venerdì 4 settembre 2009

A PROPOSITO DELLA LIBERTA' DI STAMPA

Vedo che in questi giorni si moltiplicano gli appelli in favore della libertà di stampa. E’ addirittura stato programmato un giorno di mobilitazione per il 19 settembre a sostegno di questa causa.

Io, per svolgere sempre la mia funzione di rompiscatole, mi chiedo se la difesa della libertà di stampa sia il vero problema che oggi ci si presenta. Per dirla in altri termini, è più grave il fatto che il signor B. faccia causa ad alcuni giornalisti, oppure che Feltri, e chissà chi altri dietro di lui, sia riuscito nel suo intento di far dimettere Boffo?

E ancora, visto che Minzolini è il direttore di RAI1, vorrei sapere quanti di voi sarebbero disposti a lottare per permettere a questo figuro di continuare a dire le solite cavolate come fa più volte al giorno nel notiziario che dirige.

Il problema deve partire da lontano: se noi consideriamo soltanto l’ultimo anello della lunga catena dell’informazione, rischiamo di perdere la visione d’assieme, e di lanciarci in crociate degne di migliore scopo.

Chi sono dunque i giornalisti oggi? Se non partiamo da qui, è evidente che giungiamo a conclusioni errate, magari perfino opposte a quelle che presumibilmente ci eravamo prefissi. Purtroppo, dobbiamo nostro malgrado constatare che il giornalista è un mestiere come qualsiasi altro, anzi non proprio un mestiere qualunque, direi meglio un mestiere tra quelli che ti permette di entrare nella ristretta cerchia del gruppo dirigente del nostro paese. Il problema fondamentale di questo paese per me rimane questa mediocre classe dirigente che ci ritroviamo, costruita attraverso un lungo processo di cooptazione secondo criteri di fedeltà al potere esistente. Questo infausto meccanismo di costruzione rende la classe dirigente del tutto priva di una qualsiasi capacità critica, di una qualsiasi carica innovativa, visto che il successo al suo interno si basa proprio sulla dimostrazione di essere esattamente come gli altri, di muoversi al suo interno secondo le solite regole sostanzialmente mafiose, nel senso di essere in grado di intrecciare rapporti di interesse, di connivenza appunto. La rete che si viene così a tessere finisce col coinvolgere tutti quanti i suoi membri in un unico punto di equilibrio,e, finchè si asseconda l’ordine esistente, la rete ti garantisce l’impunità e la continuità alla tanto agognata partecipazione alla classe dirigente.

Un giornalista non differisce da un politico, i casi di giornalisti diventati politici sono tantissimi. Non importa essere un alto magistrato, un capitano d’industria, un parlamentare, un famoso medico o scienziato, o ancora appunto un giornalista. Tutti costoro sono persone che contano, che sono in grado di fornire appoggi e di riceverne in contraccambio. E’ questo scellerato equilibrio che ne garantisce le loro sorti personali che nello stesso termine determina il processo di disfacimento di questa nazione, privando questo processo di promozione di qualsiasi meccanismo di selezione. E dove sta il principio di responsabilità? Se la mia nomina in un alto e ben remunerato ufficio è dovuta alle mie conoscenze e collusioni, il mio permanere nella funzione non può più dipendere dalle mie capacità mostrate sul campo, dai risultati obiettivamente conseguiti, ma soltanto dalla mia abilità a mantenere in buona salute le mie amicizie.

Nel mio libro scrivo:

“Soffermiamoci adesso sul settore dell’informazione, vista l’importanza di tale tassello all’interno del generale sistema di potere. Credo sia un’osservazione comune il basso livello del servizio offerto: perfino a volte dal punto di vista della padronanza della lingua, soprattutto per quella utilizzata nei notiziari a diffusione orale.

Ciò che più colpisce però, è l’uniformarsi di tutta la cosiddetta stampa di opinione, sovente, è possibile leggere un titolo pressoché identico in tante testate giornalistiche. Questo è certo l’aspetto che più colpisce e che più prontamente si percepisce, ma la conseguenza che trovo più grave di tale processo di uniformazione è la messa al bando di molti argomenti. L’attenzione dei quotidiani italiani per la politica internazionale è gravemente deficitaria, nei nostri giornali massacri di migliaia di civili perpetuate in certe località del mondo, semplicemente non esistono. Forse tali argomenti possono essere proposti per uno o forse qualche giorno, ma poi, misteriosamente spariscono dalla scena. Perfino le notizie più spicciole, anche quelle che dovrebbero essere di utilità sociale divengono come comete nei nostri quotidiani, qualche giorno gli si può regalare pure un posto in prima pagina, per poi sparire improvvisamente nel nulla. Basti l’esempio del prezzo dei carburanti o delle tariffe per l’assicurazione RCA, non esiste un solo quotidiano che monitori questi prezzi, che fornisca un’informazione puntuale sulla loro evoluzione, confrontandoli con i fattori che dovrebbero stare all’origine di tali prezzi: nel caso dei carburanti sarebbe facile seguire la duplice evoluzione del prezzo del greggio e la variazione del rapporto tra euro e dollaro, e fare una semplice moltiplicazione.

A fronte di ciò spicca una cronaca di politica interna estremamente estesa e dettagliata, sbrodolata su svariate pagine. Poiché in realtà le cosiddette indiscrezioni non sono nient’altro che ciò che qualcuna della parti in gioco fa filtrare come una delle mosse nel complesso scacchiere di questa politica così intesa, ciò ha l’unico effetto di coinvolgerci in funzione passiva in questa perversa dialettica, suggerendo a noi lettori un ruolo non dissimile dalla casalinga che dietro le persiane guarda i litigi tra i coniugi suoi vicini: potremo recarci al bar o magari sul luogo di lavoro e dedicarci ad un inutile pettegolezzo. Riassumendo, direi che nel settore dell’informazione si fondono in modo nefasto un’incompetenza abbastanza diffusa, un conformismo illimitato, e la difesa di interessi in genere inconfessabili. E’ questo che dobbiamo difendere proclamando la libertà di stampa? Che significato può assumere ai nostri giorni questa parola d’ordine? E prima ancora, possiamo realmente affermare che l’inesistenza della censura comporti di per sé che davvero in questo paese si pratichi la libertà di stampa? O non sappiamo tutti piuttosto che i costi per realizzare un quotidiano che sia ragionevolmente letto, almeno al livello di autogarantirsi il pareggio finanziario, richiede tali investimenti che la libertà di stampa sia oggi appannaggio di pochi, di quelli che dispongano di adeguate risorse finanziarie? Francamente, garantire il diritto del capitalista di turno di stampare un giornale non credo possa costituire il famoso interesse generale che altrove ho richiamato.”

Per questo, rifuggo da appelli generici, che evitano di cogliere gli aspetti essenziali della carenza di informazione delle moderne società tecnologiche, finendo paradossalmente per rafforzare lo status quo e ancora una volta la capacità di pochi di determinare la volontà dei molti.

55 commenti:

  1. Non è facile scrivere quello che hai scritto tu, perchè appunto il conformismo impera e nessuno, pubblico compreso sembra accorgersene.
    I giornalisti sono i cantori del potere nella stragrande maggioranza dei casi.
    Però, c'è un però inevitabilmente, passare da un regime dove vige l'autocensura, a un regime dove vige l'esocensura comporta una bella differenza, forse fondamentale per il quotidiano e la forma zoppa di democrazia di cui godiamo da quando siamo nati.

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  2. Al di là degli scribacchini di regime esistono persone che esprimonono opinioni contro l'attuale regime (che di questo si tratta, non ancora militare ma certamente mediatico). Far zittire queste voci, che pure hanno colossi finanziari alle spalle, equivale a far zittire tutti quelli che non hanno mezzi economici, te come blogger compreso.
    I diritti fondamentali, quali la libertà di opinione, vanno difesi sempre e comunque, senza distinguo di sorta, ed è grazie a questi distinguo se oggi ci troviamo in questa situazione.

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  3. Belle le domande che ti e ci poni, Vincenzo. Mi pare non si riesca ad uscire dal loop perverso del "potere che non può concedere libertà di informazione". Se è vero - com'è vero - che quello del giornalista è ormai solo "un mestiere tra quelli che ti permette di entrare nella ristretta cerchia del gruppo dirigente del nostro paese"; e se è vero - com'è vero - che "il successo al suo interno si basa proprio sulla dimostrazione di essere esattamente come gli altri", e dunque si tratta solo di pennivendoli prezzolati, il cui posto di lavoro può essere garantito non già dalle "capacità mostrate sul campo, dai risultati obiettivamente conseguiti, ma soltanto dalla abilità a mantenere in buona salute le... amicizie", direi che siamo senza speranza: e che la libertà di stampa l'è bella che morta.

    Ma il potere ha sempre avuto grande peso sulla carta stampata: e com'è - allora - che siamo riusciti ad avere un Montanelli, o un Biagi? Erano migliori i "potenti" o avevano più fegato i giornalisti?

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  4. @Silvano
    Non so. Se includiamo nell'informazione tutti i vari talk-show che passano in TV, io credo davvero che non averla di questa informazione sarebbe un passo in avanti. Qui, d'altra parte, non si tratta di chiudere d'imperio nulla, men che mai i quotidiani, ma di mantenere piuttosto la giusta distanza da loro.

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  5. @Rouge
    Interessante questa questione dei distinguo: a cosa concretamente ti riferisci?
    A me sembra tutto il contrario, che sia lo schierarsi, un nostro costume nazionale, dalla squadra di calcio in giù, che abbia portato a questa situazione. Tanti abitanti del nord che si schierano con Bossi, e pendono dalle sue labbra. Tantissimi (percentualmente !) che si schierano a sinistra e che impediscono ogni forma di discussione, osannando il proprio capo e attaccando quello degli avversari.
    E poi, scusami, ma non trovi paradossale che, nello stesso tempo in cui vuoi difendere la libertà di espressione, sembri volerla limitare censurando aspramente i distinguo?

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  6. @BC
    Erano altri tempi e altro ethos. Una volta vendersi veniva considerato disdicevole: meglio soffrire la fame che vendersi. La riprovazione sociale era tale da risultare perfino peggiore della fame.
    Oggi invece, chi si vende viene guardato con ammirazione, è il furbo che è riuscito, e questo risultato è l'unica cosa che tanti reputano importante: il come è una cosa inessenziale, un'inutile pignoleria da trascurare.

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  7. Innanzitutto Vincenzo, a sinistra non c'è nessun "capo" da osannare, anzi manco più c'è una sinistra e non è proprio da quella parte che si impediscono le discussioni, anzi se ne facessero un po' meno sarebbe meglio.
    Io non censuro niente, dico che i diritti fondamentali sono di tutti, anche di quelli che potere non hanno e proprio per questo vanno difesi senza stare a pensarci.
    Che la situazione dell'informazione in Italia faccia pena lo sappiamo bene, ma chiediti il motivo: non sarà mica perchè passa quasi tutta dalla stessa mano?
    Ma come puoi far capire alla maggioranza delle persone che il motivo è questo se non puoi liberamente criticare?
    Come puoi far arrivare il messaggio che questa classe dirigente è inadatta a governare se non si è liberi di esprimere il proprio pensiero?
    Fermare la stampa di opposizione è il primo passo. Se passa questo toccherà pure a noi, stanne certo.

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  8. ben detto, vincenzo! un montanelli ed un biagi sono cose di altri tempi, oggi quelli che contano (le banconote) sono fatti di altra pasta... oggi si fa mercato, ma quello del sedano e delle cipolle, senza offesa per i venditori onesti e veramente lavoratori.
    un abbraccio

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  9. Sottoscrivo i commenti di Rouge.

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  10. l'altro ieri ero a bruxelles e la guida spiegava la costituzione belga e le libertà fondamentali di quel paese: Art. 18 – La stampa è libera; la censura non potrà mai essere ristabilita; non può essere esatta alcuna cauzione dagli scrittori, editori o stampatori. Quando l’autore è conosciuto e domiciliato nel Belgio, l’editore, il tipografo o il distributore non possono essere soggetti a persecuzione.

    la nostra costituzione purtroppo si presta a più interpretazioni

    Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.


    La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

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  11. Trovo questo dibattito,aperto magistralmente dal tuo post,molto interessante.Abbiamo avuto giornalisti bravi,bravissimi,ma erano tempi diversi quando anche il potere,e principalmente quello economico era più discreto,meno invasivo,almeno pubblicamente.Ora riscontriamo una certa tendenza al mostrare,si è perchè si ha e si è ..più,se se dimostra di avere molto.Così nasce la tracotanza del potere,dei poteri,e chi scrive spesso fa già parte della così detta casta che tende a protegersi,a salvaguardare le posizioni raggiunte.
    Non so se servono le firme e le dimostrazioni,di certo qualcosa non funziona,nel nostro sistema.
    Non me la sentirei,per esempoi di difendere la libertà di stampa di Menzolini,proprio perchè so già che non esprime libere opinioni,altrimenti non occuperebbe quel posto:E' il baratto,il mercato che è oggi più violento che mai.

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  12. Io credo che il problema non sia tanto la classe dirigente, o meglio non solo, ma la società che la esprime.
    Possiamo lamentarci quanto vogliamo del fatto che Berlusconi esercita un potere di censura o che si circonda di soli cortigiani, oppure che i giornalisti siano al servizio del potente di turno. Resta il fatto che a maggioranza degli italiani, la "gente comune" ha votato per Berlusconi, vede i suoi telegiornali e legge giornali come Libero o il Giornale. Con questa persone dobbiamo fare i conti.
    Io non voterò mai per nessuno dei partiti attualmente presenti in parlamento, perché non voto per chi ci ha portato alla rovina, come ho smesso di leggere qualsiasi giornale cartaceo, anche di sinistra, e l'informazione la ottengo solo da internet, perché non ho intenzione di finanziare con i miei soldi chi rende un pessimo servizio.
    Se vogliamo che questo paese cambi dobbiamo cominciare a rompere tutti i legami con certe gruppi di potere, altrimenti finiamo, noi stessi, per legittimarli.

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  13. @Rouge
    Il dibattito che si svolge in certi blog di sinistra attraverso i commenti mostra questa ferma volontà di schierarsi. Tu dici che magari ce ne fossero di meno di discussioni. Io mi trovo costretto a contraddirti: l'analisi critica, forse quello che tu chiami "distinguo" non hanno mai fatto danni, tutt'altro. Ciò che fa male alla sinistra è proprio la totale assenza di dialogo, magari mascherata attraverso le ingiurie e la rissosità. Se tu confondi le due cose, giungi a conclusioni ovviamente errate.
    I diritti vanno difesi dici tu "a prescindere". E' questo che io non condivido, che, per motivi ideologici, cioè la garanzia della libertà di parola e di stampa di illunistica memoria, ci si chiuda gli occhi su come stanno effettivamente le cose.
    Io so bene che la stampa non va bene perchè è concentrata in poche mani, ma mi pare sia tu che da ciò non deduca nulla.
    Mi pare che ci sia un equivoco di fondo: quando io critico questa concentrazione, non mi riferisco certo soltanto ai gruppi di opposizione, ma anche al gruppo del signor B.
    Il signor B. butta sì fango sulla stampa, ma lo fa a suo modo, sparando bordate oggi e smentendo domani, sempre costretto a un difficile equilibrismo, visto che proprio lui, così critico sulla stampa, rimane uno dei principali editori. Se si approva una legge che restringe la libertà di stampa, questa va applicata anche ai suoi periodici e ai suoi notiziari. Uno come il singor B. non può andare in fondo senza tagliare il ramo su cui è poggiato.
    Al contrario, il signor B. vuole proprio questo da noi, lui attacca e noi difendiamo, anche lui ovviamente. Mi pare come si usava fare nel meridione quando un uomo subiva un grave lutto, era costume che facesse finta di volersi suicidare e in questa pantomima gli amici e parenti dovevano andare a bloccarlo.
    Ebbene, il signor B. recita la parte del vedovo affranto che deve dimostrare il suo dolore fingendo di volere affossare una libertà di stampa che per lui sono bei soldoni. Il signor B. avrà dei tratti di personalità psicotica, ma ai soldi tiene comunque più che ad ogni altra cosa.

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  14. @maria rosaria
    Siamo una società corrotta fino al midollo: senza una rigenerazione ideale, addio grandi uomini!

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  15. @Romina
    leggi anche tu il commento che ho postato in risposta a Rouge.

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  16. @Zefirina
    E nessuno di noi vuole introdurre censure, men che mai gli editori stessi, e il signor B. è un editore. Non capisco davvero di cosa ci stiamo preoccupando, quale potrebbe essere un provvedimento concreto che potrebbe nuocerci. Ove ci fosse, potremmo comunque tentare di opporci senza dovere sollevare la retorica della libertà di stampa, ma limitandoci al fatto specifico e concreto.

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  17. @Chicchina
    Mi pare che ci troviamo d'accordo.
    Io ci tengo a marcare la distanza, piuttosto che difendere il signor B. contro sè stesso, come si verrebbe a configurare se manifestassi il 19 settembre. Ciò non euqivale a fare una campagna per la censura, ma solo a sottolineare quali interessi occulti si difendano dietro le più nobili parole d'ordine.

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  18. @Matteo
    Mi pare che anche tu sei d'accordo sulle mie conclusioni.
    Il punto mi pare che ci differenzi è il tuo credere che la classe dirigente venga espressa dal complesso della società. Io direi che da sempre le cose vanno all'opposto, ed è la classe dirigente che determini il modo di essere della società.

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  19. Premesso che la stampa da sempre è espressione di qualche gruppo di potere, di solito ben identificabile, premesso che esiste anche una stampa indipendente svincolata da ideologie o poteri economici, quando vedo un capo di governo uomo più ricco d'Italia detenere tre televisioni (di cui una illegale per vent'anni), controllarne altre due e mezzo, tentare di impossessarsi di una settima, possedere direttamente o indirettamente svariate testate giornalistiche, influenzarne altre dettandone cambi di guardia (Corsera e La Stampa), elogiare i giornalisti che non fanno domande (sic), invitare gli imprenditori a non fare pubblicità sui giornali a lui avversi, possedere un colosso editoriale come la Mondadori con annessi settimanali, determinare le dimissioni del direttore di un giornale cattolico, arrivare a richiedere milioni di risarcimento alle uniche testate contrarie al suo pensiero (giornalisti compresi) in Italia e all'estero nel neanche tanto velato intento di zittire chiunque non ha forza economica bastante a reggere lo scontro, io se permetti mi appello con tutte le mie forze all'Art21 della nostra Costituzione, che riguarda tutti al di là degli schieramenti politici dal Presidente della Repubblica all'ultimo degli italiani, e non mi perdo in elucubrazioni di varia natura, tra cui quella psicologica. Come tu possa vederci dell'ideologia dietro non riesco a capirlo.
    A questo punto direi che se non basta neanche una cosa del genere a far smettere di considerare B un simpatico burlone, oltre a dire che ce lo meritiamo mi chiedo cosa deve fare affinchè ci si svegli: ordinare l'uccisione di tutti i bambini maschi sotto i tre anni?
    Senza rancore e per amore di discussione (nonostante di sinistra).

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  20. @Rouge
    Scusami, ma mi pare che tu cambi l'oggetto della discussione. Qui, non è che ci si divide tra chi vuole attaccare il signor B., e chi invece non vuole: se tu metti così la questione, siamo tutti d'accordo.
    Nel mio precedente commento, io dicevo piuttosto (ma sei poi certo di averlo letto?) se noi, con questa lotta per la libertà di stampa non gli stiamo piuttosto facendo il massimo dei favori (vedi la citazione della pantomima): il signor B. attacca la stampa, e noi la difnediamo, cioè difendiamo soprattutto la sua di stampa e tutti gli interessi correlati.
    Evidentemente, non ho il dono della chiarezza: qui si discuteva non se stare dalla parte del signor B. o contro il signor B., e quindi su questo punto tu sfondi una porta aperta.
    Stavamo, mi pare, piuttosto discutendo della libertà di stampa, e di come nella nostra moderna società tecnologica questa parola d'ordine si presta agli usi più impropri, e pertanto, nella mia opinione, è del tutto inutilizzabile per lottare la carenza di democrazia che già si fa sentire pesantemente nella nostra società.
    Insomma, vorrei che tutti voi che lanciate questa parola d'ordine mi facciate concretamente capire come tale battaglia di principio possa avere delle ricadute vantaggiose nel concreto dibattito politico di oggi. Su questo, perdonami, ma mi pare che tu non abbia proposto un'unica motivazione reale.

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  21. Tu scrivi con una capacità di critica e di sintesi invidiabile. Tu sei un idealista inguaribile. Parli della stampa e dei giornalisti e leggendoti si ha come l'idea che magari parlandone, disquisendo un po' chissà si potrebbe migliorare le cose.
    Tu sei tanto caro e non voglio contraddirti. Ho un pensierino tutto mio sulla stampa e te lo rivelo solo perchè ti adoro ed adoro le tue parole così chiare e così pacate e così ideali.
    La stampa è sempre stata così. Rivedendo o rileggendo i giornali degli anni 70 o degli anni 80 ancora di più possiamo rivelarne la corruzione. Ma lo stesso, in mezzo a questo ciarpame ci possiamo muovere con un pochino di senso critico e cercando di estrapolare un fatto dalla modalità del racconto del fatto stesso. Baci

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  22. @Antonella
    Dici bene: possiamo tentare di estrapolare in mezzo alle menzogne. Mi chiedo allora, se nulla è cambiato da 50 anni a questa parte, perchè sollevare adesso il problema della libertà di stampa? Dove andiamo a parare? Ecco, a me non è chiaro, ad altri pare di sì, ma non me lo vogliono confidare :-D
    In quanto al resto, proprio perchè sono un idealista, devo avvisarti che non posseggo alcuna limousine, e quindi sono automaticamente fuori da ogni gioco :-D

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  23. Dico l'ultima e la chiudo qua.
    Mi pare che non ti è chiaro un semplice concetto: è B che attacca la stampa. Non si arriverebbe a una mobilitazione se questo non ne avesse attentato alla libertà in tutti i modi che dispone, dal semplice avvertimento, ai tentativi di modifica delle leggi, alla calunnia e infine alle querele, atto gravissimo da parte di chi ha un impero economico enorme.
    Difendere l'Art21 ed attaccare B è la stessa cosa, non sono due cose inscindibili e non si possono distinguere, così come non si può distinguere il B imprenditore/padrone assoluto col B capo di governo: in tutte e due le situazioni fa il comodo suo e solo il comodo suo.
    Mi chiedo davvero come si possa non arrivare a capire questa cosa.
    Come detto anche da Antonella la stampa è sempre stata schierata ed espressione di gruppi di potere, è nella sua natura ed è anche giusto sia così, i giornali non devono fare solo cronaca ma esprimere opinioni ma non è questo il problema. Il problema è quando si vuole avere una stampa a senso unico uniformata su un solo pensiero, in questo caso del signor B.
    La ricaduta vantaggiosa è che mettendo un punto fermo sulla libertà di espressione e di opinione, che devono essere intoccabili, si può tentare di fare informazione a tutto campo e non a senso unico, sperando che presto o tardi chi ancora pensa di avere a che fare con un simpatico mattacchione si svegli ed apra gli occhi.
    Poi scusami, da un tuo commento a Zefirina: "E nessuno di noi vuole introdurre censure, men che mai gli editori stessi, e il signor B. è un editore. Non capisco davvero di cosa ci stiamo preoccupando".
    C'è già, la censura c'è già: le notizie, specie nei telegiornali, vengono date in maniera frammentata e confusa col chiaro intento di appiattire ed uniformare. Il cittadino medio che non si informa da altre fonti non ci capisce niente: spiegami cosa può aver capito un povero cristo del caso Boffo solo guardando i cinque tg controllati da B. Boffo si dimette perchè Feltri lo attacca. Mai che si ricordi che Feltri è un dipendente di B! E via dicendo.
    Ma per tornare al tuo ragionamento, singolare, sulla libertà di stampa in generale, se è il caso di difenderla o meno in una società come la nostra, dove difenderla equivale a permettere ai grandi gruppi di pontificare: a parte come ti ho già detto che è normale sia così, finchè parlano tutti parliamo anche noi, se parla uno solo a te tocca stare zitto ed obbedire.
    Qui non difendo il diritto di un padrone, difendo il mio che per una volta coincide con il diritto di un padrone.
    A me sembra talmente chiaro che non so come dirlo in altro modo.

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  24. Per riassumere: l'informazione in Italia fa schifo perchè B si è comprato tutto il comprabile, se la maggior parte si è venduta è grazie a una politica trentennale di individualismo becero e appiattimento culturale etico e morale voluto da B e da quanti stanno dietro di lui per controllare meglio il sistema Paese.
    Difendere il diritto ad esprimere liberamente il proprio pensiero equivale ad opporsi a questo sistema di cose e quindi a tentare di migliorare la situazione.
    Quello che sostieni tu è che visto che ormai le fondamenta sono minate tanto vale lasciar crollare la baracca, sperando che il crollo apra gli occhi a chi ci sta dentro. Tanto peggio tanto meglio, dunque. Sempre che si sopravviva al crollo.
    Un saluto.

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  25. Secondo me, il problema della libertà di informazione, è proprio la conseguenza dell'ascesa di alcuni personaggi, la cui normale professione dovrebbe essere il minatore.
    La difesa della libertà di informazione, non può prescindere dalla difesa della sua pluralità.
    Credo.
    Un caro saluto.

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  26. @Rouge
    Che dire? Prendo atto che tu e chi organizza questa giornata pensate che Minzolini sarà rimosso dal TG1, che Feltri chiederà scusa per le sue accuse, che Belpietro chiederà scusa ai suoi lettori...
    E' questo quello che tu vuoi osteggiare, ma, ed è qui che non mi segui, chiedere la libertà di stampa ha l'effetto opposto, di consentire a questi figuri di continuare a fare i loro comodacci con maggiore, non con minore, agio.
    Il signor B., che ha dimostrato queste sue capacità manipolatorie in moltissime occasioni, utilizzerà questo tema per i suoi fini: per mesi si ergerà a paladino della libertà di stampa: questo è l'uomo e tali sono gli elettori italiani.
    Mi sembrerebbe un'iniziativa ben più seria avere un obiettivo ristretto ma definito, ad esempio allontanare Minzolini dal TG1. Se questo è l'obiettivo, diciamolo, invece di nasconderci dietro parole d'ordine fumose.
    Se, al contrario, temi l'introduzione per legge di provvedimenti limitativi della libertà di stampa, allora io ho un'opinione opposta, appunto perchè interessi economici e volontà di manipolazione richiedono al signor B. di avere le mani completamente libere, e non sarà lui stesso a legarsele, stanne certo.

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  27. @Schiavi e Servi
    Lo penso anch'io, e penso che in ogni caso l'obiettivo dovrebbe essere esattamente enunciato, sennò favoriremo proprio colui che vorremmo danneggiare come tentavo, non so con quanto successo, di argomentare con Rouge.

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  28. Tu scrivi:"Riassumendo, direi che nel settore dell’informazione si fondono in modo nefasto un’incompetenza abbastanza diffusa, un conformismo illimitato, e la difesa di interessi in genere inconfessabili. E’ questo che dobbiamo difendere proclamando la libertà di stampa?"

    Io ti rispondo di no. Infatti io credo che ci si debba mobilitare non pr difendere la libertà di stampa ma purtroppo per rivendicarla dato che oramai, salvo eccezioni davvero rare, tutti sonoo proprio come li hai descritti tu.

    Ma é questo che va cambiato, bisogna svincolare il giornalista dal potere e avere "giornalisti-giornalisti" in misura sempre maggiore rispetto a molti volgari passacarte ed impiegati della carta stampata e delle televisione. Impiegati quando non perfino servi.

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  29. Non sto a ricordarti come tentativi di mettere il bavaglio ala stampa (http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/giustizia-10/carcere-intercetta/carcere-intercetta.html)
    sia già stato fatto proprio da questo governo, immagino tu lo sappia già.
    Qui si vuole limitare SOLO la stampa contraria al suo pensiero e ritengo che B sia stato favorito per trenta anni proprio da atteggiamenti permissivi del tipo "figurati se" come quelli che ancora esponi.
    Un saluto.

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  30. In effetti caro Vincent, rimango nell’impressione che ho di te fin dall’inizio. E cioè che a te piaccia contestare a prescindere, sempre e comunque, tutto ciò che proviene da sx ma anche da parte di una forte componente della popolazione che vede con timore cose e azioni che a sentire te sono sempre ininfluenti, inutili, banali, per nulla pericolose ecc ecc. A questo proposito non ti collochi mai da nessuna parte ma fai l’ideologo super partes, che ha visto la madonna e ha capito tutto.
    Per te non c’è pericolo di informazione pilotata, non c’è pericolo di censure, non c’è pericolo di limitazione delle libertà in senso lato, non c’è pericolo di niente e siamo tutti dei grandi visionari che ci perdiamo in un bicchier d’acqua perdendo di vista le questioni centrali? Mi diresti quali sono le TUE questioni centrali? No, perché io mica sono ancora riuscita a capirle! Va bene che non ho letto il tuo LIBRO e dunque, mi dirai, che dovrei leggerlo per illuminarmi meglio, ma poiché tu spesso nei commenti accenni al fatto che non si fanno proposte concrete ( a me sembra già concreto il fatto che molti personaggi illustri abbiano firmato contro la sua azione di denunciare le testate giornalistiche che danno la vera versione dei fatti e non quella data dai suoi media…se non altro gli viene mandato un segnale che le ‘persone che contano’- brutta terminologia, lo so- non lo amano, e lui è estremamente sensibile al riguardo!), vorrei sapere cosa proponi tu in alternativa al di là delle tue speculazioni razionali su questo e su quello, in cui eccelli dimostrando più una passione per la discussione in sé che per azioni concrete. Ti piace il ragionamento fine a sé stesso, sviscerare un argomento come esercizio di razio, ma…in concreto???
    In concreto non ti va mai bene nulla, propendi per l’immobilismo e il stare a vedere. Insomma ti piace docere ma non eseguire. Non vedere che la libertà di stampa è in pericolo e anzi come dice rouge è già stata limitata all’osso, mi sembra una strana miopia da parte tua.
    Ovviamente sei liberissimo di pensarla come ti pare. Ma , non mi convinci, non mi convinci mai per niente, ti sento un po’ ambiguo nelle questioni strettamente politiche. Evvaiiiiiiii…rissa????

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  31. @Daniele
    Sono perfettamente d'accordo con te, ed è un obiettivo così ambizioso che non abbiamo alcuna speranza concreta di raggiungerlo. Ciò che io temo è che otterremo piuttosto che ognuno tiri la cosa dalla sua parte, e particolarmente il signor B., che mi pare abbia abbondantemente mostrato la sua abilità tattica a mettersi a guidare le proteste originalmente dirette contro di lui.

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  32. @Aleph
    Sì, credo anch'io che tu ed io abbiamo problemi a comprenderci. Tenterò di rispondere alle tue obiezioni, sperando stavolta di riuscire a spiegarmi efficacemente (niente risse, devo deluderti al riguardo :-D ).
    Tu sollevi fondamentalmente due obiezioni:
    1) Sottovaluto la gravità della situazione.
    2) Amo il ragionamento astratto e non riesco ad essere concreto.

    Comincerò da quest'ultima. E ti risponderò su due distinti aspetti.
    L'una riguarda il fatto di non aggregarmi alle gloriose iniziative di ciò che è rimasto di sinistra. Ebbene, la situazione in cui ci troviamo con questo strapotere del signor B. non credo che si possa addebitare a me (non si sa mai, forse tu penserai di sì). E' frutto di una politica praticata per ben più di un decennio, "concretamente" incapace di raggiungere gli obiettivi che si prefiggeva e "concretissima" a raggiungere i fini di promozione politica personale di questi protagonisti. La concretezza cioè che tanto predichi ha generato una società mostruosa fatta a misura di uno psicopatico megalomane maleducato: di questa concretezza faccio a meno molto volentieri.
    Secondo aspetto del secondo punto. Qui, cara Aleph, stiamo a metter su parole una dietro l'altra, non stiamo mica piantando chiodi o avvitando bulloni. Il livello di concretezza di un blog non so come tu riesca a misurarlo, a me pare che se riusciamo a esporre delle idee argomentandole con la dovuta dose di logica e di ragionevolezza, abbiamo dato il massimo. Che tu mi proponga come modello di astrazione mi va anche bene, purchè tu la estendi a tutta la produzione culturale dell'umanità. Io che frequento blogs di filosofia, so cos'è l'astrazione, tu, che probabilmente, te ne tieni ben lontana, scambi le mie riflessioni per astrazioni. Eppure, con un minimo di autocritica, potresti vedere che tu non riesci ad essere più concreta di me neanche di poco: io credo che sia un destino di chi utilizza la riflessione scritta, ma nella realtà le parole nella storia dell'umanità hanno cambiato il mondo, molto più che avvitare bulloni, un'attività assolutamente meritoria e concreta, ma inevitabilmente con obiettivi limitati nel tempo e nello spazio.

    Andiamo ora alla prima tua obiezione. Qui, devo dire, ti sbagli clamorosamente. Io sono anzi pressochè certo di essere più preoccupato di te della situazione in cui viviamo. Io credo infatti che siamo già in un regime e che il livello di democrazia della nostra società sia davvero modesto. Non perdo occasione, se mi segui, di dire che qui non c'è il rischio di finire in un regime, ma che già ci siamo fino al collo, e quindi qui non si tratta di salvaguardare qualcosa, ma piuttosto di riconquistarlo.
    Proprio perchè il mio giudizio è ben più preoccupato, credo che l'unica cosa che si possa fare è resistere. Resistere significa mantenere la mente lucida, non farsi contagiare dalla mentalità dominante, tentare di convincere gli altri a partire da quelli dubbiosi, cambiare il modo della gente di concepirsi e di concepire la realtà, per arrivare a rapporti di forza più convenienti. Per questo, avevo lanciato l'ipotesi di costituire un'associazione politico-culturale di insegnanti, ma ho ricevuto un'unica adesione: anche tu, che sei insegnante e sei concreta, apparentemente fermi la tua concretezza all'adesione ad un appello: questa è purtroppo l'Italia, abbiamo talmente massacrato le parole che ormai si possono usare alterandone completamente il significato.

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  33. Che non ci si capisca è cosa ormai assodata e temo senza risoluzione.
    Ma credo sia anche dovuto al fatto che nemmeno una mente analitica come la tua sia esente da contraddizioni. Hai espresso più volte il concetto che non c’è pericolo di regime perché non gioverebbe al liberismo economico del B. , e lo hai detto anche in questo tuo post, e che d’altra parte non lo permetterebbe l’unione europea, a cui bene o male dobbiamo rendere conto. Dunque mi giunge nuova questa tua preoccupazione. Per quanto riguarda il fatto che i blog non possano fare molto di più che chiacchiere e discussioni , la realtà ti smentisce perché è proprio il tam tam internettiano che ha prodotto gruppi, comitati o quant’altro che poi si rendono fattivi nella realtà su vari fronti. Il lato dialettico anzi è fin troppo limitato. Da brava illuminista sfegatata come spesso mi definisci, le chiacchiere mi stanno bene davanti ad un caminetto con un bicchiere di porto, ma poi preferisco agire, e ti assicuro che proprio come insegnante in una realtà leghista e berlusconiana come il veneto, esporsi in alcuni concetti o rifiutare alcuni progetti è già una dura lotta quotidiana, che non ti crea molte ‘amicizie’ tra colleghi. La mia percezione sulla tua passione più per la disquisizione che per altro rimane. Ma credo che dormirai lo stesso sogni tranquilli.

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  34. Continuo a quotare gli interventi di Rouge.

    La questione è semplice: tutti sappiamo che la qualità dell'informazione in Italia è scarsa, ed è inutile ripeterne le penose caratteristiche che ben conosciamo.
    Tuttavia, in questo momento si è presentato un piccolo problema contingente: Berlusconi vuole imbavagliare solo la stampa che gli è contraria. Solo quella. Il concetto dovrebbe essere chiaro a tutti.

    In sintesi, abbiamo due questioni: una ideale e una concreta-contingente. Non si può però trascorrere la vita a parlare solo di questioni ideali, del mondo "così come dovrebbe essere" e della politica "così come dovrebbe essere" e del giornalismo "così come dovrebbe essere", altrimenti si rischia di dimenticare l'esistenza del concreto "essere" e si cade in un immobilismo controproducente.

    Io non sono una fan accanita e acritica di nessun giornale, neppure di quelli di sinistra. Ma non approvo la palese volontà di farli tacere, di ridicolizzarli e d'isolarli come se fossero appestati. Pertanto comprendo il perché della mobilitazione ed evito di sobbarcarmi in lunghi distinguo.

    Arriva un momento in cui le discussioni infinite diventano controproducenti e fini a se stesse.

    Per quanto riguarda le speculazioni filosofiche e i ragionamenti sottili, sono in grado di capirli visto che si tratta della mia materia e, volendo, potrei discutere per ore argomentando con tutti i "distinguo" di questo mondo sulla stampa, sulla libertà di stampa, ecc.
    Però, come ho scritto sopra, ci sono momenti in cui occorre affrontare alla meno peggio, con un po' d'umiltà, piccoli fatti contingenti. Per me questo è il momento.

    Saluti

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  35. Noto una differenza dalla carta stampata di un tempo a quella di Silvio: la scomparsa di taluni fatti. Certe notizie non circolano più perché il regime desidera non far trovare punti di riferimento a chi ha idee diverse, pericolose.

    Hai detto bene, esser un giornalista è un privilegio, quindi si ripete anche in questo ambito il balletto di potere della nostra piccola Italia.

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  36. Vincenzo, ho un post da me sull'argomento. Nessun intento polemico, solo considerazioni da questa interessante discussione nata da te.
    Un saluto.

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  37. "Francamente, garantire il diritto del capitalista di turno di stampare un giornale non credo possa costituire il famoso interesse generale che altrove ho richiamato."
    Certo! Per Libertà di Stampa non si intende affatto questo.
    Prima di garantirlo si deve palesemente lottare per acquistarlo!Pare ovvio guardandosi intorno che di questo diritto non c'è più neanche l'ombra.
    E' stato inquinato dalla Politica.Una politica che entra e vuol entrare in igni sfera di questa società.Questo è molto grave.
    Spesso si parla delle ingerenze della Chiesa, ma troppo poco di quelle dello Stato.
    Siamo al cospetto di due compari che agiscono simultaneamente.

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  38. Credo di averlo già detto in altre occasioni ma ripeterlo non fa male.
    Ricordiamoci ma soprattutto lo ricordino chi a quei tempi non c'era che nel ventennio oltre a sparire giornali d'opposizione era pure sparita la cronaca nera dai giornali favorevoli o meno a quel regime. Tutto andava bene o miei signori.
    Mi firmo: un modestissimo pensionato di 79 anni vicino al rimbambimento.

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  39. Vedi Vincent? I pesci seguono il branco, basta che uno viri da un'altra parte e sei fritto : tutti virano dall'altra parte. E' così che funziona. Finchè uno non alza il dito a dire che il re è nudo tutti ammirano il re...

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  40. @Aleph
    E' evidente che fraintendi ciò che dico. Io dico appunto che certe paure di finire in un regime sono stupide, non perchè non ci finiremo, ma perchè ci siamo già finiti, e quindi diamoci da fare per non diventare anche noi vittime del pensiero dominante. Da un post sul burkini, che ho preferito non commentare, temo che tu ci sia già pericolosamente vicina. Il pensiero dominante poi si nutre anche di questa concezione mercantilistica della concretezza, che mi pare tu sposi completamente. Dissociare ciò che pensi da ciò che fai è appunto una delle forme di alienazione tanto descritte in politica, e io non potrei aggiungere nient'altro.
    Mi pare, per essere sincero che molti di voi che state in un'area politica definita, e tu stai in area PD, abbiate una forma di intolleranza strisciante che, quando non può opporre argomentazioni, introduce temi spuri come la concretezza, che in realtà è uno dei concetti più astratti che esista. Mi pare che tu, come altri, diciate: "Qualche trombone ha lanciato l'appello, tu firma e smettila di rompere le scatole con le tue osservazioni".
    In qualche misura, questo atteggiamento mi conferma nella necessità dei distinguo.

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  41. @Romina
    A te, come a Rouge del resto, sfugge la questione fondamentale, che non sta nell'intenzione di un atto politico ma nella valutazione della sua efficacia effettiva.
    Perciò, io che sono quello astratto, vi chiede un po' di concretezza, sennò non si sa più di cosa stiamo a parlare.
    Qualcuno di voi è in grado di dirmi tramite l'appello e la giornata di mobilitazione quale riconquista è possibile nel settore della libertà di stampa, ovvero quale manovra, concreta appunto, non ipotetica, si riesca a sventare?
    Tu dici che il signor B. vuole imbavagliare solo la stampa che gli si oppone. Ciò mi pare un'affermazione scontata, ma mi sfugge, e voi che l'avete più chiaro potreste tenare di chiarirlo, tramite quale meccanismo? Quello che poteva fare, l'ha già fatto piazzando dove ha potuto suoi fedeli schiavi. Ora pensate a un provvedimento legislativo? E questo reciterebbe che solo al cavalier B. è concesso fare informazione? Non so, io non ho probabilmente le idee chiare, ma aspetto i chiarimenti che certamente anche tu sarai in grado di darmi: aspetto fiducioso.

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  42. @Gio
    Eccerto che il signor B. ha cambiato le cose nel settore dell'informazione, ma l'ha fatto sfruttanto il suo potere politico ed economico. Non mi pare che un appello possa ridimensionare questi suoi poteri, e mi pare che su questo potremmo essere d'accordo.

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  43. @Guernica
    Condivido questa diagnosi sulla gravità della situazione. per me comunque, il miglior rimedio non è firmare appelli, ma mantenere la capacità critica e mi pare che su questo siamo d'accordo.

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  44. @Aldo
    I parallelismi funzionano fino ad un certo punto: la storia non si ripete mai uguale a sè stessa. Con quali mezzi legali il signor B. possa bloccare l'informazione, s enon bloccando anche la sua, molto lucrosa per lui, mi sfugge, ma sicuramente qualcuno alla fine me lo chiarirà.

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  45. çAleph
    Innanzitutto, ringrazio da parte del branco: fortuna che tu hai dato loro il la, i poveretti!
    Poi, che dire, questo tuo infantilismo mi lascia senza parole: non credo che esso meriti alcun ulteriore commento.

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  46. http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/politica/ddl-sicurezza-5/legge-bavaglio/legge-bavaglio.html

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  47. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  48. Sperando di esserti d'aiuto.

    "Con quali mezzi legali il signor B. possa bloccare l'informazione, se non bloccando anche la sua, molto lucrosa per lui, mi sfugge"

    Per i mezzi legali non c'è problema, avendo un parlamento al suo servizio (e se hai letto il link che ti ho mandato forse te ne sarai accorto).

    "se non bloccando anche la sua": e mica la vuole bloccare la sua, basta bloccare quella degli altri.

    Ti sfugge che non si sta parlando di chiudere i giornali, ma di fare in maniera che non possano pubblicare le notizie (e magari qualcuno a furia di querele milionarie chiude pure!).

    E in successione tocca alla rete (ci hanno già provato una volta: http://www.webmasterpoint.org/news/registrazione-siti-web-e-blog-obbligatoria-parte-protesta-on-line-di-pietro_p32960.html).

    Ancora convinto che non valga la pena schierarsi per una volta?

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  49. @Rouge
    Tu continui a commentare qui, mostrando di volere interlocuire con me, e anzi dicendo che lo fai in amicizia. Contemporaneamente, dai sul tuo blog una versione caricaturale della mia posizione, non difendendomi dal dileggio di commentatori del tuo blog.
    Queste due cose sono chiaramente incompatibili: ho volentieri ospitato non so più quanti tuoi commenti, perchè ritenevo che ci fosse, pur nelle differenze di posizone, un senso di rispetto reciproco. Le ingiurie che tranquillamente lasci che mi si dica nel tuo blog, mostra tutto l'opposto, e credo che non abbia più senso continuare questa che ormai appare come un tuo tentativo di prevalere a qualsiasi costo sulle posizioni che esprimo.
    A posteriori, deduco che sin dall'inizio non avevi alcuna voglia di farti convincere, anzi anche soltanto di capire ciò che sostengo, e trovo il tutto alquanto scorretto.
    Visto che avete creato un vostro circolo sul tuo blog che ha l'unico scopo di dileggiarmi, ti pregherei di astenerti da ulteriori interventi: per ingiuriarmi, penso che il tuo blog ti possa risultare sufficiente.

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  50. Tu dici che il signor B. vuole imbavagliare solo la stampa che gli si oppone. Ciò mi pare un'affermazione scontata, ma mi sfugge, e voi che l'avete più chiaro potreste tenare di chiarirlo, tramite quale meccanismo?

    Secondo te, con quale meccanismo vuole imbavagliare la stampa d'opposizione? Le querele milionarie cosa sono? Non sono forse intimidazioni dirette a tutti? Non si capisce che, querela dopo querela, si può essere costretti a chiudere?

    Quello che poteva fare, l'ha già fatto piazzando dove ha potuto suoi fedeli schiavi. Ora pensate a un provvedimento legislativo?

    Le manifestazioni si fanno appunto per manifestare, cioè per far capire la propria posizione e per cercare di svegliare una parte dell'opinione pubblica. Cercare, tentare. stare fermi a discutere e basta sicuramente non serve.

    A te, come a Rouge del resto, sfugge la questione fondamentale, che non sta nell'intenzione di un atto politico ma nella valutazione della sua efficacia effettiva.

    A me non sfugge invece che questo è un discorso sbagliato sotto il profilo razionale. A priori, infatti, ossia senza agire o prima d'agire, non si può sapere con matematica certezza se una certa azione avrà efficacia effettiva o meno.

    Se poi ci mettiamo a filosofeggiare, possiamo dire tutto e il contrario di tutto, in quanto esistono sempre buone ragioni pro o contro un determinato fatto.
    Volendo, possiamo demolire tutto e non resta niente perché la ragione, spinta oltre certi limiti, distrugge se stessa.

    Essendomi molto chiaro questo punto, resto saldamente ancorata alla prosaicità della realtà e confermo la mia posizione.
    ____________
    Volendo, posso ad esempio elencare buone ragioni per cui sarebbe meglio per tutti suicidarsi piuttosto che vivere. Volendo, posso speculare su qualsiasi cosa e non giungere mai a un termine, tirando la discussione all'infinito.
    Ma avendo buon senso e comprendendo che esiste uno iato fra la speculazione condotta all'estremo e la realtà concreta, mi astengo volentieri dal dare prova di abilità razionale e dialettica.

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  51. In sintesi: quello che hai scritto sullo stato penoso dell'informazione italiana in generale, è giusto e condivisibile, almeno a mio parere.
    Ma adesso che due testate d'opposizione si trovano in palese difficoltà, io sento il dovere morale di far sentire il mio appoggio.
    In questa prospettiva considero sbagliato mettermi a fare troppi distinguo.

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  52. L'amicizia non è in discussione e se ti sei sentito offeso chiedo umilmente scusa e pongo rimedio levando i commenti sul mio post, sul quale comunque non c'è nessun dileggio della tua posizione e nemmeno la volontà di farlo, solo la constatazione di quanto ancora è lunga la strada per arrivare a rendere questo un paese normale.
    Detto questo, se me lo consenti, ritengo di aver compreso la tua posizione, ma come rilevato anche da altri, ritengo al contrario di te che si debba fare qualcosa perchè ci sono le condizioni oggettive che lo richiedono.
    Non mi hai convinto non perchè non volessi essere convinto, ma perchè le tue argomentazioni non mi sono parse sufficienti a farmi cambiare idea. Immagino di non averlo fatto neanch'io e mi spiace, perchè una voce di dissenso in più fa comodo visti i tempi. E poi, non mi pare siano tutti d'accordo con me.
    Ad ogni modo ribadisco quanto detto: nessuna volontà di offendere e da parte mia amici come prima.
    Un saluto.

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  53. @Romina
    Tento di risponderti puntualmente.
    Tu dici che per imbavagliare la stampa di opposizione, il signor B. usa l'arma delle querele (in realtà, usa la strada, a detta degli avvocati, più conveniente, delle cause civili).
    Ebbene, su questo punto, ammetterai che non possiamo farci niente: se vuole chiamare in giudizio qualcuno, non vedo come lo possiamo impedire.
    Per il resto, tu avanzi una motivazione singolare, che poichè non si è sicuri degli effetti, è inutile tentare di prevederli. Penso che di questo tu non sia assolutamente convinta, ma sia piuttosto parte della verve polemica che c'ha contagiati ormai tutti.
    La verità mi pare piuttosto che qualcuno per noi ha pensato all'efficacia di questa iniziativa, e quindi non sta bene contestare.
    Questa è la pura verità, ne sono convinto. C'è un processo di delega a qualcuno che si ritiene, a torto o a ragione, più in gamba di noi.
    Ammetto che io ho questo limite, che credo alla capacità di argomentare, e lo esercito. Registro di essere una specie rara, ma questo in verità lo sapevo da tempo, è inutile ricordarmelo sempre :-D

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  54. @Rouge
    E' un gesto che apprezzo, magari sarebbe bastato che avessi speso qualche tiepida parola in mio favore, ma certamente la scelta dovevi farla tu. Per me, la polemica termina qui, senza ulteriori code e in amicizia anche da parte mia.

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  55. Per il resto, tu avanzi una motivazione singolare, che poichè non si è sicuri degli effetti, è inutile tentare di prevederli.

    Non ho affatto scritto questo e la tua deduzione, a proposito delle mie frasi, è sbagliata sotto il profilo logico.
    Dalle mie parole non si può dedurre nulla del genere: infatti non vi è alcun rapporto necessario di causa-effetto fra le mie affermazioni e la tua arbitraria interpretazione attuale.

    Mi sembra, e scusa la sincerità, un accanimento dovuto semplicemente al desiderio di contestare fino alla fine pur di non ammettere le ragioni altrui. Perciò non mi soffermo a spiegare che cos'è un rapporto necessario di causa-effetto e tutto il resto.

    Confermo in pieno tutto quello che ho scritto nei miei commenti, parola per parola.

    Saluti

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