venerdì 25 settembre 2009

RUBRICA SETTIMANALE DI POLITICA INTERNA N. 8

Come successo con Ballarò, ho deciso di seguire ieri sera anche il primo numero della nuova stagione di “Annovero”. Mi pare di poter dire, sulla base del fatto che quasi nessuno di voi ha postato nell’intervallo di tempo in cui andava in onda la trasmissione, ed anche sui numerosi commenti apparsi in un blog che vi ha oggi dedicato un post, che quasi tutti voi avete seguito questa puntata e che, se siamo un campione rappresentativo dei telespettatori nel loro complesso, che l0’audience dovrebbe essere risultata particolarmente alta.

Dedico quindi questo odierno numero della consueta rubrica settimanale a questa trasmissione, tentando, come mi sforzo sempre di fare, un’analisi critica piuttosto che privilegiare un giudizio sbrigativo ed inevitabilmente superficiale su quello a cui ho assistito.

Mi pare quindi che Santoro abbia fatto delle scelte deliberate ed inequivocabili. Egli ha costruito con la consueta bravura una trasmissione con aspetti spettacolari, nel contempo individuando con cura il suo pubblico, che potrei succintamente definire del nostro tipo, ovvero genericamente di sinistra, per quello che ciò può significare. A questo fine, egli ha decisa,mente puntato su due aspetti che hanno dominato la trasmissione, da una parte il consueto anti-berlusconismo, dall’altra la polemica sulla libertà d’informazione.

Sul primo punto, egli non ha lesinato sulla riproduzione di dichiarazioni da parte del signor B. e di suoi scagnozzi, fino al punto che il tempo dedicato ai filmati ha finito col rappresentare una percentuale significativa dell’intera trasmissione. Ora, mi chiedo: se l’intervista a Feltri rappresenta una novità, e quindi è informazione di prima mano che può fornire nuovi elementi e magari anche nuove frecce all’arco dell’opposizione, francamente non capisco quale possa essere il fine di fare passare ancora una volta, anche in questa trasmissione i consueti spot che chi ha la maggioranza in questo paese ama distribuire a tutta mano. O meglio, lo capisco troppo bene: egli aveva l’unico esplicito scopo di compiacere il proprio pubblico, che interpreta quegli spot come spazzatura, come una fantomatica evidenza di una inadeguatezza di chi governa. A chi pensa così, faccio presente che la stessa frase, lo stesso gesto che a lui appaiono come clamorosi errori, a tanti, che purtroppo costituiscono maggioranza, appaiono invece come un momento di conferma del loro orientamento politico di appoggio all’attuale maggioranza costruita attorno al signor B. Per quello che potrebbe interessare, io mi sono invece molto innervosito perché ho raggiunto il punto di saturazione verso questi individui, e la loro semplice vista mi procura reazioni ormai di tipo allergico. Ma ovviamente non è questo il punto. Il punto è piuttosto che è ormai evidente, e lo dovrebbe credo essere per tutti, che l’aspetto inequivocabile da “parvenu” del signor B., le sue gravissime prese di posizione, così come si percepiscono dai suoi passaggi in TV, non hanno alcun effetto negativo sul suo consenso. Se conveniamo su questo, mi chiedo allora quale sia il vantaggio di replicare: evidentemente solo successo basandosi su chi è già anti-berlusconiano.

Andiamo quindi sul secondo punto. E’ stata la trasmissione almeno convincente sulla questione della libertà di stampa? Non mi sembra proprio. Particolarmente modesto è stato il ruolo giocato dalla De Gregorio, che si è fatta distruggere da un Belpietro in forma (poi però su Travaglio ha sballato alla grande). Alla fine, era evidente non che la libertà di stampa ci sia, ma che questo problema non nasce con il signor B.

Dovremmo io credo capire una buona volta che il problema specifico del signor B. non è l’informazione, ma il lavaggio dei cervelli da parte di trasmissioni apparentemente completamente distanti dalla politica: basti citare quelli della De Filippi, assolutamente emblematici su questo versante. Qui quindi, invocare una generica libertà di stampa serve solo a garantire il proprio ruolo rilevante da parte di chi lo lancia, o, anche s ecosì non fosse, potrebbe agevolmente fatto passare per questo dal governo. Non è un caso, se ci fate caso, che nell’appello originale l’espressione “libertò di stampa” neanche figura: qui piuttosto si riproduce il solito problema del conflitto di interessi da una parte, e dell’eccessiva potenza mediatica dell’azienda del signor B. nei decennoi passati, anche tramite l’illegale messa in onda di Rete4.

Ecco, diciamo che c’è uno specifico problema per la presenza stessa del signor B. con questo eccessivo accumulo di ruoli così differenti. La vuota retorica della libertà di stampa sarebbe stato opportuno tenerla da parte. Il non averlo fatto, comporta la non credibilità di questa campagna, che finisce per riprodurre il periodico tentativo di buttare giù il signor B. da parte di chi non avrebbe bisogno di motivazioni così solenni per desiderarlo.

Vorrei infine soffermarmi sul ruolo giocato da almeno una parte dei protagonisti della trasmissione. Ho già detto della debacle della De Gregorio, su cui Belpietro ha avuto buon gioco, anche se poi ha disperso tutto Dando un giudizio del discorso di Travaglio assolutamente stonato e incomprensibile, tanto che penso che l’avesse preparato prima.

Bocchino si è schierato completamente con il signor B., senza mostrare quella vicinanza a Fini che gli viene accreditata: anch’egli un replicante. Franceschini mi è sembrato abbastanza all’altezza: bisogna riconoscergli una non comune freddezza che lo agevola tanto. Mentana ha ormai assunto questo ruolo ostentatamente super partes che gestisce bene. Malgrado non mi piaccia, non me la sento di disprezzarlo per questo atteggiamento. In fondo, sarebbe molto facile per lui schierarsi con qualcuno dell’opposizione, raggiungendo qualche posto anche abbastanza importante: credo lo accoglierebbero proprio a braccia aperte!

Santoro conduce abilmente, suscitando gli scontri e poi smussandoli, ma, come dicevo, non ho apprezzato l’impianto complessivo della trasmissione.

Travaglio è stato perfetto come sempre, non una singola parola fuori posto, e ha smarcato completamente Belpietro, criticando in maniera inequivocabile anche D’Alema. Quest’uomo, di cui riconosco i limiti, devo però ammettere che è davvero bravo.

giovedì 24 settembre 2009

CONSIDERAZIONI POLITICHE E SCIENTIFICHE SULL'EFFETTO SERRA

E’ già da due giorni che è iniziata la sessione plenaria dell’ONU sul clima. Per le novità che stanno venendo fuori, e per l’obiettiva rilevanza dei temi, mi aspettavo ieri di ritrovare tanti post dedicati a questi argomenti. In verità, c’erano anche altri due temi di politica internazionale degni di attenzione: il ritorno di Zelaya in Honduras, e i colloqui in corso negli USA tra il premier israeliano e il Presidente palestinese. Anche questi argomenti non li ho visti sui blogs che più frequento, cosa impensabile anche solo pochi mesi fa. Mi pare che un po’ tutti, e includo anche me, ci stiamo incartando sugli argomenti di politica interna nella spasmodica attesa della caduta del signor B., che però ritarda ad avvenire. Lo trovo, lo dico francamente, un brutto segno, se anche qui sul web ci rinchiudiamo nel cortile delle polemiche tutte italiane, dimenticando che nel frattempo esistono altri 7 miliardi di persone che vivono e influenzano con la loro vita la nostra.

Vorrei ora tornare al tema del clima. Grandi novità sono venute principalmente dall’intervento cinese che, per la prima volta, ha manifestato l’intenzione di ridurre le emissioni inquinanti ed anche le emissioni di anidride carbonica che, vorrei ricordarlo, non si può considerare un inquinante, in quanto non tossico, ma un gas che potrebbe secondo molti, me incluso, influenzare il clima del nostro pianeta.

Se consideriamo che anche l’India si è allineata alla posizione cinese nel volere anch’essa contribuire a tali emissioni, si comprende agevolmente la rilevanza della cosa. Queste due nazioni complessivamente con la loro popolazione contribuiscono a circa il 30% dell’intera popolazione del pianeta. Se anche le emissioni a persona sono in questi paesi relativamente modeste, se consideriamo che in questi ultimi anni esse sono in continua e sensibile crescita, dovremmo convenire sul fatto che le decisioni che hanno preannunciato hanno davvero una valenza, che non mi pare esagerato definire storica.

Se questo costituisce l’aspetto politico che desideravo sottolineare, in quest’ultima parte del post vorrei soffermarmi invece sugli aspetti più scientifici, senza ovviamente pretendere di potere in nessun modo approfondire l’argomento.

Si sa che nel mondo si fronteggiano due teorie opposte. L’una attribuisce al cosiddetto effetto serra la causa dell’aumento che si è registrato nella temperatura media della terra. Questo incremento ha subito una sostanziale battuta d’arresto negli ultimissimi anni, anche se leggevo di recente che mai le acque degli oceani sono state così calde, ma su questo torneremo brevemente. A questa teoria, se ne oppone, in verità da gruppi di scienziati numericamente minoritari, una opposta, che sostiene che invece i cambiamenti climatici hanno avuto un andamento periodico durante tutto il passato, e che, data la severità delle variazioni osservate in età pre-industriali, sarebbe stupido attribuire all’attività antropica (quella dell’uomo considerato come essere tecnologico-culturale), tali cambiamenti. A conferma di questa seconda tesi, essi considerano proprio l’apparente arresto negli incrementi termici che effettivamente sembrano aver rallentato nettamente rispetto agli incrementi vistosissimi degli anni novanta e dei primissimi anni del nuovo millennio. Per inciso, dirò che questa sostanziale stasi possa essere attribuita all’assenza di macchie solari sul sole, il che comporta una diminuizione nell’intensità delle radiazioni che raggiungono la terra, così da fare da contrappeso all’aumento dell’effetto serra.

Io volevo capovolgere la logica della controversia. Ammettiamo quindi che l’osservazione obiettiva dei cambiamenti termici non sia un metodo soddisfacente per diagnosticare l’effettiva incidenza di crescenti concentrazioni di gas serra su tale parametro.

Io chiederei allora ai climatologi di affrontare il problema dalla parte opposta, dove l’accordo unanime invece esiste. E’ vero che l’anidride carbonica ed altri gas serra sono aumentati in concentrazione nell’atmosfera terrestre a seguito di uno sviluppo tecnologico sostanzialmente anarchico? E’ vero che essi, in virtù della loro capacità di trattenere le radiazioni infrarosse provenienti dalla superficie della terra, ostacolano la restituzione allo spazio del calore ricevuto dalla terra da parte del sole? Ebbene, qui non si tratta quindi di attribuire a una causa o ad un’altra le variazioni climatiche, quanto piuttosto, da parte di quelli che definirei i “negazionisti” (dell’effetto serra) di spiegare al contrario come un aumento nella concentrazione dei gas serra possa essere ininfluente sulla temperatura media del pianeta. Vista così, mi pare che l’ipotesi negazionista perda ogni valore. Potremmo semmai discutere su quanto essa influenzi percentualmente le variazioni osservate, ma non il fatto stesso che essa sia in ogni caso influente.

martedì 22 settembre 2009

DALLA PUGLIA CON FURORE

Ma cosa succede a baffino D’Alema? Seppure nessuno credibilmente lo possa considerare minimamente di sinistra, sebbene le sue scelte strategiche si siano rivelate tutte tragicamente sbagliate, tuttavia a baffino è sempre stata riconosciuta una non comune capacità tattica, che gli ha consentito di navigare tra i flutti della politica italiana, senza pagare prezzi significativi ai suoi errori strategici. La costruzione di una rete di alleanze e di collegamenti appare come la sua forza, ma essa stessa testimonia una capacità di riconoscere a chi legarsi e in cosa sostanziare il legame.

Ora, dovremmo chiederci dove sta la sapienza tattica nell’uscirsene con un allarme sui fatti oggetto d’indagine a Bari, sapendo che certi personaggi, nella fattispecie Tarantini, Frisullo e non so chi altri, coinvolgeva in qualche modo anche la sua persona. Qui, il ruolo giocato dai politici in generale, e quindi includendo anche Vendola, sembra un comportamento da dilettanti. Epperò, è abbastanza inverosimile che politici di lunga data si siano comportati da dilettanti, e quindi conviene cercare una spiegazione alternativa.

La spiegazione alternativa che mi sento di avanzare è che un accordo segreto sia stato da qualcuno violato, e che questa diserzione abbia sorpreso i protagonisti. Come dire, non è che i conti teoricamente non erano stati fatti bene, ma c’è stato un comportamento che non era e non poteva essere previsto.

Naturalmente, si tratta di una fanta-ricostruzione, senza alcuna evidenza nei fatti che conosciamo, e basata soltanto su deduzioni apparentemente logiche. Difatti, non chiedetemi chi sarebbe questo personaggio, o quale sia il patto violato: non ne ho la minima idea. Registro che queste vicende stanno subendo degli sviluppi inaspettati, e che probabilmente il modo inatteso in cui i protagonisti stanno attraversando queste vicende, le rende più interessanti e più informative.

lunedì 21 settembre 2009

LEGA COME NUOVA DC DEL NORD: L'ESEMPIO DELLE RONDE

Non voglio far passare sotto silenzio un episodio riguardo alle ronde, riportato su RAI3 ieri sera nella consueta rubrica “Presa diretta”, condotta da Iacona.

A Torino dunque, una trentina di unità delle forze dell’ordine, con mezzi correlati, hanno scortato ronde della Lega.

Qui siamo veramente al paradosso: le ronde, che dovevano liberare le forze dell’ordine di alcuni compiti sul territorio, richiedono invece la propria protezione per circolare vestiti di verde per le strade di Torino a giocare a fare rondisti. A parte l’ovvia considerazione sul coraggio di questi rondisti, che evidentemente si ritengono più incapaci dei comuni cittadini a circolare nelle ore notturne, mi chiedo se si capisce la gravità dell’accaduto, soprattutto come la Lega interpreta il proprio ruolo di forza politica e il proprio ruolo di froza istituzionale, essendo proprio il Ministro degli Interni un leghista.

Qui, siamo arrivati a una nuova e peggiore Democrazia Cristiana del Nord, che utilizza sfrontatamente le risorse pubbliche per un uso di parte, per permettere a quattro politicanti del proprio partito di potere giocare a fare il gendarme, per potere senza rischio alcuno esibirsi per le strade di una grande città, a mostrare la propria dedizione alla causa del suo partito. Ciò, vale la pena ricordarlo, in presenza di una riduzione delle risorse effettive concesse alle forze dell’ordine, e che Maroni, sempre lui, sfrontatamente dice essere una bugia, citando a sproposito lo stanziamento complessivo, ed omettendo di dire contestualmente quale effettivo utilizzo quei fondi abbiano avuto (colmare debiti pregressi, spese del personale). Spiace ed allarma vedere tanti prefetti accodarsi pedissequamente al Ministro di turno, violando così di fatto la separazione dei poteri che costituisce la vera garanzia di democrazia, essendo quali funzionari amministrativi del tutto separati dal potere politico, dovendo rispondere solo del rispetto della legge e non del rispetto del Ministro e dei suoi politicanti verdi, già pronti come la DC di allora a mangiarsi lo stato alle spalle dei loro stessi seguaci.

sabato 19 settembre 2009

RUBRICA SETTIMANALE DI POLITICA INTERNA. n. 7

Spero che non me ne abbiate se non parlo anch’io dei sei soldati morti in Afghanistan, ne avete parlato tanto voi che sarebbe difficile dire qualcosa di nuovo. Tolta la retorica degli eroi morti per una causa superiore, rimangono le umanissime motivazioni che una società come la nostra suggerisce a loro, come a noi, e su cui c’è ben poco da aggiungere o da commentare. Il discorso sulla presenza di nostre truppe in quel lontano paese non può che trovare in questo tragico evento una occasione di confusione e non di chiarezza. Io personalmente, non aspettavo questo momento per giudicare negativamente una presenza di nostre truppe in quel lontano paese, senza che nessuno sappia più quale sia lo scopo della missione.

Ieri, ho assistito a Ballarò, e ne parlerò per quello che mi pare ci faccia capire sulla situazione politica italiana. Questa scelta di soffermarmi su una specifica trasmissione, che tra l’altro non amo, trovandola noiosetta e ripetitiva, è motivata dal fatto che essa inaugura la stagione dei talk-show politici, tra quelli che garantiscono una partecipazione abbastanza equilibrata dei vari schieramenti politici.

In particolare, poteva essere di qualche interesse osservare come i vari protagonisti politici si posizionassero in una fase che a molti, me incluso, appare come quella del dissolvimento del potere del signor B.

Mi pare che si possa convenire sul fatto che Casini sia riuscito a svolgere il ruolo di protagonista, usando il solito sistema dialettico che gli riesce molto bene della banalizzazione e dell’autocontraddizione. Egli esordisce enunciando le buone intenzioni, per poi smentirle clamorosamente nel corso del suo piccolo comizio, costruito abilmente sorvolando velocemente attraverso i passaggi più controversi, e soffermandosi lì dove tutti potrebbero facilmente convenire. Mi pare che sia uscito vincitore perché nessuno lo ha attaccato, ed anche questo appare significativo.

Su Bersani, c’è ben poco da dire, è il solito Bersani, privo di vere capacità dialettiche, ma non privo di argomentazioni, ed anche questo doppio aspetto è in un certo senso il suo fascino. Non riesce però ad emergere, è come il nonnino dai consigli preziosi, ma sulla cui capacità di svolgere in primis un ruolo di protagonista non molti sarebbero disponibili a scommettere. Per inciso, questo, assieme all’alleanza con l’impresentabile baffino D’Alema, costituisce il suo più grave handicap rispetto agli altri candidati alla segreteria del PD, che nascondono il nulla della loro linea politica dietro un piglio energico e convincente.

Gli altri due politici presenti, entrambi del PDL ed entrambi ministri, erano Tremonti ed Alfano. Su Alfano, che sentivo parlare per la prima volta, non avrei molto da dire: non è stato molto abile, ma tutto sommato mi pare sopra la media dei suoi colleghi di partito: quanto meno, mastica un buon italiano, e non ripete luoghi comuni come un Gasparri o uno Schifani, o un Lupo, persone letteralmente non ascoltabili, perennemente condannati a svolgere il ruolo di automi di sé stessi, persone cioè così prigioniere del loro ruolo, che sarebbe possibile scrivere ciò che diranno nelle varie situazioni prima ancora che aprano bocca.

Ma Tremonti piuttosto, è proprio indigeribile, è come quando si mangia qualcosa difficile da digerire, e per tutto il pomeriggio ti ritorna in bocca il suo sapore. Il caso Tremonti sta diventando un vero problema, frequenta spesso i luoghi della comunicazione mediatica senza dire nulla. Non dico, badate, che sia un chiacchierone senza costrutto, egli piuttosto è uno che al momento del fare è molto concreto, ma anch’egli ha scoperto un suo ruolo mediatico preciso, e dietro questo si nasconde, trovandolo evidentemente appropriato, forse perfino geniale. Lo stile è quello da cui in qualche misura Bersani ha provato a stanarlo, dicendogli che aspettava che Tremonti smettesse di parlare di Platone.

Egli insomma enuncia pareri sui massimi sistemi, magari sensati, ma la cui attinenza con gli argomenti in discussione e sulla sua propria attività di ministro, c’entrano come i cavoli a colazione. A Ballarò addirittura, non so se per la prima volta, ha enunciato la teoria dell’intervento libero. Evidentemente, il signor B. ha fatto scuola, tutti questi politici pretendono di usare la tribuna televisiva per i loro monologhi, mai che sia consentito fare domande. Eppure, proprio Tremonti dovrebbe essere stanato con domande molto specifiche, contestandogli, non la sua teoria sugli economisti o amenità di questo tipo, del Tremonti filosofo e pensatore ognuno dia il suo giudizio, magari in base alla sua dose di masochismo, ma atti puntuali di governo. Del resto, ripeto quello che scrissi in un vecchio post sull’intervista rilasciata all’Annunziata, uno degli episodi di interventi inutili di questo ministro, che qualcuno anche a sinistra si ostina a considerare un buon ministro, non si sa in base a quali considerazioni.

Hanno completato il parterre di Ballarò la segretaria dell’UGL, e la De Gregorio, che ho trovato troppo coinvolta, ma che ha avuto il merito di farsi chiedere da Tremonti se intendeva offenderli dicendo che il successo del signor B. era da addebitare al suo denaro, che gli ha consentito di comprarsi tanto. Giustamente, la De Gregorio ha puntualizzato che questa categoria dell’offesa era incongrua: come se un giornalista potesse avere altro scopo che quello di far risaltare certe verità.

L’impressione complessiva che ho avuto da quanto ho ascoltato è che c’è in giro un clima di grande prudenza, che tutti, tranne appunto la De Gregorio, hanno mostrato. Questa prudenza, soprattutto in merito ai giudizi sul premier, evidenzia il clima di grande incertezza o di grandi silenzi che caratterizza la presente stagione politica. Nessuno vuole scoprire le sue cartuccie, e meno che mai quelli che credibilmente potrebbero rivendicare un ruolo di successione al signor B. Mi dispiace riconfermarmelo, ma quando questa fase politica finirà, lo sapremo solo a posteriori, e probabilmente quando un nuovo equilibrio politico deciso nel più grande segreto e quindi anche da un numero molto ristretto di persone, sarà stato definito. A quelò punto, il nostro ruolo sarà inessenziale, e ricominceremo ad analizzare la nuova situazione politica che si sarà definita.

mercoledì 16 settembre 2009

ISTERIA TRA I BLOGS?

Andando per blogs, che cosa si trova, in particolare per quanto riguarda la situazione politica? Troviamo la situazione di tantissimi bloggers che sono i famosi cavoli confusi, non si può dire altrettanto efficacemente in nessun altro modo. In un certo senso, malgrado non si sappia neanche ancora se i funerali al signor B. sia il tempo di farli, già le persone sembrano addirittura annichilite. C’è chi blatera che ci si divide, senza essersi conto, magari da decine di post, che assieme non siamo mai stati. Ci sono poi i casi di uno stesso blogger, che manifesta opinioni totalmente differenti, a volte addirittura opposte passando da un blog a un altro.

In qualche modo, quindi, si prefigura la situazione che seguirà la fine dell’età del signor B.

Se il bel giorno si vede del mattino, non mi pare che ci stia da stare tanto allegri. Se toglieremo a questo popolo che si considera genericamente di sinistra il bersaglio avuto da tanto tempo, si crea uno sbandamento. In effetti, tolto il signor B. di mezzo, quanto appare miserevole e riprovevole ciò che rimane!

Siamo davvero un paese devastato, popolato da gente fondamentalmente maleducata, governato da politici tutti immersi nella propria logica di gruppo, fondamentalmente inetti, almeno nel senso di essere privi di qualsivoglia competenza. Il signor B. certamente ha dato il suo contributo, ma da solo mai avrebbe potuto compiere un tale disastro. Insomma, tolto il signor B. (ma, badate, non lo sto dando per scontato, è solo un’esercitazione dialettica), non ci resterà che riprenderci i DC dell’ultima generazione, e poco importa come sono targati, sempre democristiani sono!

Allora, scusatemi tanto, io non sono della partita: riprendetevi pure i DC che volete, ma non pensiate un solo istante di includermi in nessuna santa alleanza con questi figuri, non me.

Ieri, in occasione dello speciale “Porta a porta”, c’è stato un affollarsi di post su questo argomento. Tantissimi si sono impegnati a raccomandare di non vedere il programma, sperando così di determinarne per questa via l’insuccesso in termini di audience.

Ciò mi fa pensare a due distinte cose.

La prima è che si sopravvaluti gravemente la possibile influenza dei blogs sui comportamenti del comune cittadino. Adesso, visto il sostanziale flop della citata trasmissione, spero che non ci saranno bloggers che se ne vorranno attribuire il merito, perché sarebbe davvero un abbaglio: avere un migliaio di lettori per un blog è una cifra di tutto rispetto, ma perfettamente ininfluente rapportandola al numero totale dei telespettatori.

La seconda cosa che mi richiama alla mente questo martellamento su “Porta a porta” è che, altrimenti, in assenza delle gravissime modalità con cui la RAI ha voluto procedere alla messa in onda, questo è un programma che i bloggers seguono. Sarò un alieno, ma io tali programmi non li vedo non per scelta politica, per una sorta di imprecisata militanza politica, ma semplicemente che per me è uno spettacolo stomachevole, del tutto indigeribile. Per militanza, magari, potrei vederlo, non spegnere la TV, quello lo faccio per scelta spontanea, per incompatibilità totale tra Ve3spa e i suoi ospiti esibizionistici e me.

Aspetto trepidante la fine del signor B. non tanto forse per la cosa in sé, ma per i miei timori più forti su cosa avverrà un minuto dopo, anche dopo aver osservato questi comportamenti assolutamente inadeguati di tantissimi bloggers, che ho qui brevemente descritto.

martedì 15 settembre 2009

LA FANTOMATICA USCITA DALLA CRISI ECONOMICA

E adesso è stato il turno di Obama: a quanto pare, la diffusione di ottimismo a piene mani sulla situazione economica mondiale da parte dei governi non mostra confini né geografici né politici. Che successone l’intervento dei governi per contrastare la crisi finanziaria! Almeno così vorrebbero farci credere, ma le cose stanno davvero così? Siamo davvero già usciti dalla peggiore crisi degli ultimi sessant’anni? Io personalmente non lo credo. Chi si è tirato fuori dai guai sono sicuramente le banche, ma, guarda un po’, con i soldi di noi contribuenti. Oggi, Tremonti ha facile gioco a inveire contro il sistema bancario, ma io già postai, in tempi non sospetti, che i cosiddetti “Tremonti bonds”, fatti propri da tutta la UE, erano una grossissima sciocchezza, e che nessuna banca li avrebbe mai acquistati, il che si è puntualmente verificato. Insomma, i governi un po’ tutto il mondo hanno riversato tanta di quella liquidità in giro da drogare il sistema economico. Ma, mi chiedo, assieme del resto a tanti economisti, in cosa questa droga è differente dai titoli spazzatura che stanno all’origine della crisi stessa? Abbiamo, potremmo dire, sostituito l’eroina col metadone, ma le terapie a base di metadone si sono rivelate poco efficaci a fare uscire i tossicodipendenti dai loro problemi.

Un altro esempio è quella degli aiuti all’acquisto di autovetture, che ha con tutta evidenzxa funzionato. Anche qui, sarebbe però il caso di chiedersi cosa avverrà quando gli aiuti cesseranno. A quel punto, ne sono abbastanza certo, bisognerà prorogare tali aiuti per non creare una nuova crisi nella domanda nel settore.

Nel frattempo, la disoccupazione cresce, perché la crisi porta a un aumento dell’efficienza. Se però questa efficienza non si accompagna a una maggiore domanda, ciò significa che la produzione non può aumentare, e si produrrà la stessa quantità di beni con meno forza lavoro. Questo pone il problema di quanto sia inumano il capitalismo in sé, in quanto non centrato sull’uomo, ma sul profitto. Questa contraddizione insita nel capitalismo non può essere messa da parte come se fosse un’invenzione dei marxisti, e din verità non occorre neanche essere marxisti per rendersene conto.

Lasciamo quindi che le borse celebrino a loro modo l’uscita dalla crisi, che i governi di qualsiasi colore impongano all’opinione pubblica una visione rosea e irrealistica della situazione economica: le famiglie in mezzo mondo si troveranno a fronteggiare la perdita del posto di lavoro, l’impossibilità di condurre quella vita dignitosa che spetterebbe loro. Rimane da capire quanto a lungo queste due opposte condizioni potranno a lungo convivere.

domenica 13 settembre 2009

TUTTI ALLEATI CONTRO IL SIGNOR B. ?

Vedo che si va diffondendo anche sul web la sindrome da CLN (Comitato di Liberazione Nazionale). Un blogger, che ormai, per i continui scambi di commenti ed anche per i ripetuti casi di concordanza di opinioni, considero un amico, mi ha suggerito questa espressione, visto il parallelismo che egli ha voluto fare tra la situazione attuale e quella dopo l’otto settembre 1943. Eppure, a me sembra che questo parallelismo sia abbastanza forzato. Avrei potuto postare un commento sul suo blog, ma, guarda caso, stavo già preparando un post su questo argomento, e non mi sarebbe bastato un breve commento in proposito.

Ci sono molti aspetti che rendono le due situazioni assolutamente differenti, e su questo credo di non dovermi soffermare più di tanto. Se così stanno le cose, e vorrei proprio vedere come si possa affermare il contrario, richiamare il CLN a proposito dell’attualità politica può soltanto servire a fare confusione. Sgombriamo il campo quindi da questi paragoni impropri, e vediamo di esaminare ancora una volta la situazione che si è venuta a creare, e quali siano i problemi che ci stanno davvero di fronte.

Il problema, come viene formulato dai sostenitori dello spirito da CLN, si può riassumere così. In Italia, abbiamo mille problemi, ma qui si è venuta generando un’emergenza democratica, che riguarda il signor B. A causa di ciò, ogni altra considerazione va messa da parte, e dobbiamo unire tutti gli sforzi per spodestare l’attuale premier: poi, si vedrà.

Questa tesi, apparentemente semplice e chiara, a me appare invece semplicistica e fumosa. Lo dico perché sono convinto che, senza fare un’analisi puntuale di come siamo potuti arrivare a tanto, non possiamo andare da nessun altra parte rispetto a dove ci troviamo oggi.

Il signor B. non è un uomo venuto da un altro mondo, come un corpo estraneo intervenuto improvvisamente nella politica italiana, come si potrebbe invece dire a proposito di altri casi, ad esempio del Presidente peruviano Fujimori. Non soltanto il signor B. era a tutti noto da moltissimi anni prima che si buttasse in politica, ma egli ha perso due volte le elezioni politiche, e chi gli è succeduto al governo si è guardato bene da compiere qualsiasi atto a lui ostile. Diciamo anzi che sono state disattese sentenze, e gravi carenze legislative del nostro paese non sono state colmate, proprio perché avrebbero potuto danneggiare il signor B.

Nello stesso tempo, dovremmo chiederci cosa potrebbe avvenire una volta che egli fosse estromesso da capo del governo. Se non riusciamo a fare chiarezza su questi punti, se decidiamo che capire non è necessario, che è una cosa da pseudo-intellettuali perditempo, ci potremmo ritrovare in una situazione politica imprevista e non meno da incubo di quella attuale.

Adesso, un post non può riassumere quindici e più anni della cronaca politica italiana, ma l’atteggiamento sostanzialmente compiacente che le varie coalizioni di centro-sinistra hanno avuto verso il signor B. indicano che una forma di complicità tra loro c’era, e che stampa ed opposizione che oggi sbraitano contro di lui, lo fanno perché solo adesso questa complicità è stata spezzata unilateralmente dal signor B. Si dice che qualcosa d’importante è cambiato nei comportamenti politici, e non solo, del signor B. Ma siamo certi che è proprio il signor B. in prima persona ad avere cambiato atteggiamento?

Ancora una volta, vedo una gravissima sottovalutazione del ruolo svolto dalla Lega. Se guardiamo al modo in cui egli si è posto da sempre verso l’opinione pubblica, se guardiamo quindi all’aspetto esteriore senza considerare i provvedimenti politici, dove possiamo affermare in sincerità che egli abbia cambiato significativamente i suoi atteggiamenti? Certo, può ben darsi che abbia accentuato questi suoi modi, ma, si sa, anche l’età fa la sua parte nel far risaltare i tratti peggiori della personalità.

Ciò però che è davvero cambiato è stata la politica, intesa come provvedimenti legislativi ed amministrativi assunti dall’attuale esecutivo. A questo punto però, dovremmo anche chiederci chi detti davvero l’agenda della politica italiana. Se noi escludiamo i provvedimenti strettamente funzionali a favorirlo personalmente, il resto è stato promosso, quasi sotto dettatura, dalla Lega. E’ davvero una questione da inutili perditempo chiedersi cosa ne sarebbe della Lega a seguito dello spodestamento del signor B.? Nessuno che minimamente voglia ragionare, potrebbe affermarlo, e, similmente, giungere alla conclusione affrettata che la sua caduta coinvolgerebbe anche la Lega: non è così scontato, ormai la Lega ha una sua base militante bene strutturata ed organizzata, al contrario del PDL, un finto partito, che dovrebbe trovare come continuare ad esistere senza quello che più che il suo leader appare a molti come il suo padrone.

Penso quindi che accodarsi oggi a coloro che negli anni passati a lungo si sono dimostrati compiacenti ed inetti nello stesso tempo, sarebbe un errore, almeno per coloro tra noi che desiderano per l’Italia una svolta radicale.

Detto ciò, la domanda più importante rimane quella di quale oggi possa essere il contributo alla caduta del signor B. da parte nostra, nella duplice veste di bloggers e di semplici cittadini democratici. Dovrebbe essere a tutti chiaro che questa svolta può ragionevolmente avvenire soltanto come una congiura di pretoriani, che dovrebbe rappresentare l’atto finale e risolutivo di un lungo processo portato avanti da forze finanziarie del nostro paese. Se le cose stanno così, se cioè la progressiva ed apparentemente inarrestabile perdita di affidabilità del signor B. deve trovare riscontro formale nella perdita di fiducia da parte delle Camere, mediante l’iniziativa di almeno una parte dei suoi attuali scagnozzi, quale sarebbe il ruolo risolutivo che dovremmo svolgere in tutto questo? Quale parte del piano prevede una partecipazione attiva da parte dei cittadini?

Tornando al CLN, allora si sapeva cosa significasse schierarsi, magari andare sulle montagne e da lì guerreggiare contro i nazisti. Chi scelse questo schieramento, sapeva bene di dare un contributo in un certo modo decisivo alla causa del proprio paese e della propria gente. Oggi, in verità, la battaglia non dipende praticamente per nulla da noi, e quindi il sospetto che questo schierarsi abbia fini non chiari e quindi potenzialmente pericolosi, dovrebbe essere considerata da tutti noi con grande attenzione.

Infine, spero che il dibattito su questi punti, sia che si svolga su questo blog, sia sua ltri, spero possa aver luogo senza inutili attacchi personali. Ci si può dividere anche educatamente, in fondo!

venerdì 11 settembre 2009

RUBRICA SETTIMANALE DI POLITICA INTERNA. N. 6

Questo numero odierno della mia consueta rubrica dovrebbe registrare, sembra un’ovvietà, come fatto più importante dell’attualità politica il discorso di Fini a Gubbio. Non mi sottrarrò ad occuparmene, ma voglio piuttosto segnalare come fatto più rilevante il colloquio che è avvenuto tra Emma Marcegaglia, Presidente di Confidunstria, e il Segretario dell CGIL Epifani. E’ un fatto di un’evidente importanza perché segnala la volontà del complesso dei grossi imprenditori di dare una svolta ai rapporti sindacali, chiudendo il tentativo, chiaramente considerato fallito, di isolare la loro parte più intransigente. Questo fatto però ha anche rilevanza politica, in quanto segna nello stesso tempo uno smarcamento degli industriali dal governo e segnatamente dal signor B. Da questo punto di vista, trovo sorprendente ed anche deludente la insufficiente attenzione riservata dalla stampa a questa vicenda. Insomma, è come se la Confindustria per prima abbia scommesso sulla caduta del signor B., anche se ovviamente con le modalità prudenti che le sono consuete. Questo è il valore, seppure simbolico, che io attribuisco a quell’incontro, e che gli attori politici non hanno potuto non apprezzare.

Un’altra tessera insomma delle difficoltà del premier, dopo quelle avute con la Chiesa. Anche lì, seppure è abbastanza ragionevole considerare che settori più oltranzisti al suo interno abbiano tatticamente sfruttato l’attacco sferrato da Feltri a Boffo, con la stessa sapienza tattica, essi stessi, sapranno fare pagare al signor B. questo attacco, ancorché gradito: in ciò proprio risiede la loro raffinata sapienza tattica, da tutti riconosciuta alla Curia.

Veniamo ora a Fini. Purtroppo, non ho potuto accedere al discorso integrale, ma da quello che riporta la stampa, devo giudicare laconicamente con un’unica parola quest’intervento: deludente. Lo trovo del tutto deludente perché denota una mancata determinazione del Presidente della Camera sulle finalità che si prefiggeva. In sostanza, egli poteva adottare due differenti atteggiamenti. L’uno era quello di attaccare il signor B., proponendone esplicitamente il superamento. L’altro era quello di attaccare sia la Lega, che gli scagnozzi del signor B. più sfegatati, ma nel contempo confermandogli piena solidarietà e fiducia.

Il primo atteggiamento, sicuramente il più rischioso, era l’attacco frontale. Egli poteva cioè giudicare propizio il momento per la stoccata finale: se si vuole porre come leader alternativo, tocca a lui vibrare il primo colpo. Questo primo colpo, dato da un suo alleato, tarda a verificarsi. Eppure, sembrerebbe che tante condizioni si siano già realizzate. Anche tanti tra i più stretti collaboratori del signor B. cominciano a soffrire il ruolo troppo ingombrante svolto dalla Lega, come pure dai più intransigenti nello stesso PDL. Gianni Letta non credo abbia apprezzato l’operazione Feltri, ad esempio, ma lo stesso Cicchitto e tanti altri vedono con preoccupazione questo acutizzarsi dello scontro, nel quale essi vengono obiettivamente emarginati. Chissà, forse un attacco più diretto di Fini avrebbe potuto interessarli, provocare il grande salto da un cavallo ormai perdente. Del resto, sanno anche loro che si tratta solo di tempi e che prima o poi dovranno saltare, seppure si tratti di un rischioso salto nel vuoto, come quasi sempre avviene per tutti noi in certe scelte di vita.

La seconda opzione era quella di fare una battaglia strettamente confinata a certi collaboratori del signor B.: una specie di ultimatum al premier, del tipo, o con me, o con loro. Se questo avesse voluto essere, allora la fiducia verso il signor B. doveva venire fuori più esplicitamente.

Quello che io lamento è che questo intervento non è stato nè l’uno né l’altro. I vari personaggi inutili alla Frattini hanno avuto agio ad attaccarlo difendendo al loro solito il signor B., gli altri non hanno avuto delineato una prospettiva differente su cui incamminarsi. Dal punto di vista di vista tattico, giudico così deludente questo intervento, che mostra ancora una volta la modestia di questi politici, anche di quelli meno scadenti tra loro.

mercoledì 9 settembre 2009

LA RESA DEI CONTI FINALE

Pare davvero che ci siamo e che il signor B., com’è nel personaggio, così abile nello sfruttare i momenti positivi, quando messo in difficoltà, reagisce in maniera maldestra finendo per peggiorare la propria posizione. La reazione che ha scatenato contro Fini tramite i propri scagnozzi consente ora a questi di puntare i piedi e di dichiarare esplicitamente quello che mai il signor B. voleva apparisse: che nel PDL non tutto va bene e che ci sono quindi dissensi espliciti. Per uno che il partito se l’è costruito in azienda e che vedeva l’unificazione con AN con un allargamento del proprio territorio, con una concezione di questo tipo introiettata negli scritti al PDL, dire che il dissenso c’è, e che questo dissenso non può essere nascosto data la fonte anche istituzionalmente autorevole che lo dichiara, apre un processo che non può non contemplare la fine politica stessa del signor B. Siamo insomma a quella conta finale che ormai appare avere tempi dell’ordine delle settimane, al più di pochi mesi, ma il cui esito è tuttora tutt’altro che scontato.

Anch’io, nel mio minuscolo, anche per rispondere positivamente a sollecitazioni più o meno cortesi rivoltemi per la mia carenza di concretezza, voglio avanzare una proposta seppure non sia la prima che avanzo e che non viene, ahimè, raccolta).

Abbiamo sotto gli occhi le nefandezze indifendibili da qualsiasi punto di vista minimamente obiettivo fatte da scagnozzi vari del signor B. Le ultime riguardano la RAI, e le difficoltà di varia natura frapposte alla possibilità stessa di realizzare le trasmissioni “Annozero” e “Report”. Siamo tutti indignati anche per la pretestuosità degli atteggiamenti della direzione della RAI, e per i mezzucci impiegati per ottenere lo stesso effetto che avrebbero raggiunto vietando direttamente queste trasmissioni, dimostrando così di non essere neanche in grado di assumersi questa responsabilità.

A mio parere però, non basta, anche se è giusto, firmare appelli in favore di queste trasmissioni. Io vorrei qui riaffermare il concetto della responsabilità individuale. Il Direttore della RAI risponde a un preciso nome, si chiama Mauro Masi. Io vi chiedo di non dimenticare questo nome, affinché, anche a distanza di anni, si sappia che tipo di persona egli sia, di come, al solo scopo di compiacere il potente di turno, egli sia disposto a tentare di imporre condizioni assurde e senza alcuna possibile giustificazione logica alla messa in onda di trasmissioni che, se giudicate soltanto in base al successo di pubblico, non potrebbero che rappresentare le punte di diamante della programmazione televisiva RAI.

Naturalmente, Masi è solo un esempio: tutti coloro che svolgono un incarico che abbia aspetti pubblici, che comporti in qualche misura il contributo finanziario dei contribuenti, tutti coloro che sfruttano le risorse dello stato indegnamente, non sentendosi al servizio del paese, ma piuttosto operano come scagnozzi del potente di turno, non devono essere dimenticati. Essi devono sapere che, quando la parabola del signor B. si chiuderà, ed io spero al più presto, finirà anche la loro parabola, che il signor B. insomma li sta trascinando con sé nel baratro: chissà, forse potrebbero anche rinsavire, ed avere un soprassalto di orgoglio. Purchè il pentimento non avvenga un minuto dopo che il signor B. è caduto di sella, sappiano costoro che questi pentimenti tardivi ed interessati non saranno accettati.

Dicevo, che questo potrebbe servire a richiamare il concetto di responsabilità individuale. Sono infatti convinto, come dico anche nel mio libro, che la classe dirigente sia un circolo chiuso, i cui membri, per il modo in cui si è andata costruendo, non rispondono delle loro azioni, assolti d’ufficio per questione di complicità interna a questo circolo. Il Masi di turno andrà forse domani dal nuovo potente, chiamiamolo mister X, per questuare un incarico pubblico. Per questo, vogliamo un impegno esplicito dei politici che oggi inveiscono contro la RAI, a che a questi figuri non venga concessa un’altra possibilità. Non è un’ipotesi per niente teorica. Ricordo il caso clamoroso di Bruno Vespa che, pur avendo a suo tempo dichiarato di parteggiare apertamente per la DC, visto che era il suo azionista di riferimento, fu richiamato a lavorare su RAI 1 dal centro-sinistra, sostanzialmente quindi dagli ex-PCI che erano stato a loro tempo sbeffeggiati.

Questo comportamento apparentemente masochistico è invece dovuto a quella forma di complicità più sottile che prescinde dagli schieramenti, e che si sostanzia nell’essere tutti dei potenti, e un potente ad un altro potente non dice di no, perché ciò lederebbe quella complicità sostanzialmente mafiosa che li tiene tutti assieme.

Qui, oggi, insomma, è il momento di schierarsi, di fare quell’operazione che i politici italiani aborriscono. L’atteggiamento è quello esplicitato da Ratzinger pochi giorni fa: noi critichiamo i peccati, non i peccatori. Questa cultura cattolicheggiante, che ben poco ha a che fare con la fede, ha già portato il paese allo sfacelo in cui siamo. Adesso invece, vogliamo vedere bene in faccia i peccatori, dobbiamo capire e far capire a questo paese che sono persone concrete che compiono misfatti, Voglio proprio vedere i vari tromboni che tuonano oggi contro il signor B. se sono disposti a dividersi dal resto della classe dirigente, quella che, per servilismo o ignavia, continua a proteggere il signor B.

martedì 8 settembre 2009

STILI DA BLOG

Il post precedente, che riguardava la libertà di stampa, ha suscitato con mio grande piacere un notevole interesse. Si tratta di un tema certo basilare, ed io ho voluto offrire uno sguardo diverso, proprio perché convinto che è la ristrettezza dello sguardo, il misurare tutto il proprio orizzonte mentale sulla prossima scadenza, sui fatti contingenti, a costringerci infine in ciò che io chiamo il monopensiero, cioè quest’unica ideologia che c’ha resi prigionieri. Nella mia visione, la priorità nella salvezza stessa dell’umanità è proprio la possibilità di avere differenti modi di pensare, in qualche modo analogamente a come in agricoltura è necessario preservare la variabilità biologica. L’aspetto paradossale di questa situazione è che più prossime sono le visioni del mondo, quei punti di riferimento che abbiamo ormai interiorizzato e che quindi non mettiamo più in discussione, più cresce la rissosità. Si potrebbe fare l’esempio, non so fino a che punto pertinente, di due persone che, pensandola alla stessa maniera, aspirino allo stesso articolo, per esempio a un’anguria. Se ce ne fosse un unico esemplare, potrebbero facilmente litigare per assicurarsene il possesso. Dico questo perché penso che la rissosità derivi non da una vera distanza nel modo di essere, ma piuttosto da una prossimità.

Fatta questa premessa, vorrei chiedermi e chiedervi cosa possa spingere una persona che frequenta blogs, non a commentare il tema, cosa del tutto apprezzabile, uno degli scopi fondamentali, io credo, dell’esistenza stessa dei blogs (non capisco i blogs che impediscano i commenti, se non per motivazioni ben circostanziate), ma a insolentire quello che dovrebbe con tutta evidenza essere il suo stesso ospitante. Premetto che io capisco benissimo la passione per le proprie idee, e credo che la discussione possa salire un po’ di tono, ma credo che tutti dovrebbero preoccuparsi quando la vivacità della discussione si trasforma in qualcosa di scopertamente aggressivo.

La mia personale esperienza da commentatore su blogs altrui ha visto situazioni di questo genere. Devo dire che si tratta di situazioni in cui, in tutta sincerità, io sono stato vittima di attacchi altrui, in genere di altri commentatori: ebbene, per non far pesare su un blog che non mi appartiene una discussione che si prospettava incandescente, l’ho troncata lì. Altre volte, quando invece il blogger stesso mi rispondeva un po’ fuori dai canoni, mi tacevo e basta, magari riprendendo sul mio blog quella stessa discussione, se proprio ne ravvedevo la necessità. Venire però a ingiuriare un blogger nel suo stesso blog, questo davvero l’avevo visto fare solo da leghisti o da seguaci del signor B. Per questo motivo, mi sento autorizzato a considerarlo un tipico atteggiamento squadristico, che nulla mi sembra avere a che fare con la passione delle idee.

Io credo davvero che la parola chiave sia “educazione”, questa sconosciuta. Lo devo proprio dire, perché è la verità: malgrado conosca anche qui nel mondo dei blogs tantissime donne davvero squisite, cortesi, tutti gli episodi di cui parlavo li ho subiti da donne, l’unico maschio che mi abbia insultato, l’ha fatto sempre indirettamente.

E’ una cosa che mi stupisce ancor prima di preoccuparmi, e non so dare una spiegazione esauriente in merito. E’ insomma come se alcune donne abbiano interpretato un loro personale ed atipico femminismo che si dovrebbe tradurre nel mostrare come esse possano ben imitare certi atteggiamenti prevaricatori maschili, e che anzi sanno anche fare di più, perché geneticamente portate a criticare. In un certo senso la tendenza innata femminile a criticare, si è unita a un atteggiamento culturale che le incoraggiava a fare come fanno i maschi: una miscela davvero esplosiva!

Tornando al tema principale, ho aperto questo blog da meno di otto mesi, con motivazioni specifiche che non ho nascosto. Ho pochissimi followers, non faccio tendenza, non ho credibilmente alcuna influenza reale sul comportamento delle persone. Mi chiedo quale fastidio possa derivare a qualcuno dal fatto che io riporti le mie personali opinioni che argomento con molta cura. Non vorrei che qualcuno sia in qualche modo portato a credere che io non ami il contraddittorio: è tutto il contrario, sono alcuni commentatori che si sentono disturbati dalle mie argomentazioni, forse desiderando che io aderisca alle loro posizioni d’autorità, non saprei come spiegarlo…

Infine, ciò che più mi preme, constato questa voglia estrema di sentirsi in qualche modo protagonista di qualche impresa collettiva. In un mondo che c’ha trasformato in numeri, firmare un appello diventa in qualche modo come la presa del Palazzo d’Inverno, l’impresa storica che cambierà il mondo, ed io potrò dire: “Io c’ero!”. Per quanto ci sia dell’infantilismo in questo, trovo ciò del tutto umano. Non bisogna però arrivare al punto di considerare un inutile gioco da perditempo riflettere sulle questioni da punti di vista inusuali, mentre firmare un appello, aderire a uno sciopero e cose di questo tipo, sono le cose che davvero cambiano il mondo. Come dicevo in un commento, fare blogs è mettere parole una dietro l’altra, come si fa ogni volta che si scrive, confidando che ci sarà chi legge e sul fatto che ne potrebbe essere in qualche misura influenzato. Dunque, introdurre una distinzione tra concreto ed astratto, nell’attività dello scrivere sembra con evidenza del tutto improprio. Si spera che ognuno di noi non viva solo dentro il suo blog , e quindi avrà modo di intervenire anche attraverso altre modalità sulla realtà che lo circonda, ma smettiamola di credere che nei blogs ci si possa dividere tra chi è astratto e chi invece sarebbe concreto: sono affermazioni senza senso alcuno, nella mia opinione.

venerdì 4 settembre 2009

A PROPOSITO DELLA LIBERTA' DI STAMPA

Vedo che in questi giorni si moltiplicano gli appelli in favore della libertà di stampa. E’ addirittura stato programmato un giorno di mobilitazione per il 19 settembre a sostegno di questa causa.

Io, per svolgere sempre la mia funzione di rompiscatole, mi chiedo se la difesa della libertà di stampa sia il vero problema che oggi ci si presenta. Per dirla in altri termini, è più grave il fatto che il signor B. faccia causa ad alcuni giornalisti, oppure che Feltri, e chissà chi altri dietro di lui, sia riuscito nel suo intento di far dimettere Boffo?

E ancora, visto che Minzolini è il direttore di RAI1, vorrei sapere quanti di voi sarebbero disposti a lottare per permettere a questo figuro di continuare a dire le solite cavolate come fa più volte al giorno nel notiziario che dirige.

Il problema deve partire da lontano: se noi consideriamo soltanto l’ultimo anello della lunga catena dell’informazione, rischiamo di perdere la visione d’assieme, e di lanciarci in crociate degne di migliore scopo.

Chi sono dunque i giornalisti oggi? Se non partiamo da qui, è evidente che giungiamo a conclusioni errate, magari perfino opposte a quelle che presumibilmente ci eravamo prefissi. Purtroppo, dobbiamo nostro malgrado constatare che il giornalista è un mestiere come qualsiasi altro, anzi non proprio un mestiere qualunque, direi meglio un mestiere tra quelli che ti permette di entrare nella ristretta cerchia del gruppo dirigente del nostro paese. Il problema fondamentale di questo paese per me rimane questa mediocre classe dirigente che ci ritroviamo, costruita attraverso un lungo processo di cooptazione secondo criteri di fedeltà al potere esistente. Questo infausto meccanismo di costruzione rende la classe dirigente del tutto priva di una qualsiasi capacità critica, di una qualsiasi carica innovativa, visto che il successo al suo interno si basa proprio sulla dimostrazione di essere esattamente come gli altri, di muoversi al suo interno secondo le solite regole sostanzialmente mafiose, nel senso di essere in grado di intrecciare rapporti di interesse, di connivenza appunto. La rete che si viene così a tessere finisce col coinvolgere tutti quanti i suoi membri in un unico punto di equilibrio,e, finchè si asseconda l’ordine esistente, la rete ti garantisce l’impunità e la continuità alla tanto agognata partecipazione alla classe dirigente.

Un giornalista non differisce da un politico, i casi di giornalisti diventati politici sono tantissimi. Non importa essere un alto magistrato, un capitano d’industria, un parlamentare, un famoso medico o scienziato, o ancora appunto un giornalista. Tutti costoro sono persone che contano, che sono in grado di fornire appoggi e di riceverne in contraccambio. E’ questo scellerato equilibrio che ne garantisce le loro sorti personali che nello stesso termine determina il processo di disfacimento di questa nazione, privando questo processo di promozione di qualsiasi meccanismo di selezione. E dove sta il principio di responsabilità? Se la mia nomina in un alto e ben remunerato ufficio è dovuta alle mie conoscenze e collusioni, il mio permanere nella funzione non può più dipendere dalle mie capacità mostrate sul campo, dai risultati obiettivamente conseguiti, ma soltanto dalla mia abilità a mantenere in buona salute le mie amicizie.

Nel mio libro scrivo:

“Soffermiamoci adesso sul settore dell’informazione, vista l’importanza di tale tassello all’interno del generale sistema di potere. Credo sia un’osservazione comune il basso livello del servizio offerto: perfino a volte dal punto di vista della padronanza della lingua, soprattutto per quella utilizzata nei notiziari a diffusione orale.

Ciò che più colpisce però, è l’uniformarsi di tutta la cosiddetta stampa di opinione, sovente, è possibile leggere un titolo pressoché identico in tante testate giornalistiche. Questo è certo l’aspetto che più colpisce e che più prontamente si percepisce, ma la conseguenza che trovo più grave di tale processo di uniformazione è la messa al bando di molti argomenti. L’attenzione dei quotidiani italiani per la politica internazionale è gravemente deficitaria, nei nostri giornali massacri di migliaia di civili perpetuate in certe località del mondo, semplicemente non esistono. Forse tali argomenti possono essere proposti per uno o forse qualche giorno, ma poi, misteriosamente spariscono dalla scena. Perfino le notizie più spicciole, anche quelle che dovrebbero essere di utilità sociale divengono come comete nei nostri quotidiani, qualche giorno gli si può regalare pure un posto in prima pagina, per poi sparire improvvisamente nel nulla. Basti l’esempio del prezzo dei carburanti o delle tariffe per l’assicurazione RCA, non esiste un solo quotidiano che monitori questi prezzi, che fornisca un’informazione puntuale sulla loro evoluzione, confrontandoli con i fattori che dovrebbero stare all’origine di tali prezzi: nel caso dei carburanti sarebbe facile seguire la duplice evoluzione del prezzo del greggio e la variazione del rapporto tra euro e dollaro, e fare una semplice moltiplicazione.

A fronte di ciò spicca una cronaca di politica interna estremamente estesa e dettagliata, sbrodolata su svariate pagine. Poiché in realtà le cosiddette indiscrezioni non sono nient’altro che ciò che qualcuna della parti in gioco fa filtrare come una delle mosse nel complesso scacchiere di questa politica così intesa, ciò ha l’unico effetto di coinvolgerci in funzione passiva in questa perversa dialettica, suggerendo a noi lettori un ruolo non dissimile dalla casalinga che dietro le persiane guarda i litigi tra i coniugi suoi vicini: potremo recarci al bar o magari sul luogo di lavoro e dedicarci ad un inutile pettegolezzo. Riassumendo, direi che nel settore dell’informazione si fondono in modo nefasto un’incompetenza abbastanza diffusa, un conformismo illimitato, e la difesa di interessi in genere inconfessabili. E’ questo che dobbiamo difendere proclamando la libertà di stampa? Che significato può assumere ai nostri giorni questa parola d’ordine? E prima ancora, possiamo realmente affermare che l’inesistenza della censura comporti di per sé che davvero in questo paese si pratichi la libertà di stampa? O non sappiamo tutti piuttosto che i costi per realizzare un quotidiano che sia ragionevolmente letto, almeno al livello di autogarantirsi il pareggio finanziario, richiede tali investimenti che la libertà di stampa sia oggi appannaggio di pochi, di quelli che dispongano di adeguate risorse finanziarie? Francamente, garantire il diritto del capitalista di turno di stampare un giornale non credo possa costituire il famoso interesse generale che altrove ho richiamato.”

Per questo, rifuggo da appelli generici, che evitano di cogliere gli aspetti essenziali della carenza di informazione delle moderne società tecnologiche, finendo paradossalmente per rafforzare lo status quo e ancora una volta la capacità di pochi di determinare la volontà dei molti.

giovedì 3 settembre 2009

RUBRICA SETTIMANALE DI POLITICA INTERNA. N. 5

Questa settimana niente di davvero nuovo in politica interna. Del resto, in questo paese, non è che si capisca bene cosa sia la politica. Ormai, siamo costretti a parlare di questioni che riguardano il costume, il codice etico dei giornalisti, i dissidi di natura giuridica. Questo stesso dato di fatto conferma che oggi a politica stiamo davvero a zero, o sotto zero. Quando quello che dovrebbe essere il normale dibattito politico non riesce a dare soluzione e sbocco ai problemi che si producono nel suo stesso ambito, significa che già da un pezzo le parole e la loro capacità di esprimere istanze ed idee si sono esaurite, e non rimane che un mondo di menzogne e di rapporti di potere nelle sue varie forme.

Per quanto riguarda le note vicende partite dall’iniziativa di Feltri di coinvolgere Boffo in vicende discutibili, ho già postato. Qui vorrei solo riconfermare i tre punti che a questo proposito sollevavo, e che a mio parere non hanno smesso di essere attuali. Trovo alquanto strano, ma già da un pezzo ho smesso di sorprendermi, almeno in questi ambiti, che la grande stampa li ignori, ed anche andando tra blogs non ve ne ho trovato finora traccia. Mi soffermerò in particolare sugli ultimi due che coinvolgono i rapporti tra il signor F. (Feltri) e il signor B. (con questa abbreviazione sapete già tutti a chi mi riferisco).

Da una parte, il signor B., coerentemente col suo tirarsi fuori dall’attacco a Boffo, potrebbe dimostrare il suo dissenso licenziando Feltri.

Dall’altra Feltri, che con i suoi attacchi ha mostrato la sua sensibilità per comportamenti sessuali di personaggi pubblici, dovrebbe lui per primo chiedere conto e ragione al suo padrone dei di lui comportamenti, documentati aldilà di ogni ragionevole dubbio da foto, filmati ed audioregistrazioni di ogni tipo. Una chicca che forse non tutti tra voi conoscete, è che Feltri, per discolpare il signor B. dall’aver attentato alla virtù di alcune minorenni, ha tirato in ballo l’operazione alla prostata che il signor B. nel 1996 avrebbe subito, e che dovrebbe averlo, nella parole del signor F., reso impotente. Così, proprio il signor F., prima ancora delle giornaliste dell’Unità, dovrebbe essere chiamato a rispondere legalmente di tali affermazioni, che il signor B. ritiene pregiudizievoli della propria dignità.

Altre notizie della settimana riguardano lo stanco proseguo del dibattito tra i candidati alla segreteria del PD, da cui emerge un Marino in gran spolvero, almeno nelle parole di alcuni bloggers che ho letto. Su questo, posterò successivamente, anche considerando che sabato dovrebbe parlare anche Bersani.

mercoledì 2 settembre 2009

PRIMO POST DEL NUOVO ANNO

Primo post di settembre: potrei dire primo post dell’anno. Per me, che contraddico le mie stesse teorie, essendo un violatore di regole, un amante della libertà (ciò spiega, per inciso, perché ci sia arrivato dopo tanto tempo a formularle), l’anno vero comincia adesso, col mese di settembre. La mia tesi, in fondo neanche così originale, è che agosto, come periodo conclamato di vacanze, costituisca il vero periodo di separazione tra un prima e un dopo, e quindi, coerentemente, quella piccola carica innovativa, reale o fittizia, che tentiamo di introdurre periodicamente nella nostra vita, andrebbe concentrata proprio adesso. Per quanto mi riguarda, è proprio così, lascio che il 31 dicembre passi tra inutili brindisi, è diventata per me una scadenza rituale che non mi appassiona, ma qualche riflessione in più la concentro proprio in coincidenza con le vacanze. Naturalmente, ciò ha ben poco a che fare con il modo in cui si trascorre agosto, e perfino col fatto stesso di sceglierlo come effettivo periodo di vacanze. Anche se rimani a casa tua, se continui a lavorare, gli altri, con i loro comportamenti che sarebbe vano tentare di ignorare, ti ricordano continuamente che si tratta di un periodo a sé stante:insomma, anche senza volerlo, la pausa la subisci in ogni caso.

Tempo di riflessioni quindi, e ne approfitto, dato il contesto, per riflettere sul mondo dei blog. Una cara interlocutrice dei blog mi raccomandava in un suo commento a vedere questo mondo come una copia pressoché esatta dell’intera società, e credo che abbia ragione. Non solo i bloggers non rappresentano, come qualcuno vorrebbe credere e farci credere, un mondo a sé, ma, ciò che comunque dovrebbe preoccupare ancora di più, anche la sinistra non è che veda un suo microcosmo così differente dagli altri. Per convincervene pienamente, vi consiglierei un sito come il seguente (qui), particolarmente nei post che parlano proprio della sinistra. Vi predominano la cattiva educazione, la rissosità, la faziosità, la voglia per niente occultata di offendere, di colpire e distruggere l’interlocutore. Non c’è invece ciò che sembrerebbe l’ingrediente essenziale per dedicare risorse all’attività di scrivere commenti: dialogare. Dialogare dovrebbe significare volere comunicare le proprie opinioni, come pure ascoltare quelle di altri. Qui, non si tratta neanche di costruire assieme qualcosa, siamo ancora in una fase ben più preliminare, capire se ciò che gli altri dicono mi insegna qualcosa, se possa risultare utile non ancora per un progetto comune ma almeno per una crescita personale. Niente di tutto questo, niente dialogo quindi, solo approfittare di qualsiasi campo di battaglia per sferrare il proprio affondo allo scopo dichiarato di danneggiare chi si trova con te a condividere quello stesso spazio.

Simmetricamente, si potrebbe dire, a questi siti, ce ne sono altri, ma veramente tanti, in cui ci si scambia messaggi rassicuranti, tutti sorrisi e complimenti. Lungi da me criticarli, ma a volte mi domando se ci sia un vero piacere, una reale motivazione, per scrivere commenti di questo tipo.

Infine, e non so fino a che punto sia un’esperienza così generalizzata, ci sono i blog in cui vieni accolto in silenzio. Non è che questo silenzio sia una caratteristica del blog, no, tra loro si scambiano commenti e battute, ma se tu intervieni, e parlo di interventi abbondantemente rispettosi di tutti i crismi di rispetto e decoro, mi spingerei a dire perfino interessanti (non sono modesto, celoso…), non ti ca…lcolano neanche di striscio, semplicemente ignorato. Devo dire che a volte, insistendo, si riesce a vincere questa diffidenza iniziale. Altre volte però, visto che dal contesto questa cosa non si capisce, credo vada attribuita ancora una volta a questa tendenza, particolarmente sviluppata nella cultura italica, alla logica di gruppo, e quindi, secondo questa mia interpretazione, sarebbe anch’essa frutto della medesima faziosità di fondo, di questa indomabile necessità di schierarsi e di stabilire quindi chi ti è amico e chi non lo è. E poi, come lamentarsi se il senso dello stato è così carente?