giovedì 17 ottobre 2013

LA VERA DIFESA DELLE MINORANZE

Vorrei suggerire ai miei lettori che si accostano alla lettura della stampa quotidiana, di fare attenzione alle notizie che vengono appena riferite, quelle neglette rispetto ai titoloni sparati in prima pagina. 
Ciò corrisponde in sostanza a non accettare che sia la redazione dei giornali a stabilire l'importanza relativa delle notizie, riprendersi quindi il diritto/dovere di stabilire da noi la gerarchia delle notizie. 
Se fate così, inoltre, acquisite un'altra informazione, potete riconoscere il criterio di scelta delle notizie da parte di chi domina il mondo mediatico...
Sorprendentemente, sarà facile riconoscere così che la società contemporanea occidentale che si pretende non ideologica, è invece estremamente ideologizzata.
Mi sono già soffermato su questo blog sull'allora disegno di legge sul femminicidio, convertito nel frattempo in legge, come anche su quello sull'omofobia non ancora convertito. 
Ieri, è balzato all'onore della cronaca il disegno di legge sul negazionismo, che il presidente del senato Grasso, la senatrice Finocchiaro e molti altri pretendevano fosse approvato in tutta fretta ieri stesso in coincidenza con la giornata di commemorazione dell'olocausto. 
Cosa hanno in comune tra loro questi provvedimenti? Essi hanno in comune la palese violazione dei principi costituzionali in nome di un luogocomunismo che non ammette dissensi di sorta, anche quando tali dissensi hanno una dimensione del tutto marginale, senza badare al rispetto della carta costituzionale. 
Nel caso del femminicidio e dell'omofobia, viene violato l'articolo tre che stabilisce l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Se si legifera che uno stesso reato ha una differente gravità e quindi merita una differente sanzione se compiuto su soggetti differenti, si sta violando il principio di uguaglianza. 
Possiamo anche ammettere che gli uomini non sono tutti uguali, purchè ciò venga esplicitato, ma non si può pretendere che il principio di uguaglinaza sia salvaguardato da leggi che danno protezioni speciali a determinate categorie di individui. 
Con la pretesa che sia necessario proteggere certe minoranze, si distrugge il principio di uguaglianza, ottenendo l'effetto esattamente opposto, di conculcare il diritto delle minoranze. Difatti, nell'esplicitare quali siano le minoranze da proteggere,  automaticamente si determina quali siano le minoranze che ne vengono escluse, e quindi l'effetto finale sarà quello di avere discriminato tra i differenti tipi di minoranze. Se un determinato gruppo ha la forza e le risorse anche finanziarie per dare visibilità alla propria minoranza, il suo operare sarà oggettivamente rivolto contro le altre minoranze, mi pare una conclusione ovvia. 
Allo stesso modo, punire penalmente chi nega l'olocausto, costituisce un modo di introdurre il reato di opinione. Un tale provvedimento potrebbe al più essere motivato (sul piano politico, ma non su quello costituzionale) se l'opinione da colpire fosse quella prevalente, se ci fosse il pericolo che un'opinione che suscita sdegno come quella negazionista, fosse sul punto di diventare maggioritaria. 
La cosa come vedete è paradossale, la maggioranza dovrebbe vietare a sè stessa la possibilità di esprimere un'opinione, cosa politicamente magari augurabile, ma ovviamente del tutto impraticabile, mentre può agevolmente pronunciarsi contro opinioni proprio perchè esse risultano del tutto minoritarie Ciò lede i principi democratici che hanno il precipuo scopo di proteggere proprio le minoranze, e non sta alla maggioranza stabilire d'autorità quali siano le minoranze che vadano salvaguardate. Infatti, non è la singola minoranza che va salvaguardata, ma il principio stesso che protegge le minoranze, e ciò vieta esplicitamente di discriminare tra le differenti minoranze. Tale principio richiede che tutte le minoranze vengano salvaguardate, non che alcune vengano protette magari in maniera speciale e ad altre venga addirittura proibito di esprimersi. 
Il fatto che già oggi, a poche ore dalle aspre polemiche sollevatesi in ambito parlamentare, le relative notizie siano quasi sparite dalle prime pagine dei giornali, mostra senza dubbio di sorta che l'ubriacatura ideologica ha colpito anche il giornalismo, e che in presenza di istituzioni cieche rispetto alla salvaguardia di tali aspetti, in presenza di una stampa che non manifesta alcuna traccia di indipendenza, la difesa dei principi costituzionali dev'essere esercitata in prima persona dagli stessi cittadini, e quindi ciò conferma l'attualità della difesa della costituzione.

2 commenti:

  1. Concordo in toto.

    La ragione è ovvia. Il "sinistrismo" è una religione. E gode di una egemonia culturale accuratamente costruita in 50 anni di pratica gramsciana. Quando parla la Finocchiaro nessuno osa contraddire perché è come se parlasse ex-cathedra un altissimo prelato. E il furore ideologico è quello tipico di una religione impegnata in una controriforma. Il "sinistrismo" cerca di redimere se stesso rispetto all'abiura dell'89, quando Occhetto e soci rigettarono la Rivoluzione d'Ottobre, il Marxismo-Leninismo e andarono in giro per l'Europa a fare pubblica ammenda per essere accettati nella veste di "democratici". Vengono portate in giro le icone come la signora Kyenge, ci sono le congregazioni incaricate di perseguire l'eresia e praticare conversioni a fil di spada, tipo SEL, eccetera.

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    1. Che poi il tutto si fondi su balle e paradossi, tipo la balla della Costituzione figlia della Resistenza o il paradosso di ergersi a paladini della Costituzione quando ogni giorno si propone una legge che ne fa strame.

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