domenica 17 maggio 2009

LE MIGRAZIONI (PARTE SECONDA)

In questa seconda parte, tenterò di affrontare le tematiche dell’attualità. Vorrei ricordare brevemente alcune conclusioni a cui ero giunto nella prima parte.
Le migrazioni vanno considerate come parte integrante ed ineliminabile della stessa storia dell’umanità. Fino ad un certo punto, date le enormi difficoltà di comunicazione, la migrazione di un popolo era ostile e si confondeva anzi con un’azione militare verso l’altro popolo di cui non si conosceva nulla, e che naturalmente aveva una cultura del tutto difforme. Nella fase post-coloniale e fino a tutti gli anni settanta, si sviluppò un tipo specifico di migrazione che andava selettivamente dal paese liberato al paese ex-colonizzatore. Ricordo perfettamente che già nel 1971 a Londra, c’erano già molti neri: lo ricordo così bene perché fu una cosa che mi colpì, non avendo mai prima avuto confidenza con la stessa vista di quel colore della pelle (ero molto giovane, tengo a sottolinearlo… :-d ). Questo fenomeno della migrazione specifica conferma ancora una volta quanto sia importante l’informazione: si va verso nazioni di cui quanto meno si deve conoscere l’esistenza. L’altra motivazione consiste nello stato di disagio nel luogo di provenienza. Successivamente, nel post precedente, sviluppavo questa seconda motivazione per le migrazioni provenienti dall’Africa. Sottolineavo, concludendo, che chi ha coinvolto gli africani sono proprio i paesi sviluppati, tentando di sfruttarne le risorse, anche, naturalmente, quelle minerarie, e, per raggiungere tale obiettivo, non abbiamo evitato di favorire l’insediamento di governi dittatoriali e a volte perfino sanguinari, e di sconvolgere l’agricoltura locale.
La prima considerazione che si dovrebbe trarre da queste premesse è che le migrazioni sono una realtà con cui fare i conti, piuttosto che un fenomeno da eliminare: abbiamo bisogno di elaborare una strategia di gestione della migrazione.
Tutti coloro che pensano che sia un problema da risolvere una volta per tutte, magari con provvedimenti paramilitari come i leghisti, prima ancora di mostrarsi inumani, attuano una strategia che non potrà funzionare. Di fatto, chi puntasse a una politica di respingimenti, dovrebbe intanto riuscire ad intercettare tutte le imbarcazioni. In quei numerosi casi poi in cui c’è già in corso un naufragio, o ci sono prospettive realistiche che un naufragio possa avvenire a breve, trarre in salvo i naufraghi è un obbligo.
Pertanto, i respingimenti possono solo costituire degli atti dimostrativi e non sistematici. Difatti, la motivazione che viene addotta è che essi hanno un valore dissuasivo. Le motivazioni però che conducono questa gente fin sulle nostre coste sono molto forti, la vita è molto difficile in Africa, e a volte si sfugge a morte certa. Tanti, per giungere alle coste libiche, attraversano il deserto nelle condizioni più difficili, e tanti in questo percorso trovano la morte. Sono persone disperate: chi può ragionevolmente credere che sia possibile dissuaderli?
Torniamo quindi al punto: qui non si tratta di arrestare un fenomeno di dimensioni enormi e che si basa su motivazioni fortissime, si tratta piuttosto di gestirlo nella maniera più conveniente e umana possibile. Per gestirlo appropriatamente, il fenomeno dev’essere conosciuto in tutti i suoi aspetti.
Io mi chiedo come sia possibile condurre un dibattito su queste questioni senza mai riportare numeri: quanti stranieri abbiamo nel nostro paese con visto di soggiorno regolare, che tentativo di quantificazione del fenomeno dei clandestini possiamo stimare, come questi numeri si collocano nella situazione demografica italiana, quali sono i flussi principali, attraverso quali percorsi arrivano…
I numeri sono certamente ragguardevoli. Vorrei dire subito: possibile che questi disperati che arrivano via mare in numero certamente inferiore a cinquantamila unità l’anno possano mettere a rischio gli equilibri demografici dell’Italia? Stiamo parlando di una percentuale di ingressi inferiore all’un per mille dell’attuale popolazione italiana, a meno di un decimo dei nati in Italia, chi può considerare questi numeri come in grado di stravolgere la situazione italiana.
Andiamo adesso ad un’altra argomentazione che trovo spesso anche sui blogs. Persone apparentemente ragionevoli mettono in guardia dall’immigrazione facile. Sembrano portare argomentazioni razionali, siamo troppi, non c’è spazio, non si respira, esercitiamo una pressione demografica incompatibile con una politica rispettosa dell’ambiente.
Sono argomentazione note, portate avanti anche da coloro, enon sono pochi, che ritengono che vada imposta una politica di denatalità.
Io, ovviamente, riconosco che tali motivazioni non sono prive di fondamento, ma siamo certi di essere in grado di quantificare quale sia il numero di uomini giusto per il nostro pianeta? Io vorrei sommessamente ricordare che gli USA, da soli, consumano qualcosa dell’ordine di un quarto del totale dell’energia consumata sul nostro pianeta, con una popolazione di solo il 5% del totale. Dal punto di vista energetico quindi, se i sette miliardi raggiunti fossero, come alcuni affermano, il massimo compatibile con gli equilibri naturali, ne deriverebbe che la terra potrebbe sopportare meno di un miliardo e mezzo di uomini USA. Allo stesso modo, si potrebbe considerare il caso opposto: il consumo energetico di un africano è così basso, che svariate decine di miliardi di loro consumerebbero meno energia di quanto oggi ne consuma la popolazione di sette miliardi.
Quando mi sollevano obiezioni di tipo demografico, io faccio l’esempio dell’autobus. Stiamo su un autobus, e una persona bussa chiedendo di salire a bordo. Non dovremmo prima di dirgli di no verificare se stiamo tutti seduti al proprio posto e non ci sia qualcuno che piuttosto, sdraiandosi, ne occupi tre o perfino quattro da solo?
I problemi che l’immigrazione ci pone sono per la gran parte nostri problemi che ci portiamo da sempre. Potrei brevemente ricordare il problema del rispetto delle regole e quella collegata della criminalità. Potremmo anche parlare del sovraffollamento delle areee urbane: sono problemi che non hanno atteso l’immigrazione per porsi prepotentemente. Chissà che questi problemi siano risolvibili più facilmente di come la storia recente ci suggerirebbe!
Prima di chiudere, non posso tacere l’opinione di altri che, al contrario, sostengono che un flusso adeguatamente elevato di immigrati sia essenziale per mantenere l’equilibrio demografico. In particolare, la nostra popolazione, per l’effetto duplice di una natalità decrescente e un allungamento della vita media, diventa sempre più vecchia. Questo si vede nelle nostre città ma, aldilà di un aspetto che potremmo definire estetico, può comportare, come linea di tendenza, difficoltà a pagare la pensione agli anziani.
Se un provocatore leghista sembra disinteressarsi del tutto della probabile morte dei respinti, cosa direbbero tanti se un altro provocatore proponesse di diminuire le cure fornite ai più anziani: una volta depotenziato il valore della vita umana, la cosa può diventare contagiosa.
Vorrei qui citare un bel post (
http://lamentepersa.blogspot.com/2009/05/oggi-ho-trovato-una-lettera-sotto-la.htm ) per poter rispondere qui ad alcune obiezioni che sono state lì sollevate. Io non mi trovo d’accordo con tali obiezioni, perché ritengo che la politica dei respingimenti sia, oltre che inumana, inefficace. In questi casi, lasciare accumulare la pressione di migranti è una strategia pericolosa, non per una volontà di rappresaglia da parte dei migranti, ma lo è per motivi obiettivi, come sarebbe se aumentassimo sempre più la quantità di gas presente in un contenitore.

18 commenti:

  1. Giustissimo Vincenzo.
    Qui nessuno parla di numeri, un dato piuttosto importante per qualsiasi decisione, figuriamoci poi se si deve decidere il destino di vite umane.
    Grazie!
    Lara

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  2. bel post vincenzo
    buon inizio settimana

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  3. “Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.”

    “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.

    (Dalla relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano
    sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912)

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  4. Concordo su ogni cosa.

    Sabato sono stata in piazza per una campagna contro il razzismo.
    Siamo messi peggio di quanto credevo Vincenzo!
    Ho sentito tante di quelle affermazioni...il totale disprezzo per ogni diritto umano.
    E' davvero molto, molto grave.

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  5. P.S. Non riesco ad accedere a quel link!

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  6. I NUMERI CI SONO :
    Caritas, dossier immigrazione in Italia quasi 4 milioni i regolari, La Repubblica,
    30/10/08
    La stima nel rapporto stilato con Migrantes al di sopra della media Ue e dei dati Istat
    Comunità romena la più numerosa, aumentano i minori e gli studenti
    Caritas, dossier immigrazione in Italia quasi 4 milioni i regolari
    Sono il 6,7% della popolazione; 1,5 milioni di lavoratori, 800mila iscritti al sindacato
    In 500mila lavorano in nero. Molti sono imprenditori. Contribuiscono al Pil per il 9%

    ROMA - Sono quasi quattro milioni gli immigrati regolari in Italia, con una incidenza del 6,7% sul totale della popolazione,
    leggermente al di sopra della media Ue. E' la stima fatta dalla Caritas italiana e dalla Fondazione Migrantes nel dossier
    annuale presentato oggi a Roma. I cittadini stranieri oscillano fra i 3.800.000 e i 4 milioni, precisa il dossier, sottolineando
    che il dato non è in contrasto con le cifre diffuse dall'Istat alcune settimane fa (quasi 3 milioni e mezzo di presenze) in
    quanto si tiene conto anche delle presenze regolari che, a causa delle procedure molto lunghe, ancora non sono
    registrate in anagrafe.
    Nell'ultimo anno la popolazione straniera è aumentata di circa mezzo milione e la comunità straniera più grande,
    raddoppiata negli ultimi due anni, è quella romena con un milione di presenze stimate. Il 62,5% degli immigrati si trova al
    nord (oltre 2 milioni), il 25% al centro (poco meno di un milione) e circa il 10% nel mezzogiorno (quasi mezzo milione).
    Gli immigrati nel territorio. La stima sulla presenza degli immigrati regolari in Italia varia quindi dai 3,5 milioni di residenti
    accertati dall'Istat e i 4 milioni ipotizzati dal dossier, ma per entrambi la popolazione immigrata è aumentata di diverse
    centinaia di migliaia di unità. Secondo il rapporto Caritas/Migrantes in Italia risultano presenti 3.987.000 persone
    regolarmente registrate. Gli immigrati sono uno ogni 15 residenti in Italia e uno ogni 15 studenti a scuola, ma quasi uno
    ogni 10 lavoratori occupati; inoltre, in un decimo dei matrimoni celebrati in Italia è coinvolto un partner straniero, così
    come un decimo delle nuove nascite va attribuito a entrambi i genitori stranieri.
    Comunità romena la più numerosa. La comunità romena, raddoppiata nel giro di soli due anni, conta 625 mila residenti e,
    secondo le stime del dossier quasi un milione di presenze regolari. Al secondo posto gli albanesi con 402 mila presenze
    e subito dopo i marocchini a quota 366 mila. Mentre intorno alle 150 mila unità si collocano le collettività cinese e ucraina.
    In termini percentuali gli europei rappresentano il 52% del totale degli stranieri residenti in Italia, gli africani il 23,2%, gli
    asiatici il 16,1% e gli americani l'8,6%. Secondo le stime del dossier la regione con il maggior numero di stranieri regolari
    è la Lombardia (953.600 presenze pari al 23.9% del totale), seguita dal Lazio (480.700 pari al 12,1% del totale) e dal
    Veneto (473.800 pari all'11,9% del totale).
    Popolazione minorile in aumento. Nel 2007 sono nati 64.000 bambini da entrambi i genitori stranieri e, se si tiene anche
    conto dei minori che vengono per ricongiungimento, emerge che la popolazione minorile aumenta in Italia al ritmo di
    100.000 unità l'anno; i minori stranieri residenti sono 767.060, dei quali ben 457.345 di seconda generazione, ovvero nati
    in Italia e gli studenti figli di immigrati aumentano al ritmo di 70.000 unità l'anno sfiorando le 600.000 nell'anno scolastico
    2007-2008 (574.133). Sono poco meno di 100 mila gli studenti romeni (92.734), albanesi (85.195) e marocchini (76.217),
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    http://www.osservatorioantigone.it Realizzata con Joomla! Generata: 18 May, 2009, 16:10
    quasi 30.000 i cinesi, 20.000 gli ecuadoriani, 15.000 i tunisini, i serbi e i montenegrini.
    Il lavoro e il sindacato. In Italia lavorano circa un milione e mezzo di immigrati, che rappresentano il 10% degli occupati in
    diversi comparti soprattutto al nord. A Brescia un lavoratore su cinque è nato all'estero. A Mantova, Lodi e Bergamo uno
    su sei. A Milano, uno su sette. In tutta la Lombardia quasi la metà dei nuovi assunti (45,6%) è nata all'estero. Un segnale
    della trasformazione radicale del mondo del lavoro riguarda le iscrizioni al sindacato: i tesserati immigrati hanno
    ampiamente superato la cifra di 800 mila lavoratori. Mentre la percentuale di iscritti al sindacato sul totale dei lavoratori è
    del 5%, la percentuale sul totale degli iscritti tra i lavoratori attivi raggiunge ormai il 12%.
    Almeno 500mila lavorano in nero. Il dossier stima che almeno mezzo milione di stranieri sono già insediati e inseriti nel
    mercato del lavoro nero, seppure sprovvisti di permesso di soggiorno. Il lavoro nero fra gli immigrati, osserva il rapporto,
    "è enormemente diffuso non solo presso le famiglie ma anche nelle aziende con un'ampiezza sconosciuta negli altri
    paesi industrializzati. In tre anni (2005-2007) è stato presentato circa un milione e mezzo di domande di assunzione di
    lavoratori stranieri con un'incidenza rispetto alla popolazione straniera già residente che va dal 10% al 25% nel 2007 (ma
    addirittura del 33% rispetto ai lavoratori stranieri già occupati).
    Imprenditori. L'85% delle aziende con titolari immigrati è stato costituito dal 2000 in poi. La collettività straniera che vanta
    tra le sue fila il maggior numero di imprenditori è quella marocchina, con 20 mila figure di questo tipo. Subito dopo arriva
    quella romena, tuttora in forte crescita, seguita dalla comunità cinese. Anche gli imprenditori albanesi non sono pochi con
    le loro 17 mila presenze. Il grosso dell'iniziativa degli immigrati che decidono di mettersi in proprio si concentra tra
    l'edilizia e il commercio: per entrambi i settori risultano quattro imprese su dieci.
    Ricchezza prodotta e spesa sociale. Secondo una stima di Unioncamere, gli immigrati concorrono per il 9% alla
    creazione del Pil, tre punti in più rispetto all'incidenza sulla popolazione. Gli immigrati hanno un costo in termini di servizi
    e assistenza: i Comuni italiani spendono specificamente per gli immigrati il 2,4% della loro spesa sociale (nel 2005,
    ultimo dato disponibile, 137 milioni di euro). Tenendo conto che gli immigrati sono fruitori anche di servizi a carattere
    generale, si può stimare che attualmente per loro si possa arrivare a una spesa sociale di un miliardo di euro, ampiamente
    coperti dai 3,7 miliardi di euro che, secondo una stima del dossier, assicurano come gettito fiscale.
    Raddoppiate le cittadinanze in tre anni. In tre anni, sono raddoppiati i casi di cittadinanza di stranieri: nel 2007 ad
    acquisire la cittadinanza italiana sono stati 38.466 stranieri. Il dato italiano è comunque uno fra i più bassi nell'Ue dove
    sono 700 mila i casi di cittadinanza registrati in Europa, quasi 2 mila al giorno.
    La criminalità. L'analisi congiunta delle statistiche giudiziarie e penitenziarie relative agli anni Duemila porta a queste
    conclusioni: gli immigrati regolari hanno all'incirca lo stesso tasso di devianza degli italiani. Gli addebiti giudiziari sono più ricorrenti per gli immigrati irregolari. La maggiore preoccupazione va riferita alle "mele marce" delle diverse collettività
    immigrate e alla criminalità straniera organizzata, che sta prendendo piede anche in collaborazione con le organizzazioni
    malavitose locali.
    Il dossier Caritas/Migrantes. E' diventato negli anni un punto di riferimento obbligato per tutti coloro che si occupano della
    tematica. Per certi versi è ormai una fonte prioritaria, anche se nel passato sono state sollevate polemiche a proposito
    delle cifre. Nel dossier di quest'anno la questione viene affrontata direttamente, spiegando anche i criteri adottati e
    contribuendo quindi a svelare il mistero delle cifre dissonanti rispetto a quelle ufficiali dell'Istat e del ministero dell'Interno.




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  7. @Lara
    Adesso Adelph ce li ha forniti: evidentemente bisogna usare il fai da te!

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  8. @Pietro
    Avevo letto di questa relazione: quando si dice non avere una memoria storica.

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  9. @Guernica
    Come per il calcio: dividiamoci tra favorevoli e contrari, quando si tratta soltanto di prendere atto del problema e fare la propria parte per gestirlo senza massimalismi.

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  10. @Guernica
    prova col copia/incolla

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  11. @Aleph
    Grazie per i numerosi dati che riporti. naturalmente, non è che affermassi che i numeri non ci sono, ma che i discorsi non partono dai numeri, in particolare da parte del governo.
    Naturalmente, li devo digerire: temo che sarete costretti a leggervi una terza puntata :-d

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  12. Eccomi :)

    Condivido quanto esposto per cui mi limito a sottolineare una cosa: chi sta al potere non è interessato ad adottare soluzioni concrete nel gestire il problema immigrazione, con regole rispettose della vita umana di queste persone.

    Chi sta al potere vuole VINCERE attraverso la PAURA (Karl Rove non ci ha insegnato nulla?).

    Non vedo altra soluzione se non nella consapevolezza degli italiani.

    gio

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  13. Appena hai scritto la terza parte mi permetto di linkarti :)

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  14. @Gio
    Prima di linkarmi, leggimi, magari non condividi... :-D

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  15. Si, leggo sempre e tutto il testo prima di commentare o linkare :)

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  16. Ottima analisi! Bisogna capire i bisogni degli ultimi, che abbiamo contribuito, con il loro sfruttamento, a depredare di risorse ed anima.
    Dopo i dati fornitici da Aleph,possiamo comprendere ancor meglio quanto l'immigrazione possa contribuire al miglioramento della nostra economia. Ma dobbiamo trovare il modo di integrare le nostre culture e non di assorbire le loro. Una società multietnica è un arricchimento per tutti.
    Un saluto

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  17. @catone
    Forse il caso della gastronomia potrebbe essere utilizzato didascalicamente per far capire i vantaggi dell'integrazione di più culture.

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