domenica 10 maggio 2009

LA RIVOLUZIONE CULTURALE DELLA DE FILIPPI

Finora, mi sono astenuto dall’avanzare critiche esplicite al marxismo. So che per molti tra voi che mi leggete, la vita si è intrecciata con il pensiero e la tradizione marxista, e del resto io stesso ne sono stato profondamente influenzato nelle mie vicende personali. Oggi infine, ho deciso di rompere il silenzio su questo argomento, perché vedo che la speranza delle persone per bene, sì, le voglio chiamare proprio così, si è ridotta al lumicino. Di fronte a un prevalere così netto del centrodestra, tra il razzismo neanche più occultato della Lega, e il proporsi e il riproporsi di modelli di vita tutta lustrini e festini per i diciotto anni di B. e il suo PDL, bisogna alla fine chiedersi cosa mai sarà successo a questo disgraziato paese, che ha dilapidato in una ventina di anni esperienze di solidarietà, lotta e capacità di proposizione politica.
La mia tesi, che nel corso dei miei post dovrebbe già essere apparsa nei suoi elementi essenziali, è che B. e il suo gruppo di potere ha operato nel corso degli ultimi decenni una vera e propria rivoluzione culturale, veicolandola soprattutto attraverso le TV, sia quelle sue che quelle di stato. I risultati delle elezioni non vengono influenzati tramite una diretta capacità di propaganda delle sue liste, ma in maniera indiretta e ciononostante estremamente efficace: ha cambiato il modo in cui la gente concepisce sé stessa e la realtà attorno a sé. E’ qui, sul piano squisitamente culturale, che la destra trionfa senza alcuna apparente capacità di resistenza di quel poco che rimane della sinistra. La vera grande elettrice di B. è la De Filippi e i suoi talk-shows estremamente diseducativi. L’analisi dei dati elettorali disaggregati mostra senza alcun dubbio che importanti parti dell’elettorato operaio del Nord ha votato alle ultime politiche per la Lega. Su un blog leggevo un commento in cui si diceva che l’operaio è la persona cosciente del suo ruolo nella società, consapevole della sua collocazione di classe. In un successivo commento, un altro blogger aveva facilmente gioco a dire, con facile ironia, che egli invece, ingenuo, credeva che l’operaio fosse quello che lavorava in fabbrica.
Prendendo spunto da queste battute, io penso che dobbiamo, tutti, domandarci se la netta divaricazione che Marx introduce tra struttura e sovrastruttura alla fine regga. Il marxismo ha già subito, a partire dagli anni trenta, una prima smentita teorica sulla teoria del progressivo impoverimento, quando, a seguito della crisi del ’29, si fece strada sempre più nel capitalismo la necessità di sostenere la domanda anche attraverso il bilancio statale. Nessuno, neanche il più fazioso marxista, potrebbe negare che i proletari, quanto meno nei paesi sviluppati, abbiano avuto a disposizione una capacità di acquisto di merci come mai era successo nel corso della storia dell’umanità.
L’aspetto che però a me sembra più importante è il progressivo processo di omologazione, prima a livello nazionale, ormai a livello globale, delle società occidentali.
La situazione è tale che soggettivamente il ruolo lavorativo nella nostra società non rappresenta più un elemento d’identità, l’identità te la da’ la De Filippi, nominandoti d’ufficio e senza chiederti il permesso TVM, come scrissi in un post, cioè televisione-modificato.
Un ulteriore ed importantissimo elemento di omologazione è quella che ha investito pressoché tutta la classe dirigente italiana, nella sua articolazione politica, economica, finanziaria, amministrativa, giornalistica, giudiziaria. I meccanismi di promozione nei partiti di sinistra sono sostanzialmente identici a quelli della destra. Attraverso il meccanismo della cooptazione, la classe dirigente ha espulso da sé ogni elemento che potesse in qualche misura risultare disomogeneo.
La situazione è quindi a mio parere effettivamente molto grave. In questi casi, il problema non è, come vorrebbero farci credere questi dirigenti pusillanimi del PD, reggere la prova elettorale, ma creare un’area di resistenza per una lotta di lunga durata. Questa ipotesi a sua volta richiede che si crei un gruppo che condivida al suo interno certi valori, quegli stessi che lo differenziano dall’esterno. Realisticamente cioè, io ritengo che il pericolo maggiore sia quello di inquinamenti, di incapacità ad essere alternativi: tale è la pervasività del sistema culturale globale.

12 commenti:

  1. Sì, infatti...avevano preparato il terreno con cura. Che ora si debba cambiare totalmente le logiche partitiche è chiaro a tutti. Ma , come ti ho risposto di là, non ADESSO...adesso alle Europee dobbiamo assolutamente votare contro.

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  2. Ieri non ero riuscita a leggere i vostri post (il tuo e quello di Aleph) quando ho scritto sul blog il mio intervento di indignazione contro il razzismo. A quanto pare non sono la sola ad aver raggiunto il limite.

    Ribadisco come già scritto da Aleph: non mi interessano le europee anche se andrò a votare e potete comprendere per chi, io sono qui per un progetto ben studiato, serio, vincente.

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  3. L'ho sempre scritto e sostenuto anch'io: B. ha attuato, nel tempo, una rivoluzione culturale.
    Il problema è che molti lo negano, negano che i media abbiano potuto influenzare i modi di pensare, i desideri e le aspettative dell'italiano medio. Invece è così.
    Anni e anni di bombardamento mediatico effettuato proponendo discutibili modelli comportamentali, culturali e perfino estetici hanno influenzato parte dei cittadini, creando così le indispensabili basi per il consenso all'attuale premier.

    Tutto ciò non significa affatto che il centrosinistra non abbia colpe a proposito della sua disfatta, perché invece ne ha tante e di vario tipo ( non mi soffermerò sulle palesi ambiguità e sugli accordi sottobanco con il centrodestra); significa però che è un grave errore di valutazione voler per forza negare una realtà così evidente.

    A volte penso anche che se il centrosinistra fosse migliore, se fosse composto da persone credibili, animate da vera passione politica e in grado di proporre idee nuove di buon spessore etico, il Cavaliere vincerebbe ugualmente perché il suo mondo di cartapesta, tutto lustrini, vita facile e superficialità, e i suoi slogan semplicistici, che non richiedono sforzo di pensiero ma si limitano ad emozionare e assecondare la pancia degli elettori, piacciono e attirano.

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  4. @Aleph
    Ti ho risposto sul tuo blog.

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  5. @Gio
    Ti ho risposto sul tuo blog, mi sembra che siamo abbastanza d'accordo: grande l'appello che hai fatto sul tuo blog, nella foga, dimenticai di dirtelo nel commento che ho inserito.

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  6. @Romina
    Capisco il tuo punto di vista: di fronte alle capacità economiche e mediatiche di B., la sinistra non può che soccombere.
    Io non vorrei entrare sulla questione dell'ineluttabilità: credo ancora che in politica, nulla sia davvero ineluttabile.
    In ogni caso, ciò che io dico è che la classe politica della sinistra è parte del problema. E' come se un'epidemia di peste avesse infettato anche il personale sanitario posto proprio a difesa dalla peste. Qualunque sia il motivo per cui ciò sia potuto avvenire, dobbiamo prenderne atto ed estendere il cordone sanitario anche a coloro che credevamo ci avrebbero difeso dal contagio.
    Quindi, qui io mi riferisco non tanto all'insuccesso elettorale ma ai vizi, ai comportamenti censurabili di un'intera classe politica, sinistra inclusa.

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  7. Certo, la rivoluzione culturale avvenuta, fa parte di precisi "piani politici". E questo impoverimento culturale è stato promosso poi in tutti gli ambiti.Per citarne uno, anche in quello universitario.Le riforme stanno sfornando laureati per buona parte privi di un livello culturale accettabile e degno di quel titolo di studio.
    Non so se concordi.

    Buona settimana!

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  8. @Guernica
    C'è un problema di basso livello culturale delle nuove generazioni. Ciò è l'effetto combinato di più fattori, la maggior parte dei quali agiscono prima ancora dell'iscrizione all'università. Se ti arriva una matricola che non riesce ad esprimersi correttamente in italiano, o che non ha idea alcuna sui principi fondamentali della matematica, diventa pressochè impossibile riuscire a recuperare questi ritardi.
    Certo, anche l'università ci mette del suo, sia attraverso improvvidi provvedimenti di riforma, sia attraverso un abuso del potere di autogoverno degli Atenei.
    Insomma, al solito, il sistema Italia non funziona neanche riguardo al settore istruzione, e ciò sembra inevitabile se in un paese non affermi il principio di responsabilità.

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  9. X RIALZARE LA TESTA CI VORREBBE UN LEADER DELLA SINISTRA , X IL PD : CONCITA DE GRAGORIO ; OTTIMA X SPIAZZARE B..
    X LA SIX BENE IL PUGLIESE MA LA BASE E' STUFA DI CONTINUE FRAMMENTAZIONI ........
    MOLTI NON SONO ANDATI A VOTARE , E' PREVALSA L'IDEA KE SONO TUTTI UGUALI ............ SOB
    ALLA QUALE NON KREDO , CIAO

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  10. Tanto per essere chiaro, oltre che dichiararmi d'accordo sia sul post sia sui commenti, affermo categoricamente che, salvo eventuale diluvio universale, io andrò a votare e continuerò a farlo vita natural durante, per quello che c'è oltre la sinistra.

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  11. @Cipiri
    La De Gregorio? Non dico che la conosco bene, ma mi sembra una di quelle persone in cui la volontà, la determinazione a fare, prevalgono sulle capacità, sulla profondità di riflessione. Vendola è sicuramente una persona colta e intelligente, ma si potrebbe applicare anche a lui quello che si scrisse a proposito di Sengi dopo il referendum che stravinse: sono come persone che hanno vinto il biglietto primo estratto a una lotteria e, dopo averlo vinto, se lo sono perso. Difficilmente, un uomo si può permettere di perdere l'appuntamento con le occasioni fondamentali della vita se coltiva qualche grande ambizione: in genere, non c'è una seconda possibilità.
    In ogni caso, non credo al potere salvifico di singole persone: se si costituisse un partito come lo concepisco io, cioè omogeneo al suo interno, stabilire a chi spwetti fare il premier, mi sembrerebbe una questione secondaria.

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  12. @Aldo
    Vabbè, ma sceglierai con cura le tue preferenze, no? :)

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