venerdì 11 settembre 2009

RUBRICA SETTIMANALE DI POLITICA INTERNA. N. 6

Questo numero odierno della mia consueta rubrica dovrebbe registrare, sembra un’ovvietà, come fatto più importante dell’attualità politica il discorso di Fini a Gubbio. Non mi sottrarrò ad occuparmene, ma voglio piuttosto segnalare come fatto più rilevante il colloquio che è avvenuto tra Emma Marcegaglia, Presidente di Confidunstria, e il Segretario dell CGIL Epifani. E’ un fatto di un’evidente importanza perché segnala la volontà del complesso dei grossi imprenditori di dare una svolta ai rapporti sindacali, chiudendo il tentativo, chiaramente considerato fallito, di isolare la loro parte più intransigente. Questo fatto però ha anche rilevanza politica, in quanto segna nello stesso tempo uno smarcamento degli industriali dal governo e segnatamente dal signor B. Da questo punto di vista, trovo sorprendente ed anche deludente la insufficiente attenzione riservata dalla stampa a questa vicenda. Insomma, è come se la Confindustria per prima abbia scommesso sulla caduta del signor B., anche se ovviamente con le modalità prudenti che le sono consuete. Questo è il valore, seppure simbolico, che io attribuisco a quell’incontro, e che gli attori politici non hanno potuto non apprezzare.

Un’altra tessera insomma delle difficoltà del premier, dopo quelle avute con la Chiesa. Anche lì, seppure è abbastanza ragionevole considerare che settori più oltranzisti al suo interno abbiano tatticamente sfruttato l’attacco sferrato da Feltri a Boffo, con la stessa sapienza tattica, essi stessi, sapranno fare pagare al signor B. questo attacco, ancorché gradito: in ciò proprio risiede la loro raffinata sapienza tattica, da tutti riconosciuta alla Curia.

Veniamo ora a Fini. Purtroppo, non ho potuto accedere al discorso integrale, ma da quello che riporta la stampa, devo giudicare laconicamente con un’unica parola quest’intervento: deludente. Lo trovo del tutto deludente perché denota una mancata determinazione del Presidente della Camera sulle finalità che si prefiggeva. In sostanza, egli poteva adottare due differenti atteggiamenti. L’uno era quello di attaccare il signor B., proponendone esplicitamente il superamento. L’altro era quello di attaccare sia la Lega, che gli scagnozzi del signor B. più sfegatati, ma nel contempo confermandogli piena solidarietà e fiducia.

Il primo atteggiamento, sicuramente il più rischioso, era l’attacco frontale. Egli poteva cioè giudicare propizio il momento per la stoccata finale: se si vuole porre come leader alternativo, tocca a lui vibrare il primo colpo. Questo primo colpo, dato da un suo alleato, tarda a verificarsi. Eppure, sembrerebbe che tante condizioni si siano già realizzate. Anche tanti tra i più stretti collaboratori del signor B. cominciano a soffrire il ruolo troppo ingombrante svolto dalla Lega, come pure dai più intransigenti nello stesso PDL. Gianni Letta non credo abbia apprezzato l’operazione Feltri, ad esempio, ma lo stesso Cicchitto e tanti altri vedono con preoccupazione questo acutizzarsi dello scontro, nel quale essi vengono obiettivamente emarginati. Chissà, forse un attacco più diretto di Fini avrebbe potuto interessarli, provocare il grande salto da un cavallo ormai perdente. Del resto, sanno anche loro che si tratta solo di tempi e che prima o poi dovranno saltare, seppure si tratti di un rischioso salto nel vuoto, come quasi sempre avviene per tutti noi in certe scelte di vita.

La seconda opzione era quella di fare una battaglia strettamente confinata a certi collaboratori del signor B.: una specie di ultimatum al premier, del tipo, o con me, o con loro. Se questo avesse voluto essere, allora la fiducia verso il signor B. doveva venire fuori più esplicitamente.

Quello che io lamento è che questo intervento non è stato nè l’uno né l’altro. I vari personaggi inutili alla Frattini hanno avuto agio ad attaccarlo difendendo al loro solito il signor B., gli altri non hanno avuto delineato una prospettiva differente su cui incamminarsi. Dal punto di vista di vista tattico, giudico così deludente questo intervento, che mostra ancora una volta la modestia di questi politici, anche di quelli meno scadenti tra loro.

28 commenti:

  1. Due cose non mi sorprendono:

    1) Che la notizia del colloquio di cui parli sia passata in sordina.
    Tutto ciò che ha o potrebbe avere una certa importanza e suscitare un risveglio dell'acume umano (al fine di comprendere quello che accade intorno) viene insabbiato.
    Quindi si segue una certa coerenza (se vogliamo).

    2)Che il discorso di Fini sia stato deludende.
    Saranno dieci anni, almeno, che delude ormai.
    Lo credevo un uomo di altra pasta.
    Beate illusioni!

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  2. Si, deludente il discorso di Fini.
    Sembra aver buttato un amo che poi ha ritirato subito dall'acqua... Forse una semplice minaccia?

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  3. Io non mi aspetto molto da queste finte baruffe.
    Certo cvedere Fini rilanciare le inchieste per mafia, e coevo Berlusconi afferma che vuole farlo fuori, qualcosa fa pensare in mancanza di trasparenza.

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  4. Questo giro sono completamente d'accordo con te (di Fini non mi curo, si sta smarcando ma è rimasto senza esercito da qui la delusione che giustamente registri: l'errore Fini l'ha fatto facendosi letteralmente mangiare AN da B. - ora a mio avviso non si muove male ma non ha forza politica, in compenso il suo consigliere politico occulto, Paolo Mieli, non è stupido) il fatto politico veramente importante è la Confindustria che riapre alla CGIL e la CGIL che si fa trovare. Sacconi e il Governo Berlusconi avevano esplicitamente puntato alla sconfitta ed all'emarginazione della CGIL e vi erano pure riusciti per la prima volta dopo anni di tentativi (ricordo la politica di Maroni nel precendete governo di B.) e, accidenti spunta la Marcegaglia e fa rientrare in gioco a pieno titolo la CGIL. Vincenzo se non è una clamorosa sconfessione questa...E' comunque il segno chiaro che considerano il cavallo Berlusconi in agonia e si preaparano con i loro tempi e modi a un riposizionamento per la politica industriale del futuro - dove chiaro non ci saranno nè B. nè Sacconi.

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  5. Penso che c'era più di qualcuno a sperare che Fini ne dicesse di cotte e di crude a "quelo", ma Vince', le poltrone fanno gola a tutti e non credo proprio che nel caso di caduta di questo governo lui avrebbe guadagnato più della carica che attualmente ricopre.

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  6. Fini, freddamente attento alla propria carriera personale (ha fatto anche il maggiordomo a Berlusconi, quando gli conveniva), non ha interesse a pronunciare discorsi di rottura. Pertanto è vero, è stato deludente.

    Come hai scritto nel post, Confindustria ha capito e quindi agisce di conseguenza. Che poi i giornali non mettano l'accento su questo dato non mi stupisce, purtroppo.

    Saluti

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  7. Ha ragione Romina: Fini non farà nessun attacco frontale e se lo farà é perché sarà sicuro al 100% di vincerlo.
    Peraltro sai che per me i problemi veri sono altrove e non trovano soluzione in queste beghe di potere anche se capire cosa può succedere da un eventuale sfascio del PDL é in effetti importante anche nel concreto

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  8. dico una cosa da fila della posta: non è solo il nano che punta ad una carica più alta, ma anche il gf pare, dicono aspiri a quella carica lì, per questo si sforza di essere sopra le parti, si sforza ma per quanto possa sembrare un "fine" politico, poi si perde per strada

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  9. @Guernica
    Credo che il colloquio sia stato ignorato non tanto per fare un favore al signor B., ma per farlo alla Marcegaglia: siamo tutti curiali in Italia (tranne io e forse tu...) :-D

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  10. @Gio
    Voglio dire che è stato tatticamente deludente. Anche la seconda ipotesi poteva essere interessante: senza la stampella degli intransigenti, il signor B. sarebbe stato parecchio più debole.
    Il fatto invece che Fini sia rimasto nel mezzo è stato un errore grossolano, a mio parere.

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  11. @SL
    Non sono, secondo me, finte baruffe: stiamo attenti, perchè è proprio dallo stesso PDL che verrà il fendente decisivo, sennò come si disfa l'attuale maggioranza parlamentare?

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  12. @Silvano
    L'unica cosa su cui dissento nel tuo commento è che Fini abbia scelto di unificarsi. Se ben ricordi, egli tuonò contro il progetto, salvo un mese dopo aderire. Secondo te, cosa gli fece cambiare idea? Il fatto che il signor B. s'era già comprato tutta la dirigenza di AN, che già da tempo gli ubbidiva molto più di quanto non ubbidisse a Fini: pensa ai vari Gasparri, ma anche LLa Russa in quel frangente scelse esplicitamente il signor B.
    Fini insomma dovette prendere atto cher il fatto era già compiuto, e che avrebbe potuto soltanto farsi mettere in minoranza e fondare un altro partito: l'uomo non è però proprio un cuor di leone!

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  13. @Aldo
    Sì', ma il punto, come dicevo anche a Gio', è che ha fatto un errore tattico: non è che mi aspettassi un atto eroico, quello da questi politicanti sarebbe fantascienza!!!

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  14. @Romina
    Ma comunque, Fini non otterrà proprio nulla da questa mezza compiacenza, avrebbe fatto meglio ad essere più compiacente imponendo qualcosa, tipo il licenziamento di Feltri.

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  15. @Daniele
    Eppure, dobbiamo puntare il telescopio proprio sul PDL: solo da lì possono giungere novità interessanti!

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  16. @Zefirina
    Secondo me, questo obiettivo l'ha fatto infine confondere. Troppi obiettivi in una volta e il suo discorso, prima di ogni altra cosa, mi appare confuso e quindi inconcludente.

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  17. In effetti gli aveva soffiato la bella classe dirigente che si ritrovava. Ora come politico è migliorato, ma appunto come si diceva non ha forza. Credo altresì che stia giocandosi l'unica carta giocabile, che consiste nel proporsi come punto di aggregazione, di raccolta, una volta che i componenti saranno arrivati alla loro Caporetto. Quando ci sarà la rotta, allora un punto fermo diviene essenziale.
    Aspetto con fiducia ma anche con ansia.

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  18. sto aspettando... sembra che la love story sia ormai arrivata al capolinea Berlusconi, Fini e Bossi non si amano più! Vediamo ora il passaggio successivo...ce la farà Fini togliere di mezzo Berlusconi? Bossi riuscirà a scalzare Fini? Berlusconi continuerà frequentare le escort, infischiandosi di tutti?

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  19. @Silvano
    Se il killer non sarà lui, sarà spazzato via. Insomma, deve decidersi, o fa il killer, o fa il saggio per potersi candidare al colle più alto, o gradatamente fa fuori tutti i collaboratori del signor B. con una lunga strategia di logoramento: tutte e tre le opzioni potenzialmente possono funzionare, ma si decida, giocare su più tavoli, secondo me, in questa fase non conviene.

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  20. @Signora in rosso
    Eh, diciamo la verità, non si sono mai amati, in politica si sta assieme per ben altro che per amore!
    Io penso che l'ala più moderata e vicina agli ambienti cattolici farà il lavoro finale per toglierci dalla scena il signor B. : vedremo.

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  21. L'importante è che sclerino e saltino per aria.
    Tutti e tre.

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  22. @Pia
    Facciamoci i reciproci auguri :)

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  23. Non condivido molto il discorso sui sindacati. Non dimentichiamoci che il governo e la confindustria, assieme a Cisl e Uil, hanno fatto un accordo senza la Cgil e che va verso l'abolizione de facto del contratto nazionale. Quindi non c'è nessuna "apertura" alla Cgil, anzi. Semmai c'è una sorta di "conventium ad escludendum" per tenere fuori il più grande sindacato italiano dagli accordi volti alla cancellazione dei diritti dei lavoratori.
    La Confindustria fa pressioni sul governo, ma certo non si può dire che abbia consumato una rottura. Perché mai dovrebbe farlo, visto che da questo governo ha avuto di più che da tutti quelli in precedenza? Sia in termine di privilegi che di finanziamenti. Perché altrimenti la Marcegaglia starebbe sempre col cappello in mano a chiedere soldi al governo? Tra l'altro la Confindustria in questo momento non avrebbe neanche la forza per litigare col governo (Un governo, ricordiamolo, presieduto dal più potente imprenditore d'italia). Ce l'aveva questa forza uno come Giovanni Agnelli, non certo la Marcegaglia.

    Quanto a Fini, io lo dico da un pezzo: lui la possibilità di rompere con Berlusconi e contendergli leadership ce l'ha avuto due volte: prima dopo la caduta nel '94. Poi nel Berlusconi II. E non l'ha fatto in entrambe le occasioni. Tantomeno lo farà adesso. Non ha dimostrato certo un gran coraggio politico.

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  24. @Matteo
    Non capisco però come tu giudichi il gesto della Marcegaglia. Tieni anche conto che CISL e UIL si sono molto arrabbiate per l'incontro. Credo che sia difficile ignorare il significato simbolico dell'incontro, comunque un evidente momento di svolta, per quanto prudente. Non direi infine che la Confidustria sia andata col cappello dal signor B. : è andata a pretendere piuttosto ed ha avuto praticamente tutto quanto ha chiesto. Tanto più dovrebbe colpire questo gesto di apertura verso la CGIL, proprio perchè suona come una sconfessione del piano governativo di escluderla, e senza che nessun atto del governo sia stato ostile agli industriali. Da questo punto di vista, direi che è proprio un gesto squisitamente politico, di smarcamento dal signor B., un altro segnale da non ignorare a mio parere.

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  25. Se la Confindustria ha avuto tutto quanto ha chiesto, ed è vero, non vedo perché dovrebbe allontanarsi dal governo. Il colloquio con Epifani è dovuto al fatto che la Conf è comunque preoccupata che il principale sindacato italiano possa mettere i bastoni tra le ruote a lor signori (cosa che non faranno cero CIsl e Uil). E lo è altrettanto il governo. Però tra Sacconi e la Marcegaglia è sicuramente quest'ultima a poter cercare un accordo, un accordo, che lo dico chiaramente, sarebbe meglio non avvenga, perché date le attuali condizioni non potrebbe che danneggiare i lavoratori. Mi auguro che la Cgil la smetta con questi tatticismi e decida una buona volta di dare inizio ad un autunno caldo.

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  26. @Matteo
    La mia tesi è che la Confindustria si sia smarcata da un governo che giudica moribondo e la cui fine essa vuole accelerare. In ogni caso, l'incontro suona oggettivamente come una sconfessione del piano di isolamento della CGIL, come la dichiarazione implicita del suo fallimento e non vedo perchè Epifani si debba sottrarre. Il sindacato non può fare a meno di cercare accordi con la controparte, è il suo mestiere, e direi per definizione parlarsi tra imprenditori e sindacati non implica di per sè alcuna commistione. Se ci pensi, neanche negli anni più caldi della contestazione operaia, questo colloquio si è chiuso. Considerare la CGIL come se fosse l'organizzazione politica dei lavoratori mi sembra sbagliato. La "temperatura" del prossimo autunno non dipende da quanto si parlino, ma dal livello delle richieste che il sindacato farà alle controparti.

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  27. Il fatto è che dalla Confindustria non c'è stato nessuna apertura verso la Cgil sui temi concreti come il contratto nazionale o l'aumento dei salari. Al contrario, la Conf ha indurito le proprie posizioni. Di conseguenze questi "dialoghi" sono delle semplici chiacchiere per far parlare i giornali. Non vedo dunque perché Epifani data l'attuale situazione dovrebbe sedersi a un tavolo visto che gli industriali non sono disposti a negoziare le proprie posizioni.
    Il mio sospetto è un altro, e cioè che si cerchi di far rientrare la Cgil nell'accordo che condividono Cisl e Uil. E questo la Cgil NON dove farlo se vuole mantenere ancora quel po' di credibilità che le rimane presso i lavoratori. Questa è la mia opinione, può darsi che mi sbaglio, ma la vedo così.

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  28. @Matteo
    Non mi pare di aver trovato indiscrezioni su questo colloquio, ma sono assolutamente d'accordo con te che la CGIL, men che mai adesso, dovrebbe convergere su posizioni che a suo tempo rifiutò. A mio parere, se la Confidustria vuole riaprire il dialogo, deve pagare un prezzo, e questo lo sa bene. Se questo le serve, come io ipotizzo, per segnare una differenza dal governo, questo prezzo potrebbe per gli industriali essere accettabile.

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