giovedì 28 gennaio 2010

VECCHI E NUOVI RAZZISMI

Ieri, i blogs e le pagine dei giornali erano colmi di scritti in memoria della Shoa, dicendo “per non dimenticare”. Come non essere d’accordo? Ma badate però che il problema della memoria è un problema estremamente delicato, in quanto non basta ricordare, ma occorre anche ricordare bene. Ricordare bene è anche non ricordare selettivamente, cioè non concentrarsi su un unico soggetto, ma invece avere il quadro globale di tutto ciò che va ricordato. In questo senso, ho particolarmente apprezzato il post apparso su uno dei blog che seguo, in cui, sorprendentemente, proprio a proposito della Shoa e della sua commemorazione, riporta non l’immagine dei campi di concentramento nazisti, quanto uno sterminio ancora più recente, e perpetuato in tutt'altra zona del mondo. Meglio di qualunque discorso, quel post ci sottolinea come la commemorazione non sia un’azione di analisi e giudizio storico, quanto invece uno strumento per l’oggi, per tenere lontano dal mondo contemporaneo l’ombra della follia sterminatrice collettiva, commemorare insomma perché non accada più. Con questo spirito, la Shoa ha un significato esemplare, è un esempio a noi particolarmente vicino temporalmente ed anche dal punto di vista culturale.

Però, questo aspetto della Shoa come simbolo di tutti i genocidi, di tutte le atrocità commesse dall’umanità in nome delle più diverse ideologie di morte, deve essere fortemente sottolineato. Se si ricorda e basta, se, anche come si è fatto con gli attentati dell’undici settembre 2001, si prende un avvenimento e gli si da’ un ruolo di evento unico, un punto di svolta storico, rendendolo quindi singolare, si fa un’operazione opposta e per me scorretta. Se il ricordo della Shoa lo si isola, lo si considera soltanto in sé, il risultato è quello di trasformare un’operazione di memoria in operazione di oblio: ricorderemo la Shoa, e dimenticheremo contemporaneamente tante altre atrocità, alcune a noi anche prossime (io sono solito ricordare il genocidio di armeni ad opera dei turchi nel 1915, maggiore per numero di persone trucidate, alla stessa Shoa). Ciò è tanto più vero per un aspetto importante, che i trucidati sono i vincitori e i trucidatori sono i vinti. Guai se per conservare ed alimentare la memoria, ci facciamo guidare da chi sia stato il vincitore! Cosa è rimasto in noi Europei della memoria dei nativi delle Americhe, degli stermini dei pellirosse perfino mediante contagio col vaiolo? Dimenticheremo in quel caso perché lo sterminio è stato compiuto dalle popolazioni risultate vincitrici, mentre chi l’ha subito ha perso, anche in virtù della furia sterminatrice dei nostri progenitori? Commemoriamo quindi la Shoa come simbolo ed esempio di tutte le atrocità commesse dall’umanità.

C’è un secondo aspetto su cui mi vorrei soffermare, e che riguarda più specificamente il razzismo. Leggo che ieri a Roma sono apparse scritte antisemite, e dico che davvero queste oggi cose da sfigati. Ma davvero c’è ancora chi ha un’ideologia antisemita? Ci sarà, su questo non c’è dubbio, ma si tratta davvero di episodi marginali di persone marginali, di qualcosa certo da cui guardarsi, ma avendo consapevolezza che esiste un razzismo ben più pericoloso, perché rischia di coinvolgere la maggioranza degli Italiani. Io lo chiamo neorazzismo e lo si può definire facilmente come razzismo verso i poveri. Da questo punto di vista, è la forma più pericolosa di razzismo, perché non si basa su stupide questioni di razza, facilmente smontabili alla prima analisi razionale, ma piuttosto sulla difesa pervicace di privilegi, reali o presunti tali. Come avviene sovente, questa volontà di separarsi dai più poveri, anzi possibilmente di non vederli neanche, si traveste oggi di motivazioni culturali. Così, ce la prendiamo con i Rom perché sono ladri sistematici a causa della loro stessa cultura, ce la prendiamo coi musulmani perché sono terroristi, o quanto meno sono intolleranti, sono contro le donne (cultura maschilista), rifiutano insomma di integrarsi, dove integrarsi significa abbandonare i loro costumi ed assumere i nostri. Fatto sta che Gheddafi, che certo non nasconde la sua fede musulmana, ha facilmente trovato frotte di ragazze pronte a farsi arringare da lui per un piccolo contributo finanziario: ma appunto, Gheddafi è ricco, e allora si passa sopra la sua appartenenza all’Islam.

Riassumendo, questo vuole essere un appello a tenere ben dritta la barra, a non baloccarci col passato, non scorgendo quanto il presente, pur confermando il dato dell’intolleranza portato alle estreme conseguenze del genocidio, possa trasformarsi, occultarsi, rendersi all’apparenza altro, rendendoci inermi rispetto ai pericoli presenti.

44 commenti:

  1. Certo! Guardare al ieri, ma soprattutto vigilare sull'oggi e sui pericoli reali che ci attendono dietro l'angolo. Mai abbassare la guardia, insomma!

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  2. perchè la distruzione sistematica di razze indigene messa in atto dai "conquistatori", mascherati da esploratori o da missionari ce la siamo dimenticata????? la prevaricazione di chi si sentiva superiore verso popolazioni indifese che se si ribellavano e combattevano lo facevano solo per salvaguardare le proprie tradizioni e il suolo natio, sono secoli che questo succede.

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  3. Ricco e povero è veramente questo il vero metro del razzismo classista all'italiana.
    L'ho sempre pensato.

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  4. la ricchezza - stranamente - ha la capacità di far sorvolare sui crimini e le ingiustizie che tanto, e giustamente, ci offendono qui sullo stivale. Come mai quando negli Emirati Arabi (sfondati di petrolio) o in Iran (petrolio, armi ecc..) vengono lapidate donne, impiccati oppositori nessuno sembra dire niente? anzi, si fanno affarucci non c'è male con quei paesi, ed a farsi fottere l'indignazione (Cina docet, vero USA?) ma se i misfatti sono opera di morti di fame ovunque nel mondo, beh allora sale la "vibrante protesta" !

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  5. Che altro aggiungere!? Sei davvero saggio!

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  6. @Angelo Azzurro
    E' come una componente brutale in tutti noi che dobbiamo tenere sotto controllo, in noi stessi e negli altri attorno a noi.

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  7. @Zefirina
    Io citavo il caso dei nativi americani, una citazione pressochè obbligata per la sua dimensione immane, ma anche noi italiani, durante la stagione imperiale mussoliniana, di genocidi coloniali ne sappiamo qualcosa.

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  8. @Gio
    Ma forse non solo italiano... :)

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  9. Una sfumatura dei ricordi, perchè non siano celebrazioni svuotate dal sentimento.

    é assai più facile essere razzisti contro i poveri e, mi piace aggiungere, contro i brutti: qualcuno vorrebbe mai allontanare dal proprio uscio Naomi Campbell se, suonasse alla nostra porta?

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  10. Appello sacrosanto. Altre parole sono superflue.

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  11. @Fabio
    Questo è vero anche nel caso di singoli individui: vorrei vedere questi leghisti, quelli più feroci tra loro, come si inchinerebbero davanti al potente di turno, fosse pure di colore...

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  12. @Ornella
    Grazie per le tue graditissime visite :)

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  13. @Saamaya
    Eh no, anche se la Campbell sembra abbastanza litigiosa :-D

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  14. @Daniele
    Sì, ho visto anche sul tuo blog che siamo d'accordo :)

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  15. "Di genocidi coloniali ne sappiamo qualcosa"vedi questa è una di quelle cose su cui invece di ricordare si preferisce dimenticare.
    In Italia mai fatti i conti con questi tragici fatti,si preferisce pensarci come "italiani brava gente".Non è così e quindi il giorno della memoria è per ricordare solo le nefandezze dei nazisti e su tutto il resto un ipocrita silenzio.

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  16. Sono tante e troppe le cose che non dobbiamo dimenticare, specie che essendo uomini non facilmente possiamo cambiare la nostra anima divisa e razzista per natura.
    Le tue parole sono comunque sempre sagge equilibrate e terribilmente vere.
    Un cordiale saluto

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  17. Sì, l'Olocausto deve essere considerato un simbolo a perpetua testimonianza di tutti i vergognosi genocidi di cui gli esseri umani si sono macchiati.

    Hai poi toccato un punto centrale, a mio avviso, sul quale mi sono soffermata anch'io più volte: non si vuole vedere la povertà, non si vogliono vedere i poveri. C'è persino chi sforna leggi ad hoc per impedire al povero di farsi vedere. O di vivere in certi paesi. Questo è molto preoccupante perché prima di tutto rivela lo sprezzo e il razzismo verso chi è indigente, e inoltre testimonia la volontà di uniformare le masse, di livellarle incastrandole in un determinato stile di vita considerato ormai Giusto e Superiore. Non c'è spazio per la "diversità" e chi non vuole essere completamente emarginato deve adeguarsi, fingendo di avere ciò che non ha, indebitandosi e desiderando ciò che desiderano tutti. Si può essere indigenti, sì, a patto però di nasconderlo, altrimenti si viene pure accusati di mancare di dignità.

    Saluti e buona serata.

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  18. C'è una cosa che letto in questi giorni. Questo Paese non ha mai chiesto perdono per quello che ha combinato, come per esempio le leggi razziali. E quindi mi sembra ci sia un irresponsabilità generalizzata. Pericolosa.

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  19. Appello giustissimo e appropriato più di ogni altro. E mi permetto di aggiungere che è uno dei difetti principali dell'umanità e, sicuramente, del popolo italiano: l'ostinazione a voler tenere ben viva la memoria storica e la concorrente incapacità di tradurre tale memoria nell'analisi di realtà a noi contemporanee.

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  20. Temo di non essere d'accordo.
    Quando dici:
    "Commemoriamo quindi la Shoa come simbolo ed esempio di tutte le atrocità commesse dall’umanità"
    Innanzitutto non mi piacciono queste generalizzazioni: "l'Uomo è cattivo", "la malvagità dell'Uomo" e cose di questo genere. L'Uomo, l'Umanità, non esiste, esistono gli uomini. E gli uomini vivono in società. Anche tu ed io siamo umani eppure non abbiamo commesso alcuna strage né vorremmo commetterla.
    In secondo luogo non penso si possa diluire l'olocausto ebreo, o il massacro degli armeni, sotto l'etichette "stragi compiute dall'Umanità". Non mi sembra corretto nei confronti delle vittime. Quelle stragi furono compiute da nemici precisi e identificabili per motivi precisi e identificabili che non sono "la malvagità umana" e mitologie di questo tipo.
    Quanto al razzismo non penso c'entrino SEMPRE motiviazioni di classe. Indubbiamente gli individui poveri sono più svantaggiati di quelli ricchi quando sono soggetti al razzismo. Ma non penso che sia un'equazione così automatica.

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  21. @Stefania
    Autoassolversi è un esercizio comodo e tranquillizante...

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  22. @Luce
    Sì, volevo proprio dire questo: non nasconderci dietro un singolo fatto seppure così tragico ed esemplare, ma ricordarne tanti, visto che tutti è comunque impossibile.

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  23. @Romina
    Per esemplificare come il razzismo si manifesti verso i poveri, ce lo vedresti tu un italiano che chiami un cittadino USA extracomunitario? Eppure, sarebbe del tutto corretto, ma vista l'accezione negativa che il termine ha assunto, ci guardiamo bene dall'usarlo.

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  24. @Alberto
    Sì, fortunatamente Zefirina mi ha dato l'opportunità di ricordare il passato coloniale, e ti ringrazio di avere ricordato le leggi razziali promulgate dal fascismo. Senza citare i peccati di casa, il tutto sarebbe risultato monco.

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  25. @Alessandro
    Potremmo dire: l'attualità della storia, e l'importanza di fare in modo che certe tragedie non si ripetano più.

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  26. Sgombriamo intanto il campo da un fraintendimento: non ho scritto, nè ho mai pensato in verità, che l'uomo sia malvagio. Per me, dire una tale cosanon avrebbe senso: l'uomo è così com'è, e qualsiasi giudizio di valore dovrebbe trovare un termine di paragone, che ovviamente, considerando l'umanità nel suo complesso, non può esistere.
    Ciò chge intendevo era che l'uomo è capace, proprio perchè è fatto anche di cultura, di commettere le pegiori atrocità. Commemorare tragedie ed eccidi del passato, per me significa soltanto come lezione per l'oggi, perchè evitiamo di caderci di nuovo.
    secondo me, sbagli a non farti carico degli errori dell'umanità, perchè convinto ideologicamente che prima viene l'individuo, e poi la società. Per me, è esattamente l'opposto: la scoitetà viene prima ed è essa che fa gli individui. Detto9 ciò, non pretendo di convincerti, solo spiegare il mio punto di vista.

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  27. L'antisemitismo esiste. È diffuso. Galoppante. Talvolta a sinistra si maschera dietro un suposto antisionismo. Si concretizza in frasi dall'apparenza banale: "gli ebrei controllano la stampa, controllano l'America, controllano la finanza" eccetera...Chi non ha sentito parlare di "lobby ebraica"?
    Questa è la banalità dell'antisemitismo quotidiano, e non sempre a esprimerla sono quei "poveretti" di cui parli nel tuo post...

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  28. Ricordare non ha impedito piccoli e grandi genocidi dopo la seconda guerra mondiale
    Alcuni decisamente spaventosi anche per numero di morti...
    E quindi sono d'accordo che non basta ricordare... mirco

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  29. Neanche io pretendo di convincerti, semplicemente penso esista un equivoco nella comunicazione. Per me non ha senso mettere in contrasto l'individuo e la società. La società fa l'individuo e l'individuo fa la società. Fine. Per quanto riguarda il post dicevo che non vedo per quale ragione "l'Umanità in quanto tale" (ammesso che esista) debba assumersi la responsabilità della Shoa.

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  30. @Chiara
    Evidentemente, abbiamo percezioni differenti. Non vorrei però che non si possa rivolgere critiche non agli ebrei, ma a certe scelte politiche dello stato di Israele. Se tu pensi, ad esempio, che parlare di lobby ebraica sia antisemitismo, allora è facile trovare segni di antisemitismo. Per me, ti dirò chiaramente, esiste, come esiste una lobby araba, esiste la lobby cattolica, e così via. Diciamo che è difficile resistere alla tentazione di utilizzare contatti e legami di altra origine, ad esempio religiosa, per scopi differenti, di potere in generale. Non capisco se tu dici che non esistono o che non bisogna parlarne: a me non pare un'accusa infamante, il lobbismo ad esempio negli USA è un'attività lecita, quasi rispettabile direi.
    Io veramente considero tuttora l'antisemitismo come una forma di razzismo che considera gli ebrei esseri inferiori per motivi genetici. Non vorrei che invece ogni critica ad un ebreo o un gruppo di ebrei venga considerato antisemitismo. Si tratta di un discorso delicato perchè mi rendo conto di quanto stia in un ambito scivoloso, ma evitiamo facili ed errate semplificazioni.

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  31. @Mirco
    Ricordare e vigilare: l'attualità del pericolo razziale.

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  32. @Matteo
    Farsi carico, non significa considerarsi responsabile, ma quello che dicevo: ammettere che esistano culture assolutamente umane che portano a commettere i crimini più atroci, e assumere un atteggiamento vigile perchè questo non ebba a ripetersi.

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  33. @Vincenzo: Le parole, le espressioni, non sono innocenti. Si portano dietro il peso della storia e le connotazioni che la Storia ha dato loro. L'espressione "lobby ebraica" è utilizzata dagli antisemiti francesi tra le due guerre. La si ritrova nei Protocolli dei Savi di Sion che pongono l"accento sul controllo della finanza internazionale da parte degli ebrei . È utilizzata oggi in Francia negli ambienti antisemiti dell'estrema destra come "lobby ebraica" o "lobby giudeo-massonica".

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  34. @Chiara
    Capisco il tuo punto di vista. Ciononostante, dovremmo anche chiederci se è una tattica adeguata evitare di imporre anche il senso delle parole, se la vera sconfitta dell'antisemitismo non consista anche nel ridare alle parole il giusto significato (e comunque la lobby giudeo-massonica è un'espressione ben più grave, chiaramente da rigettare in toto). Attorno alle parole, si combatte la battaglia più furiosa e fondamentale, quella ideologica.

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  35. Mi trovo d'accordo con l'ultima risposta che mi hai dato.
    Vorrei però intervenire però su questo problema dell'antisemitismo. Personalmente penso che chi sia antisemita nel 2010 abbia qualche problema psicologico. Però invito a non confondere due termini diversissimi: antisemitismo e antisionismo. E' vero quello che dice Chiara, le parole sono importanti, perciò stiamo attenti a non confonderle.
    Io sono contro qualsiasi nazionalismo, non mi interessa se sia italiano, francese, americano o israeliano. L'antinazionalismo e l'antifascismo, per fortuna, in genere sono considerati qualcosa di positivo. Stranamente però non quando si è contro il nazionalismo e il fascismo israeliano, quello che chiamiamo sionismo. Io sono antisionista senza essere antisemita esattamente come sono antifascista, antinazista o antipinochettista, senza essere antiitaliano, antitedesco o anticileno. Non so se è chiaro.

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  36. @Matteo: Antisionista significa negare il diritto ad esistere dello stato di Israele.
    Se neghi allo stato di Israele il diritto di esistere, in effetti, sei antisionista.

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  37. @Chiara
    Non capisco però perchè tu voglia radicalizzare le alternative. Il progetto di costituire la stato di Israele sulla base di una decisione politica e a freddo, ha in effetti qualcosa di criminale ed inaccettabile. Ciononostante, bisogna prendere atto dell'esistenza di questo stato, e adesso sarebbe al contrario criminale predicarne la distruzione. A volte, nelle situazioni più radicali, dovrebbe trovarsi un punto di equilibrio ragionevole, di buon senso. E' la stessa alternativa che pongono spavaldamente i leghisti sull'immigrazione: a volte, le situazioni semplicemente sono senza soluzione, e vanno trattate con buon senso, gestendone lo svolgimento e senza pretendere la soluzione finale e perfetta. Portare alle estreme conseguenze un ragionamento a volte porta all'assurdo.

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  38. @Vincenzo: qual sarebbe stato, secondo te, il buon senso da seguire nel 1948? Per non parlare del fatto che il sionismo nacque assieme ai pogrom, che alla fine dell'8OO imperversavano in gran parte dell'Europa e si rafforzò proprio durante la preparazione e l'esecuzione dell'Olocausto...Quale buon senso dovevano avere gli ebrei a quell'epoca, secondo te?

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  39. @Chiara
    Mi sarò spiegato male: il buon senso lo chiedevo a noi stessi, non agli ebrei.
    Sai in ogni caso benissimo che senza l'aiuto degli inglesi, col piffero che gli ebrei riuscivano a costituire il loro stato. Questo per sottolineare che le cose sono molto più complesse, e che quella scelta non fu solo degli ebrei ma della comunità internazionale, che pensò bene di disfarsi delle proprie responsabilità scaricandole sui palestinesi.
    Ti potrei rispondere con un'altra domanda: quale buon senso allora dovrebbero mostrare i palestinesi, a cui fu sottratto il territorio, e che da allora vivono come sappiamo, con una sovranità ridotta ai minimi termini?
    Facciamo a chi è più forte? Dovremmo imparare a guardare le cose da tutti i punti di vista, non solo da uno, non ti pare?

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  40. ...e aggiungo, quando sui muri di tutta Europa spiccavano le scritte "ebrei tornatevene in Palestina!" ????

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  41. Chiara, ti sbagli. Antisionismo non vuol dire opporsi all'esistenza dello stato di Israele (sebbene uno stato etnico non mi sembra proprio il massimo della modernità) vuol dire opporsi al fanatismo sionista. Il sionismo è una forma di fascismo a tutti gli effetti. Vai a vedere cosa dicevano Theodor Herzl o ben Gurion, questi grandi padri di Israele che consideravano i palestinesi come degli animale contro cui usare anche la tortura e la violenza, cosa che poi puntualmente è stata messa in pratica. E questo molto prima della Shoa e della nascita del nazismo. Gli israeliani si sono comportati con i palestinesi in modo molto simile a come i nazisti perseguitarono gli ebrei. Ecco perché sono antisionista e non c'entra niente "il diritto a esistere di Israele" che nessuno mette in discussione. Al contrario di quanto fa Israele che ce la mette tutta per opporsi alla creazione di uno stato palestinese che ha assediato i civili palestinesi chiudendoli nelle loro frontiere e imponendo loro un embargo praticamente totale.

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  42. @Matteo: dovresti davvero leggere Ben Gourion e pure Hertzl, e non hai bisogno di conoscere l'ebraico perché quasi tutto quello che ha scritto Ben Gurion lo puoi leggere anche in inglese...non troverai mai, dico mai, affermazioni come quelle che citi...ho trascorso due anni a Sdé Boker proprio a studiare Ben Gurion e le sue prese di posizione considerate da molti addirittura "antiebraiche"...
    In ogni caso, visto che non metti in discussione "il diritto a esistere dello stato di Israele", sei oggettivamente sionista.

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  43. Cara Chiara, primo, ti sbagli, Herzl si dichiarò a favore della deportazione dei palestinesi. E poi basta vedere quello che gli israeliani hanno fatto: hanno espropriato un popolo della loro terra, lo hanno massacrato, lo hanno distrutto. Penso non sia il caso che ti citi tutti gli squadroni della morte sionisti che con l'avallo del governo israeliano hanno commesso i peggiori crimini della storia recente. Secondo, io non sono sionista affatto e lo considero un insulto, al pari di fascista. Il sionismo, come dicevo è una forma di nazionalismo e io sono contro ogni nazionalismo. Se potessi scegliere preferirei non uno "stato ebraico", uno stato etnico che è roba da nazisti, ma uno stato in cui possano stare assieme ebrei e palestinesi con pari diritti, ma visto che a causa di inglesi, americani e sionisti questo non è più possibile prendo atto della situazione e anche io sono per "due popoli due stati", che si tengano pure il loro stato etnico, ma almeno riconoscano lo stesso diritto ai palestinesi(la posizione di israele è due popoli e un solo stato, il nostro)
    Terzo, sembra che ai difensori di Israele interessa solo che nessuno non metta in discussioni il loro stato, non gli interessa però che il governo israeliano nega questo stesso diritto al popolo palestinese, non gli interessa delle stragi perpetrate ai danni dei civili, dell'embargo imposto da Israele, dell'espropriazione dei palestinesi. Tutto questo a loro non interessa, interessa solo che si dica "Israele ha diritto al suo stato".

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  44. Matteo, quando avrò tempo scriverò un post sul mio blog per spiegarti perché, tuo malgrado, sei sionista...

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