mercoledì 27 gennaio 2010

RUBRICA SETTIMANALE DI POLITICA INTERNA. N. 24

Nell’interminabile telenovelas del PD, si apre un’ulteriore fase. I veltroniani hanno sferrato un attacco scoperto alla segreteria ed alla sua maggioranza, mentre Franceschini e i suoi sostenitori hanno assunto un atteggiamento più predente. Mi pare che le motivazione dei veltroniani siano politicamente fondate: del piano verso una struttura più fortemente bipolare che Veltroni aveva in testa, partorirne l’accordo, tra l’altro a tutti i costi, con l’UDC sarebbe una conclusione paradossale. Questo è quanto è dato vedere delle dinamiche interne a questo partito. Il secondo aspetto che dovremmo considerare è l’atteggiamento esterno al PD, quello delle formazioni ad esso più vicine. Mi hanno colpito nei resoconti giornalistici di questi due ultimi giorni i comportamenti di Vendola e di Di Pietro.

Vendola ha rilasciato una dichiarazione molto conciliante verso D’Alema, a cui ha sostanzialmente riconosciuto il merito di avere comunque accettato di andare alle primarie in Puglia. Non c’è dubbio che riconoscere, come dire, l’onore delle armi agli sconfitti suoni nobile e concorra a svelenire il clima post-primarie. Ciononostante, voglio ritornare su queste dichiarazioni perché, malgrado ne comprenda la sensatezza, ne contesto comunque l’opportunità.

Andiamo adesso a Di Pietro, che si è incontrato con Bersani, e alla fine del colloquio ha dichiarato che l’alleanza col PD è una scelta di lunga data. Come dire che questi due partiti hanno siglato tra loro un patto che, come è ovvio, non è importante per il futuro (ci saranno mille occasioni per aggredirsi reciprocamente), ma piuttosto proprio per l’oggi: in sostanza una seconda stampella esterna fornita a Bersani. In questo contesto, non citerei, perché appariva scontata, la nomina di D’Alema alla Presidenza del Copasir.

Dal punto di vista della tattica politica, le mosse di Vendola e Di Pietro appaiono appropriate: non c’è dubbio che sia proprio Veltroni l’avversario più pericoloso per tutti coloro che a sinistra vogliono muoversi fuori dall’orbita del PD.

Vi vorrei però proporre una visione più ampia, non limitata alla tattica di breve periodo, una visione insomma strategica, che mi pare abbia raggiunto i giusti tempi di maturazione. E’ una visione che mi pare nelle formazioni più prossime al PD, ma alla sua destra, sia già stata acquisita, quella del dissolvimento del PD. Ci dovremmo credo chiedere quale sia la strategia innanzitutto di Casini, a cosa può preludere questo evidente avvicinamento al PD. A me appare abbastanza evidente che Casini abbia trasgredito alla sua posizione autonoma, anche se supportata ancora dalla teoria dei più forni, proprio perché si appresta ad accogliere tutta una frangia consistente del PD quando questo dovesse sciogliersi. La stessa strategia mi pare portata avanti da Rutelli e dal suo APL, che a mio parere si appresta a convergere su un nuovo UDC, proprio nel momento dell’adesione prossima ventura di pezzi consistenti del PD. Queste strategie, si badi bene, non sono previsioni, sono atti politici concreti, volti a favorire ed accelerare questo scioglimento del PD. A me pare una politica abile, che punta sul creare problemi di ogni tipo al rapporto del PD con pezzi della sinistra, come esemplificato proprio dal caso della Puglia, fare terra bruciata a sinistra e proporsi come alternativa credibile, perché va ad occupare uno spazio politico contiguo, per quella parte del PD che mai potrebbe schierarsi a destra.

La stessa consapevolezza della sorte segnata del PD e dei suoi politici più rappresentativi non la vedo a sinistra, soprattutto non la vedo in Vendola, e nella sua volontà di rappacificarsi con coloro che ha sconfitto. In lui, come in Di Pietro, vedo un’attenzione forse anche in loro di appropriarsi di pezzi del PD di sinistra, ma senza volere rischiare, senza quindi lavorare per la demolizione della leadership del PD, interpretando quindi un ruolo passivo in questa evoluzione. Ma la spaccatura del PD, e forse essi non ne sono pienamente consapevoli, è tutt’latro che scontata. A me pare che se essi forniscono un supporto a D’Alema e Bersani, questi e i loro accoliti possono ancora chissà per quanto andare avanti, non risolvendo comunque i loro problemi, non interpretando il ruolo che gli Italiani domandano di fare una seria e credibile opposizione, ma tirando a campare come hanno fatto sino ad adesso.

Mi pare anche di cogliere in Vendola un’attenzione centrale, e che io reputo comunque eccessiva, al problema delle regionali pugliesi, e quindi ancora una volta lasciando senza alternative credibili la situazione nazionale di tutta l’area di sinistra.

8 commenti:

  1. Sì Di Pietro sta assistendo passivamente a questo processo evolutivo più che di demolizione del PD (mai è stato un vero partito e una vera sinistra).
    L'Italia dei Valori, nonostante le critiche, non vuole staccarsi dal PD, gli serve.

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  2. Puntavo sul PD perchè volevo gente onesta. Ora non si distinguono molto nè come scelte di candidati nè come rigore morale. Bersani è immobile. Attendo chi stacca la spina, ma non succederà perchè il bisogno di uno stipendio davvero è fortissimo in tutti ( e magari lo capisco pure)

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  3. Se capisco bene pensi che presto il Pd si frantumerà in tanti pezzi,chi andrà con Rutelli chi andrà con Casini,chi con Dipietro.Una prospettiva tragica,sostanzialmente non ci sarà un partito di opposizione di un qualche peso.Spero che non vada così altrimenti il futuro sarà ancora più nero di questo già grigio presente.

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  4. Insomma è un gran casino!

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  5. @Gio
    Effettivamente, per Di Pietro la situazione esistente è la più vantaggiosa. Un chiarimento a sinistra, ma probabilmente anche se si verificasse a destra, lo costringerebbe a uscire dall'obiettiva ambiguità della posizione dell'IDV.

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  6. @Antonella
    Secondo me, seguiteranno a perdere pezzi, e soprattutto elettori. Se il processo di disfacimento diventa palese, vedrai che ci sarà la gara tra i topi a chi abbandona per primo la nave.

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  7. @Stefania
    Ma no, sai, non è detto. Io ad esempio penso che la chiarezza che ne deriverebbe farebbe bene alla sinistra. Quel che tentavo di dimostrare inn un precedente post è che ci sono circa 16,5 milioni di persone assolutamente impermeabili alla destra nelle sue varie forme. Si tratta quindi, a mio parere, di rappresentarli al meglio, e credo si debba convenire che il gruppo dirigente del PD sia davvero il peggio in questo senso.

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  8. @Ornella
    Sì, ed è quindi il momento di fare chiarezza.

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