martedì 8 settembre 2009

STILI DA BLOG

Il post precedente, che riguardava la libertà di stampa, ha suscitato con mio grande piacere un notevole interesse. Si tratta di un tema certo basilare, ed io ho voluto offrire uno sguardo diverso, proprio perché convinto che è la ristrettezza dello sguardo, il misurare tutto il proprio orizzonte mentale sulla prossima scadenza, sui fatti contingenti, a costringerci infine in ciò che io chiamo il monopensiero, cioè quest’unica ideologia che c’ha resi prigionieri. Nella mia visione, la priorità nella salvezza stessa dell’umanità è proprio la possibilità di avere differenti modi di pensare, in qualche modo analogamente a come in agricoltura è necessario preservare la variabilità biologica. L’aspetto paradossale di questa situazione è che più prossime sono le visioni del mondo, quei punti di riferimento che abbiamo ormai interiorizzato e che quindi non mettiamo più in discussione, più cresce la rissosità. Si potrebbe fare l’esempio, non so fino a che punto pertinente, di due persone che, pensandola alla stessa maniera, aspirino allo stesso articolo, per esempio a un’anguria. Se ce ne fosse un unico esemplare, potrebbero facilmente litigare per assicurarsene il possesso. Dico questo perché penso che la rissosità derivi non da una vera distanza nel modo di essere, ma piuttosto da una prossimità.

Fatta questa premessa, vorrei chiedermi e chiedervi cosa possa spingere una persona che frequenta blogs, non a commentare il tema, cosa del tutto apprezzabile, uno degli scopi fondamentali, io credo, dell’esistenza stessa dei blogs (non capisco i blogs che impediscano i commenti, se non per motivazioni ben circostanziate), ma a insolentire quello che dovrebbe con tutta evidenza essere il suo stesso ospitante. Premetto che io capisco benissimo la passione per le proprie idee, e credo che la discussione possa salire un po’ di tono, ma credo che tutti dovrebbero preoccuparsi quando la vivacità della discussione si trasforma in qualcosa di scopertamente aggressivo.

La mia personale esperienza da commentatore su blogs altrui ha visto situazioni di questo genere. Devo dire che si tratta di situazioni in cui, in tutta sincerità, io sono stato vittima di attacchi altrui, in genere di altri commentatori: ebbene, per non far pesare su un blog che non mi appartiene una discussione che si prospettava incandescente, l’ho troncata lì. Altre volte, quando invece il blogger stesso mi rispondeva un po’ fuori dai canoni, mi tacevo e basta, magari riprendendo sul mio blog quella stessa discussione, se proprio ne ravvedevo la necessità. Venire però a ingiuriare un blogger nel suo stesso blog, questo davvero l’avevo visto fare solo da leghisti o da seguaci del signor B. Per questo motivo, mi sento autorizzato a considerarlo un tipico atteggiamento squadristico, che nulla mi sembra avere a che fare con la passione delle idee.

Io credo davvero che la parola chiave sia “educazione”, questa sconosciuta. Lo devo proprio dire, perché è la verità: malgrado conosca anche qui nel mondo dei blogs tantissime donne davvero squisite, cortesi, tutti gli episodi di cui parlavo li ho subiti da donne, l’unico maschio che mi abbia insultato, l’ha fatto sempre indirettamente.

E’ una cosa che mi stupisce ancor prima di preoccuparmi, e non so dare una spiegazione esauriente in merito. E’ insomma come se alcune donne abbiano interpretato un loro personale ed atipico femminismo che si dovrebbe tradurre nel mostrare come esse possano ben imitare certi atteggiamenti prevaricatori maschili, e che anzi sanno anche fare di più, perché geneticamente portate a criticare. In un certo senso la tendenza innata femminile a criticare, si è unita a un atteggiamento culturale che le incoraggiava a fare come fanno i maschi: una miscela davvero esplosiva!

Tornando al tema principale, ho aperto questo blog da meno di otto mesi, con motivazioni specifiche che non ho nascosto. Ho pochissimi followers, non faccio tendenza, non ho credibilmente alcuna influenza reale sul comportamento delle persone. Mi chiedo quale fastidio possa derivare a qualcuno dal fatto che io riporti le mie personali opinioni che argomento con molta cura. Non vorrei che qualcuno sia in qualche modo portato a credere che io non ami il contraddittorio: è tutto il contrario, sono alcuni commentatori che si sentono disturbati dalle mie argomentazioni, forse desiderando che io aderisca alle loro posizioni d’autorità, non saprei come spiegarlo…

Infine, ciò che più mi preme, constato questa voglia estrema di sentirsi in qualche modo protagonista di qualche impresa collettiva. In un mondo che c’ha trasformato in numeri, firmare un appello diventa in qualche modo come la presa del Palazzo d’Inverno, l’impresa storica che cambierà il mondo, ed io potrò dire: “Io c’ero!”. Per quanto ci sia dell’infantilismo in questo, trovo ciò del tutto umano. Non bisogna però arrivare al punto di considerare un inutile gioco da perditempo riflettere sulle questioni da punti di vista inusuali, mentre firmare un appello, aderire a uno sciopero e cose di questo tipo, sono le cose che davvero cambiano il mondo. Come dicevo in un commento, fare blogs è mettere parole una dietro l’altra, come si fa ogni volta che si scrive, confidando che ci sarà chi legge e sul fatto che ne potrebbe essere in qualche misura influenzato. Dunque, introdurre una distinzione tra concreto ed astratto, nell’attività dello scrivere sembra con evidenza del tutto improprio. Si spera che ognuno di noi non viva solo dentro il suo blog , e quindi avrà modo di intervenire anche attraverso altre modalità sulla realtà che lo circonda, ma smettiamola di credere che nei blogs ci si possa dividere tra chi è astratto e chi invece sarebbe concreto: sono affermazioni senza senso alcuno, nella mia opinione.

25 commenti:

  1. Su quello che tu scrivi stavo meditando anch'io,ma non volevo parlarne sul blog perchè pensavo, (erroneamente ) che accantonare il problema e ignorandolo significasse atribuirgli il valore che meritava ossia : zero.
    Non so se chi reagisce ad un'idea diversa dalla sua in modo insultante è prevalentemente femmina o maschio e non so nemmeno se è di destra o di sinistra. Io credo che dipenda in ogni caso dalla cultura personale e dalla educazione acquisita.
    Per esempio in un blog che prima del terremoto non veniva tardito più di tanto perché in fondo non diceva niente di che( Miss Kappa) è adesso assaltato da seguaci direi assatanati che non accettano nessun tipo di contraddittorio e subito quando si cerca di anteporre alle loro esaltazioni un minimo senso di realtà si viene etichettati come berlusconiani in malo modo.
    Per esempio su un blog chiamato "il blog di Arturo " quando, ad una delle mille sollecitazioni a versare soldi per una blogger, moglie di un dottore, ho fatto presente che lo stipendio del coniuge ( di circa 6.000,0/7000,00 mensili avrebbe permesso di tamponare ad eventuali carenze immediate sono stata aggredita . Subito questo blogger ha tolto la sua iscrizione come mio lettore.
    Molti di questi blogger come quello menzionato, non conoscono la sintassi e compensano questa grave carenza con slogans aggressivi e reputati di effetto. ( alcuni si vantano di essere faziosi, chissà cosa ci sarà di bello ad esserlo )
    Poi ci sono quelli demenziali, ossia gestiti da ragazzotti che il buon presidente chiamerebbe bamboccioni i quali scrivono come se fossero in preda a visioni psichedeliche e stranamente con mia grande sorpresa sono sommersi di altrettanti demenziali commenti. ( tanto per non fare nomi: Squilibrato. )
    Mi sono divertita (tanto per fare un piccolo esperimento ) ad aprire un blog / civetta facendo un velocissimo copia/ incolla di cazzate trovate sul web senza seguire una benché minima logica. Non ci crederai : il ragazzotto in questione mi commenta con grande entusiasmo. Quindi, caro Vincenzo: la morale qual è?
    Nel web come nella piazza del paese la maggior parte della gente è incapace a comunicare , non ha nulla da dire e non è intelligente. Vogliamo farci venire il mal di pancia per questo? No , davvero.
    Per fortuna, in mezzo a tanti blog ti appare (non sai da dove e perchè) quello di un un docente universitario che scrive da Dio e che leggo sempre con grande piacere. Già questa è una risposta alla difficile domanda: ma cosa serve un blog?

    RispondiElimina
  2. "fare blogs è mettere parole una dietro l’altra, come si fa ogni volta che si scrive, confidando che ci sarà chi legge e sul fatto che ne potrebbe essere in qualche misura influenzato".

    Nel momento in cui proponi una tesi come quella del precedente post, richiamando di fatto a una sorta di immobilismo in nome di una teoria basata su un tuo ragionamento legittimo ma che cozza con la realtà riscontrata da una parte di chi ti legge, è inevitabile che si arrivi a due visioni contrapposte e a una sorta di scontro.
    Parlando solo per me, e questo è un difetto mio, a volte non viene fuori il tono dei miei commenti, che possono essere anche duri, ma nella misura di una contrapposizione di idee, per cui può sembrare irriverente o irriguardoso verso l'ospite. Non è così. Lo pensassi non commenterei e collocherei l'ospite nella lista di quelli da non prendere in considerazione. Per cui, riguardo ai miei commenti, puoi considerarli in tutto e per tutto amichevoli seppur contrari alle tue tesi (e prova ne è il fatto di essere lettore abituale del blog).
    Il motivo di una certa rissosità è scritto nelle tue stesse righe. Se scrivendo puoi influenzare qualcuno, e c'è chi è contrario a ciò che dici, allora anche questo scrivendo può influenzare, che non vuol dire "avere ragione", ma rivolto a chi legge "scegliete voi quale è la posizione in cui vi ritrovate".
    Scrivendo tesi come la tua, che cozza come detto con il sentire prevalente, inevitabilmente ti esponi al rischio della critica, e più il dibattito appassiona più aumenta il rischio della "rissa".
    Sono cose da mettere in conto quando si ha il coraggio delle idee.

    RispondiElimina
  3. Ho seguito con molto interesse l'accesa discussione che si è sviluppata sul tuo post precedente. Quanto a taluni 'attacchi', sarei portata a dire che alcuni (ad esempio quelli di Rouge) sono stati 'violenti per passione', e ritengo senza alcun intento offensivo scientemente preordinato. E sono sicura che si sia realmente rammaricato della tua (per quanto giustificata) reazione sul suo post successivo: tant'è che ha cassato tutti i commenti.
    Altri commenti mi sono parsi sterilmente astiosi, e hai ragione quando affermi che le donne riescono ad essere più virulente degli uomini, tanto da cedere all'insulto. Non so bene perché, ma azzarderei che - uscite allo scoperto dopo molto silenzio - probabilmente 'la facciamo fuori dal vaso', come spesso accade a chi ha ingoiato rospi e sopportato pazientemente, ma alla lunga - quando sbotta - sbotta di brutto.

    Quanto al tema principale - la libertà 'd'opinione' e non solo di stampa - è davvero curioso come molti bloggers, che di questo inalienabile diritto si fanno portabandiera, in realtà poco apprezzino 'voci fuori dal coro'. Forse il problema è nella collocazione politica della stragrande maggioranza dei bloggers, che è a sinistra.

    Io - che di sinistra non sono - ho amici che mi vengono a trovare per il 60% politicamente PD, almeno il 20% 'più a sinistra del partito comunista cinese' come dice Villaggio, e gli altri più o meno 'cani sciolti'. Come me. Ed è anche vero che è un vezzo - che credo risalga al 'mitico '68' - affermare che 'la sinistra ha sempre ragione': e pensa che, avendo una volta lamentato questo atteggiamento, ho trovato un insospettabile sostenitore in un caro amico, comunista convinto, già giornalista de L'Unità, che mi ha dato ragione, rammaricandosi anche lui di questo snobistico atteggiamento di superiorità, di 'puzza sotto il naso' che molti suoi 'compagni' continuano a mostrare.

    Per chiudere, e mi scuso per la prolissità del commento, alcune reazioni sopra le righe potrebbero essere sintomo di un inconfessato 'senso di inferiorità' nei tuoi confronti: sei sicuramente molto più colto e preparato della maggioranza dei bloggers. E si nota. Io - che proprio capra non sono - qualche tuo passaggio lo debbo leggere più volte per comprenderlo appieno. Ma - a me - va bene così: i tuoi post fanno riflettere e, di questi tempi, sembra ci sia sempre meno tempo per pensare. Forse altri interpretano questo tuo 'indurre all'introspezione' alla stregua di un mero dispensare perle di saggezza da una turris eburnea. Ma questo è un problema loro. Continua così, Vincenzo: se qualcuno può insegnarmi qualcosa, sono pronta ad ascoltarlo. E a leggerlo.

    RispondiElimina
  4. Bella polemica nel post precedente. Non male professò. Capita comunque, anche stando attenti a non caderci. Non hai convinto nemmeno me nel post precedente, non del tutto, anche se ho apprezzato il tentativo di affrontare il tema da un punto di vista diverso e più ampio. Ecco diciamo che non è facile capirti. A volte astrai troppo il tema dal quotidiano e dalle pressioni emotive cui le persone sono normalmente esposte leggendo i giornali. In questi giorni c'è indubbiamente anche un carico di drammaticità oggettiva nelle notizie. Infine sono d'accordo anche con Bastian Cuntrari, non sei molto facile da leggere.

    RispondiElimina
  5. @Antonella
    Grazie delle belle parole che mi rivolgi, e che un po' mi imbarazzano...
    Tu citi tanti casi, ma nel mio caso, la casistica è diversa, ma non vale la pena dilungarsi più a lungo su un singolo caso.

    RispondiElimina
  6. @Rouge
    Credo che tu ed io ci siamo chiariti: ci tenevo e per questo ti ho rivolto direttamente e sneza giri di parole le mie rimostranze, e tu hai dimostrato grnde disponibilità, di cui ti ho dato già atto.
    Dei tuoi commenti sul mio blog, non ho pensato neanche lontanamente di lamentarmi, anzi spero di iospitarti spesso. Credo nel dialogo e sono disposto a correre i rischi che questo comporta. Non sono però disposto a transigere su atteggiamenti pregiudizialmente aggressivi: sono due tipologie che tengo nettamente separate e che sarebbe un errore confondere.

    RispondiElimina
  7. Mi pareva che avessi già trattato questo aspetto. Sai la maleducazione e l'insolenza ci sono nella vita reale ed anche quindi in quella virtuale. Spiace quando accade ti capisco, ma non lasciarti intristire da certa gentaglia. Guarda al resto dei tuoi commentatori che apprezzano tantissimo questo tuo spazio. E, se permetti, egoisticamente, continua così dato che trovo questo blog davvero eccezionale.

    PS: mai detto che voglio cancellare il Parlamento :-))) (magari solo certi suoi intepreti da sostituire con altri.... ti ho rispsoto da me)

    RispondiElimina
  8. @BC
    Innanzitutto, ti ringrazio per le tue gentili parole, soprattutto perchè le sento sincere.
    Vado al punto su cui non mi sento molto in accordo con te. Esiste, è vero, questa tradizione che era del PCI della loro superiorità morale: era un modo che giudico efficace di mantenere una diversità dei comunisti rispetto agli altri. Davvero, come intuì genialmente per primo Pasolini, le innovazioni tecnologiche, in particolare nel campo della comunicazione, portavano verso un mondo sempre più omologato. Berlinguer capì, ed io concordo in questo col suo pensiero, che senza un sentire differente, non si può cambiare la società. Per me, questo è un punto estremamente importante: non si può pensare ad un mondo diverso senza essere in qualche misura diversi, senza anticipare almeno in certi aspetti della nostra vita la società che vogliamo.
    Di questa diversità, l'ultimo PCI ha fatto strage, è corso ad omologarsi agli altri. Adesso, non trovo più, e dal mio punto di vista è negativo, il tipo di sinistra. E' rimasta certamente un'opinione politica di sinistra, che però convive faticosamente con una vita sostanzialmente identica a quella di altre parti politiche.
    Io piuttosto addebito questa rissosità a un costume italico, quello stesso dei tifosi di calcio, disposti anche a prendersi a sprangate perchè di squadre diverse.
    Il secondo aspetto che tu dici sulla difficoltà di alcuni passaggi, ammetto è un mio limite. Devo alla cura e al tempo speso da due miei fraterni amici la scorrevolezza del mio libro. Non è che non riesca ad essere più chiaro, è che a volte non mi accorgo di non esserlo abbastanza, e le loro continue domande sui passagi meno chiari del libro mi hanno fortunatamente costretto a riscrivere interi paragrafi, ottenendo così un testo più scorrevole.

    RispondiElimina
  9. @Silvano
    Essì, come dicevo anche rispondendo a BC, a volte non mi calo abbastanza nella mente di chi mi legge. Se me lo fate osservare, magari puntualmente, ve ne sarò grato.

    RispondiElimina
  10. @Daniele
    Io continuo da te, spero che non mi censuri, non per altro, ma per rottura di certe parti intime... :-D
    Grazie anche a te per le cortesi parole cyhe mi rivolgi!

    RispondiElimina
  11. Sai benissimo che é sempre un piacere leggerti da me.

    RispondiElimina
  12. Anche senza intervenire, è stressante leggere e sentire l'aggressività di alcune persone.
    In Italia si parlava molto di POLITICA fino a pochi anni fa, forse anche troppo.
    Ma la politologia è molto diversa dalla politica e noi a quella non siamo abituati.
    Tanto di cappello e grazie al caro Vincenzo che ce la insegna gratis... :D
    Lara

    RispondiElimina
  13. @Lara
    Sempre tanto buona con me :)

    RispondiElimina
  14. seguendo il tuo interessantissimo e stimolante blog mi rendo conto che da te c'è sempre da imparare. spesso non mi sento all'altezza di rispondere o di partecipare agli accesi e istruttivi dibattiti che riesci a creare, ma li seguo con grande avidità e non trovo affatto che non ci sia chiarezza; hai presente quando si ascolta per la prima volta una composizione di musica colta? non resta molto e per entrare nel clima tecnico, espressivo e musicale ha bisogno di più "riletture"; con ciò che scrivi è un po' così.
    baci

    RispondiElimina
  15. @Maria Rosaria
    Secondo me, siete troppo indulgenti con me: anche tu mi rivolgi parole tanto gentili. Comunque, penso che tentare di essere più chiaro merita sicuramente un maggiore impegno da parte mia.

    RispondiElimina
  16. Io direi, rispetto ed educazione che sono alla base di qualunque confronto!!
    Che poi questo "io c'ero" è anche tutto da verificare.... Sai bisogna secondo me passare un pò piu' all'azione..... dire "aderisco" in maniera virtuale è cosa ben diversa dall'aver preso coscienza del problema ed aderire nel concreto!!
    Coerenza, presa di coscienza, e poi possiamo discutere quanto vogliamo, nel reciproco rispetto!!
    Ti abbraccio
    Ornella

    RispondiElimina
  17. @Ornella
    Apprezzo particolarmente questo commento che hai voluto lasciare, sia per l'ammirazione che nutro per te e per la tua coraggiosa e nobile ostinazione, sia perchè sei una commentatrice saltuaria. Grazie!

    RispondiElimina
  18. ho trovato il post precedente e i sui numerosi commenti interessantissimo ... non sono intervenuto, come in molti altri tuoi post, in quanto non mi sono sentito preparato e "all'altezza" della discussione nonostante mi reputo informato sui fatti e mi piace informarmi ...... purtroppo, come spesso succede ed è successo, quando si interviene in modo contrapposto all'idea iniziale del post si scatena una serie di argomentazioni che talvolta tendono anche ad offendere per come vengono scritti, ecc, ecc.... a me è successo e proprio su un blog "femminile" .... me ne è dispiaciuto molto perchè si era creato un bel rapporto ma forse non era stato accettato che la pensassi diversamente, pazienza......

    RispondiElimina
  19. @Bruno
    Grazie per il saluto e per l'interesse. Pare quindi che andando per blogs, queste cose accadano con una certa frequenza: resisteremo :)

    RispondiElimina
  20. Leggo la riposta che hai dato a Silvano e ti prego, no! Non lo fare! Non calarti nella mente di chi ti legge, magari anche con qualche difficoltà, e semplificare per questo motivo il tuo stile. Se debbo riallenare le mie celluline grigie un po' arrugginite al ragionamento e alla riflesione, mi occorre una bella corsa, e non certo una passeggiata a guardare le vetrine!

    @Antonella, anch'io sono caduta nella trappola di MissKappa! Sono rinsavita quando, in un suo reportage da L'Aquila, plaudiva all'impegno dei volontari commentando: "Sono certamente di sinistra". In quegli stessi giorni alcuni miei amici - non certamente di sinistra - stavano prestando lì la loro opera, proprio di volontariato...

    RispondiElimina
  21. @Bastian Cuntrari: aumentare la comprensione del proprio scrivere o del proprio pensare non significa anacquarlo, tradirlo o mistificarlo.

    RispondiElimina
  22. @Silvano, sicuramente mi sono espressa male: se lo stile con il quale Vincenzo scrive è colto e può - ad una prima lettura - apparire ostico, non gradirei che lo "semplificasse" per renderne più agevole a me la comprensione. Come dire? Preferisco "faticare" a leggerlo, sforzarmi per capirlo - e quindi allenare le celluline grigie - piuttosto che non farlo.

    Uno dei miei più grando rimpianti è quello di aver interrotto gli studi universitari a 6 esami dalla discussione della tesi. Una decina di anno dopo ho riprovato il "grande recupero": Mission Impossible! Nonostante tenessi in allenamento il cervello "leggendo", non avevo più la facoltà di "trattenere" le nozioni, e dunque di "imparare". Motivo per il quale se ora sono costretta a fare un po' di fatica a leggere ed interpretare il pensiero dei post di V., ben venga! La mia residua materia grigia ne trarrà giovamento. Ma questa è solo la mia opinione. Ciao!

    RispondiElimina
  23. Devo tenere le celluline grigie in allenamento anch'io, perchè di questo passo diventerò peggio del povero hastings. Pardon avevo frainteso quanto avevi scritto.
    ciao.

    RispondiElimina
  24. @BC e Silvano
    Se posso interloquire tra voi, credo di aver creato un piccolo equivoco. Non volevo dire che devo semplificare perchè le mie riflessioni sono troppo profonde: sarò un po' presuntuoso, ma non fino a questo punto.
    Intendevo piuttosto dire che mi devo ricordare che non sto parlando a me stesso, e che quindi è ovvio che il mio interlocutore deve avere quei dettagli, deve percorrere quei passaggi che nella mia mente ho fatto e che a volte per distrazione salto nell'esposizione.

    RispondiElimina
  25. Verissimo.
    Troppo spesso si perseguono gli stessi fini ma non si accetta di analizzare un punto di vista diverso o più profondo. Questo è indice di insicurezza, quasi a dire: se una certezza vacilla potrei scoprire di non aver più uno scudo dietro cui nascondermi e dovrei pensare a rivalutare alcuni schemi di pensiero.
    Caro Vincenzo, l'abitudine è una brutta bestia :)

    RispondiElimina