l’Italia, a titolo di esempio), ed evitare manifestazioni estreme di panico che, come è cronaca di questi giorni, intasano i posti di pronto soccorso degli ospedali. Il sottosegretario con delega alla sanità Fazio rappresenta l’esempio più emblematico di questa contraddizione. Ricordo che questo signore in agosto ventilò addirittura la ritardata apertura delle scuole per ridurre le occasioni di contagio, ed oggi, egli stesso, si erge ad oppositore del panico popolare. Ma con chi se la vuole prendere Fazio? Se la prenda con sé stesso, e, se avesse un minimo di dignità, del che dubito, si dimetta all’istante per come ha affrontato il problema. Bisogna anche aggiungere che la stampa ha dato manforte al ministero dando il bollettino quotidiano delle morti: sarebbe come inserire in uno spot pubblicitario della FIAT le morti, ben più numerose da incidenti stradali giorno per giorno. Adesso, tutti a dare addosso alle regioni, e alla capacità delle strutture sanitarie ad affrontare il virus. Nella realtà, esse si trovano a fronteggiare qualcosa di ben più pericoloso del virus, il panico da campagna mediatica. Insomma, sarebbe come dare addosso ai rivenditori di zucchero che si trovassero senza questo articolo a seguito della diffusione mediatica della notizia, in realtà falsa, di carenza di zucchero: le strutture sanitarie sono, come i rivenditori dell’esempio che ho portato, le vittime di azioni irresponsabili di altri, che non certo responsabili di ciò che sta accadendo. Ma questo benedetto principio di responsabilità in questa nostra nazione è stato eliminato per decreto? Gente come Fazio può venire giornalmente sulle TV a somministrarci i suoi quotidiani sermoni, senza rispondere delle sciocchezze che ha commesso durante lo sviluppo di questa vicenda?

martedì 3 novembre 2009

MARRAZZO 2

Stamane abbiamo la seconda puntata: Marrazzo confessa di aver consumato cocaina. Sembrerebbe sincero, visto che si autoaccusa. Nello stesso tempo, dice la cosa più sconvolgente della faccenda: si trattava di una rapina, niente ricatto. Ma allora, chi ha realizzato il filmato? I 4 carabinieri, senza intenzioni ricattatorie, non avevano alcuna ragione di filmare. Ma anche se essi stessi avessero filmato, l'ipotesi ricattatoria sarebbe sorta successivamente da soggetti differenti. Credibilmente, il fatto che determinati ambienti giornalistici fossero in possesso dei filmati, ne certificherebbe in qualche misura l'acquisto, o comunque una trattativa in stato avanzato. Sarebbero, a questo punto questi ambienti e i loro referenti politici i maggiori sospettabili dell'ipotesi ricattatoria. In fondo, anche la telefonata del signor B. acquista in questo quadro un aspetto inquietante: si sa che uno dei metodi estorsivi è quello di avvisare. L'unico avviso che il signor B. potesse fare, sarebbe stato di comunicare tutto ciò che era a sua conoscenza alla procura di competenza, ogni altro avviso assume oggettivamente un valore ricattatorio.

domenica 1 novembre 2009

NOTAZIONI SUL CASO MARRAZZO

Sembra che, man mano che nuove notizie passano sulla stampa, il caso Marrazzo, piuttosto che chiarirsi, si ingarbugli sempre più. Tralascerò di soffermarmi sulle penose dichiarazioni dell’interessato che, nello stesso tempo in cui ammette le proprie responsabilità, tenta di dare al tutto una connotazione eccezionale. Qui, la cosa che lascia esterrefatti sta nel gran numero di persone coinvolte, o per partecipazione diretta come presunta vittima o responsabile, o per avere comunque conoscenza dei fatti. Apparentemente, i carabinieri dei Ros sono buoni ultimi a conoscere i fatti!

Secondo fatto che colpisce è la non coincidenza nelle testimonianze fornite dai differenti attori, il che dimostrerebbe che si tenta di nascondere qualcosa.

Ciò che preoccupa è che a tutt’oggi non ci sono rei confessi. I carabinieri accusati del fatto si stanno già difendendo con vigore, e il mio personale timore è che trovino il modo per sfuggire a una condanna. Il trans si definisce vittima del caso, e quindi non ne trarrà alcuno svantaggio giudiziario. Se alla fine dell’inchiesta non ci saranno responsabilità accertate, il dubbio che gli autori materiali del fatto godano di complicità ad alto livello aumenterà. Io vorrei solo osservare che il vero danno Marrazzo l’ha avuto non dal ricatto in sé, quanto dalla scoperta del fatto. Il Ros, insomma, con l’accusa ai quattro carabinieri, ha paradossalmente inferto il colpo più forte al governatore del Lazio. Capite quindi come non sia possibile al momento escludere nessuno da possibili trame delittuose.

Che si tratti di un episodio di criminalità spicciola, di mele marce tra i carabinieri, sembra una teoria debole, difficilmente difendibile. Se poi, come dicevo, si troverà un modo per farli uscire indenni dalla vicenda, l’esistenza di queste complicità criminali ad alto o altissimo livello diventerà sempre più verosimile. Speriamo almeno nella capacità e nell’onestà delle autorità inquirenti.

lunedì 26 ottobre 2009

RUBRICA SETTIMANALE DI POLITICA INTERNA. N. 12

Due notizie balzano in primo piano in questi giorni: da una parte l’esito delle primarie del PD, dall’altra la situazione nella maggioranza di governo che vede al centro la sorte di Tremonti.

Liquiderò la prima questione in poche parole. Non è tanto il fatto che sia stato Bersani a vincere, ma la notizia reale è la partecipazione non oceanica, ma sicuramente importante, alle primarie. Cosa porti tanta gente a fare finta di decidere qualcosa, rimane un mistero. L’unica motivazione che ci posso ritrovare, che tra l’altro circola anche in tanti blogs che leggo, è la necessità di battere il signor B., considerato come male assoluto. Peccato che in 15 lunghi anni questi stessi dirigenti del PD abbiano dimenticato di approvare, anche quando avevano la maggioranza, una legge sui conflitti di interesse, e che in mille occasioni tanti atti politici possono essere spiegati solo ipotizzando una certa forma di accordo dietro le quinte tra coloro che dovrebbero essere avversari. La dimostrazione dimostrata che questi signori siano funzionali al potere del signor B. l’abbiamo, ma, si sa, al cuore non si comanda. Se infine diversi miliardi di persone nel mondo credono alle religioni monoteistiche, cosa ci sarà di strano che tre milioni di persone possano ritenere utile il PD, tanto da desiderare di influenzarne la dirigenza politica?

La questione più interessante, davvero una svolta nella maggioranza, è il ridimensionamento, potremmo dire perfino certificato, del potere del signor B., ormai assolutamente succube di Bossi e della Lega. Se pensiamo che Bossi non si è soltanto limitato a salvare il posto di ministro a Tremonti, ma addirittura l’ha proposto, ma presto forse l’imporrà, come vicepresidente del Consiglio, capiamo come il signor B. conti davvero poco ormai, come il PDL, diviso al suo interno, malgrado sia ancora il maggior partito italiano, conti quasi nulla nelle scelte politiche concrete, dettate da Bossi e dai suoi accoliti, in cui bisogna ormai includere anche Tremonti.

Qui, ancora una volta, vengono fuori elementi di psicopatologia nel signor B., che dovrebbe trovare il coraggio di mettersi da parte, visto che l’alternativa è governare sotto dettatura. Oggi davvero, uil problema non è tanto la capacità del signor B. di mantenere il potere e forse il consenso, quanto piuttosto la sua incapacità a mettersi da parte. In questa situazione di falso potere del signor B., la Lega ha buon gioco a far fare al governo ciò che vuole, senza neanche assumersene per intero la responsabilità. Si è ormai, con la responsabilità di un’opposizione inesistente, creato un vuoto di potere, in cui persone assolutamente mediocri come Tremonti, la cui politica economica non esiste, assume una rilevanza enorme. Quanto durerà questa agonia? Questa è la vera domanda dell’oggi.

sabato 24 ottobre 2009

MA IL PRONTO SOCCORSO E' UN LUSSO?

Vorrei fare una riflessione sullo sviluppo economico degli ultimi decenni, diciamo degli ultimi quarant’anni. Sembrerebbe un’impresa ardua, che forse richiederebbe un intero libro, ed anche così se ne potrebbe fare una descrizione molto succinta. Qui, in verità, io vorrei guardare ad essa da un punto di vista particolare, e come sviluppo complessivo, senza considerarne quindi l’articolazione nel tempo e per tipo di merci. Lo faccio attraverso la mia personale esperienza che i miei troppi anni mi consentono.

Vi dico subito e laconicamente la sensazione che ne ho, dal punto di vista del semplice cittadino: non solo la qualità della vita in questo lasso di tempo mi appare peggiorata, ma, stranamente, anche da un classico punto di vista quantitativo, non vedo una maggiore disponibilità di spesa da parte della popolazione.

Userò come esempio, a mio parere estremamente significativo, il caso del pronto soccorso. Da giovanissimo, ebbi un’esperienza diretta del dover ricorrere a questo servizio. Dopo alcuni giorni di una gastrite che non mi abbandonava più, senza che prima d’allora ne avessi mai sofferto (ed effettivamente neanche in seguito), decisi infine di rivolgermi al pronto soccorso. Mi sono accomodato nella sala d’attesa, e nel giro di un quarto d’ora, entrai nell’ambulatorio, dove fui sottoposto a una visita medica con relativa terapia. Salutai, e andai via, senza alcun ulteriore adempimento da espletare. Quindi, un servizio gratuito, ragionevolmente veloce, ed esauriente.

Per esperienza indiretta, so come vanno le cose oggi nei posti di pronto soccorso. Si va lì, nella sala d’attesa qualcuno, probabilmente medico, da’ uno sguardo veloce al problema dell’utente, assegna quindi un ordine di priorità sulla base dell’apparente gravità e quindi urgenza delle situazioni individuali. Chi dovesse ricevere un codice bianco, cioè quello a priorità minima, non è raro che si debba sottoporre a un’attesa di un’intera giornata. A servizio ultimato, è richiesto un pagamento dell’intervento effettuato. La prima riflessione è se questa diagnosi affrettata necessaria per assegnare i differenti codici non possa dare luogo ad incidenti, ove una sintomatologia a volte troppo generica induca il medico a non valutare correttamente la gravità della situazione di una determinata persona.

Ciò su cui mi vorrei piuttosto soffermare è su un raffronto nelle modalità di fruizione dei servizi di Pronto Soccorso nel passato con la situazione presente. Credo che balzi agli occhi come ci si trovi ad avere un ridimensionamento enorme nei servizi forniti, non più gratuiti come in passato, ma a pagamento, da tempi del tutto ragionevoli a tempi lunghissimi, e infine da come le attese più protratte, se dovute a una diagnosi errata, possano dar luogo ad incidenti anche mortali.

Mi chiedo a questo punto l’aumento del PIL nel corso di questi quarant’anni in cosa si è tradotto nella vita individuale delle persone. Quale migliore disponibilità di merci e servizi può oggi sperimentare un cittadino, se il servizio di Pronto Soccorso, considerato un’ovvia ed indispensabile necessità che lo stato prioritariamente dovrebbe soddisfare, non siamo più in grado di assicurarlo. Naturalmente questo è solo un esempio tra tanti altri. Tra gli anni sessanta e settanta, moltissime persone sono state in grado di acquistare un appartamento, o magari di costruirsi una casetta. Oggi, questa stessa operazione appare come problematica, tralasciando la specifica situazione dei più giovani, che possono tirare avanti solo tramite un aiuto decisivo dei genitori, e su cui probabilmente scriverò uno specifico pezzo.

In definitiva, abbiamo un bilancio statale assolutamente ipertrofico, che riduce in misura elevatissima il reddito disponibile a seguito della tassazione. Ebbene, non si capisce dove questo fiume di soldi vada a finire. Non siamo più in grado di assicurare un dignitoso livello di istruzione ai nostri figli, la ricerca non viene più finanziata, e la sanità, che pure vede un riversarsi di fondi statali immane, alla fine non riesce ad assicurare ciò che a tanti sembrerebbe il servizio basilare, il più indispensabile per una nazione minimamente civile, come il Pronto Soccorso. Da una parte quindi le spese individuali appaiono ridimensionate, i servizi erogati dello Stato diminuiscono giorno dopo giorno. E’ una domanda così indiscreta chiedere che fine mai faccia la ricchezza che il PIL dovrebbe in qualche misura quantificare?

A me pare che viviamo in un mondo in cui l’umanità si agita inutilmente, pensando che questa agitazione contribuisca al proprio benessere. A me pare che siamo riusciti, come umanità, a realizzare un miracolo di disastro, se mi passate l’espressione. Da una parte saccheggiamo il pianeta, dall’altro non riusciamo a garantirci quelle stesse cose che quarant’anni di tecnologia prima erano diritti acclarati. Mi chiedo se non dovremmo fermarci a riflettere, a ristabilire un nesso tra un’iniziativa economica ed il suo effetto, invece di ragionare grossolanamente, come quando si vuole finanziare lo sviluppo edilizio perché trascina il resto dell’economia e fa aumentare il PIL. Non dovremmo forse capire le cose con un maggiore dettaglio, elencare magari ciò che ci appare prioritario assicurarci, prima di progettare sempre nuovi oggetti inutili che richiederanno successivamente altri simili oggetti ancora più inutili in una spirale infinita che ci impedisce ormai di dare una reale motivazione agli atti concreti e quotidiani della nostra vita.

venerdì 23 ottobre 2009

A PROPOSITO DELL'IRAP

Scintille tra il signor B. e Tremonti. Tremonti si propone come leader, tramite una parola d’ordine, quella del posto fisso, che lo colloca simbolicamente verso la sinistra, seguendo in qualche modo le orme di Fini. D’altra parte, è chiaro che non si saprebbe come collocarsi più a destra di questo governo.

A questa mossa, il signor B., dopo avere subito l’iniziativa rincorrendola, ora lancia la sfida: abolizione dell’IRAP. Dichiarazione lanciata dalla Russia, tramite comunicazione orale a Gianni Letta. In altre parole, Tremonti è stato completamente tagliato fuori, ha appreso la notizia dalle agenzie di stampa.

Qui si pone quindi innanzitutto un plateale gesto di svalutazione di Tremonti che, come ministro dell’economia, non si vede come possa essere lasciato fuori da una decisione di questa portata, ma probabilmente si pone anche una questione di sostanza.

Dobbiamo considerare che i proventi annuali dell’IRAP sono pari a circa 40 miliardi di euro, una cifra enorme che, se non sostituita, porterebbe il deficit statale ben oltre il 5% del PIL, quindi platealmente fuori dai parametri UE. Non sono insomma bazzecole come l’ICI sulla prima casa, che tra l’altro andavano ad appesantire i bilanci dei comuni. Qui, una misura di questo tipo significa rivoluzionare l’intero bilancio statale.

Si è a lungo parlato, in occasione dell’approvazione del federalismo fiscale, delle spese collegate a questo provvedimento. Si è anche aggiunto che Tremonti aveva un tesoretto da parte proprio per finanziare il federalismo fiscale. Sarà questa disponibilità ancora non utilizzata che il signor B: vorrebbe utilizzare per iniziare a diminuire l’importo dell’IRAP? Il dubbio sembrerebbe lecito. A questo punto però, sarebbe interessante sapere se l’asse signor B.-Bossi potrebbe reggere a un sostanziale rinvio del federalismo fiscale, oppure se i noti buoni rapporti tra Lega e Tremonti potrebbero spezzare quell’asse, affossando del tutto il signor B. Pare insomma che la sfida lanciata dal signor B. sia molto rischiosa, sarei tentato di dire disperata. Consideriamo anche che egli pare abbia sacrificato un suo fedelissimo come Galan, dopo il peggioramento dei rapporti con altri suoi fedelissimi nel Sud. Parrebbe che il terreno gli venga adesso a mancare, come se il primo colpo di vento lo possa ora disarcionare: vedremo.

Prima di chiudere, vorrei fare un’ultima considerazione di merito. L’IRAP è stata introdotta dal centrosinistra, come iniziativa fortemente voluta da Visco. Penso che sia il peggiore dei suoi provvedimenti, in quanto il calcolo dell’IRAP da pagare dipende essenzialmente dalle spese che l’azienda affronta per il personale: più dipendenti hai, più paghi. Come capite, è insomma una tassa contro il lavoro. Meglio automatizzare la fabbrica, spendendo in macchinari, che spendere in persone, proprio il contrario di quanto dovrebbe farsi per rendere più umano il mondo del lavoro, andando verso la piena occupazione. A me, se l’IRAP viene abrogata, devo dire che fa piacere, anche se bisogna vedere come verrebbe abolita e chi quindi ne pagherebbe i costi.

mercoledì 21 ottobre 2009

AGITAZIONE NEL PDL

Avrei voluto postare ieri sugli avvenimenti di avantieri, che mi sono sembrati molto significativi sulla situazione che si va sviluppando all’interno del PDL e della maggioranza. Il primo fatto è quello che occupa da due giorni le prime pagine dei quotidiani, riguardante la dichiarazione di Tremonti sul posto fisso. L’altro è costituito da una notizia che ho sentito al GR3 di avantieri pomeriggio di una dichiarazione di Gianni Letta che, pur senza minimamente citare il signor B., per i suoi contenuti non può che apparire critica nei suoi confronti. Ho tentato ieri di rintracciare questa notizia sul web: niente, introvabile. Ciò getta una luce sinistra sulla capacità del sistema informativo di oscurare selettivamente l’informazione.

Se diamo per confermate queste due notizie, ma anche in base alla sola dichiarazione di Tremonti, mi sembra si possa facilmente affermare che le acque all’interno del PDL si stiano in qualche modo muovendo.

Se fosse confermato che Letta abbia rilasciato dichiarazioni esplicite su temi di grande interesse politico, questa di per sé costituirebbe una importantissima notizia, data la natura del personaggio. La sua consueta e proverbiale riservatezza, e la sua estrema prudenza farebbero apparire un suo uscire allo scoperto come un atto addirittura clamoroso per la sua rarità, e che quindi non potrebbe non assumere un enorme significato simbolico, un segnale lanciato a chi di dovere, una specie di invito verso un nuovo equilibrio di poteri nell’altrimenti immobile trama di potere italiana.

Lasciamo ora da parte Letta, visto che questa notizia appare molto vaga ed alquanto incerta addirittura.

Vediamo l’altra notizia che sicura invece è. Si tratta della dichiarazione di Tremonti.

Ieri ho letto qualcosa andando per blogs, e mi pare che il modo in cui viene affrontata la questione sia inadeguato. Difatti, si entra nel merito della dichiarazione che, per la sua genericità, non implica alcun atto politico, né alcuna conseguenza normativa, e quindi nessun effetto concreto. Dovrebbe essere a tutti chiaro che si tratta solo di un atto simbolico, e pertanto da spendere nel campo degli equilibri parlamentari e partitici.

Analogamente, seguendo stamane la rassegna stampa su Radio 3, non riesco a capire la logica con cui la stampa affronta la questione. In pratica, i giornalisti tentano di capire quali siano le conseguenze della dichiarazione. Il punto essenziale mi pare piuttosto il motivo per cui Tremonti ha fatto questa dichiarazione. Senza affrontare questo aspetto, non si potrà neanche prevederne gli sviluppi, giacchè gli interlocutori di Tremonti colgono quell’aspetto simbolico, e rispetto ad esso si posizioneranno.

La dichiarazione sul posto fisso ha a mio parere il significato simbolico di smarcamento dal signor B. e quindi è come se Tremonti si ponesse all’interno del PDL come un’alternativa all’attuale leader, similmente direi a quanto avvenuto con Fini alcune settimane fa, seppure con modalità del tutto differenti. Tant’è, che il signor B., proprio per neutralizzare questo smarcamento, si è affrettato a condividere questa dichiarazione, così generica da non generare in sé effetti pratici, in tal modo depotenziando la presa di distanza di Tremonti. E’ anche ovvio che questa necessità di inseguire Tremonti, abbia irritato il signor B., che potrebbe licenziare il ministro, ma ciò acuirebbe, da una parte i malumori nel PDL, dall’altra, visti i rapporti strettissimi che intercorrono tra Tremonti e la Lega, igli stessi rapporti tra PDL e Lega all’interno della maggioranza.

Se quindi sommassimo assieme gli atti politici di Fini, di Tremonti e quello eventuale di Gianni Letta, avremmo un bel po’ di agitazione all’interno del PDL, una condizione propizia, anche se tutt’altro che scontata, per un ridimensionamento del signor B. Siamo finalmente alla svolta che tanti di noi attendono impazientemente da troppo tempo? Vedremo, ma segnali univoci di un’accelerazione si avvertono chiaramente.