lunedì 8 giugno 2009

UNO SGUARDO ALLE ELEZIONI

Ci siamo. Ormai il quadro dei risultati elettorali è quasi completo, e i bloggers non mancano di fare avere i loro commenti. Inizierò questo post proprio facendo una specie di rassegna di quello che ho letto sui blogs, perché mi pare molto significativo.

Ebbene, siamo sempre nel cortile di casa nostra, a piangerci addosso, a strapparci le vesti, ad accusarsi a vicenda (ma questo era già iniziato almeno da ieri). Reazioni, permettemelo di dire, assolutamente sproporzionate: i risultati delle elezioni in Italia sono stati in accordo con quanto era ampiamente prevedibile. In questo contesto la sorpresa e lo sdegno sono assolutamente fuori luogo, come sembrerebbe parimenti fuori luogo affermare di sé stessi di avere detto tutto prima, con la postilla che adesso si fa come dicevo io: vedete che le elezioni mi hanno dato ragione?

Reazioni inadeguate, lo dico con la solita franchezza che mi sono imposto dall’inizio in questo blog.

La prima cosa che mi pare inadeguata è la direzione dello sguardo, tutta rivolta verso i patri lidi, quando (qualcuno l’avrà dimenticato forse?) si è votato in tutta Europa.

Il mio primo commento è quindi rivolto all’Europa, e al netto spostamento a destra del suo elettorato: questo mi pare di gran lunga il dato politico più importante. Se vogliamo essere più precisi in verità, data l’eterogeneità delle destre che si sono spartite il progresso elettorale, quello che fa più sensazione è il regresso davvero notevole del partito socialista europeo. Ci sarà modo nei prossimi giorni di tornarci. Io vi anticiperò adesso, senza avere lo spazio per argomentarlo, che questo ridimensionamento mi pare di natura epocale: non vedo nel prossimo futuro occasioni di rivincita dei socialisti. E’ una tesi ovviamente discutibile, anzi discutibilissima, ma lasciate che parta da questa assunzione per fare un ragionamento.

Le società occidentali avanzate sono soggette a due ordini di influenze. Il primo è quello culturale, che spinge, sulla base soprattutto della necessità di audience delle TV, ad abbassare il livello culturale delle trasmissioni, di richiamarsi cioè agli aspetti più istintuali dei telespettatori. Il risultato è che il lungo cammino dell’umanità per uscire dalle caverne in direzione di una società sempre più giusta si è bruscamente interrotto: la cultura la fanno i palinsesti TV, cioè in definitiva nessuno, perché non si tratta di una politica culturale consapevole, ma solo dell’assecondamento dell’audience.

Il secondo fattore è la crescente competizione economica ad opera delle economie emergenti: basti citare per tutte, la Cina, l’India e il Brasile, e la contemporanea pressione demografica proveniente dai poveri del mondo.

Il risultato è che gli europei hanno una terribile paura, paura di perdere quei privilegi che il resto del mondo non si è mai potuto permettere, ma una paura coniugata con una crescente incapacità a leggere le vicende del mondo, anzi direi in assoluto di leggere con i propri occhi: gli occhi sono ormai quelli che la TV ci affibbia collettivamente.

Se questo fosse vero, se la mia tesi fosse veritiera, ciò significherebbe che la figura dell’europeo moderato di sinistra sarebbe una specie in via di estinzione. Pare a me che da questa area politica non ci sia più nulla da attendere, non vedo in nessuna delle grandi nazioni di Europa che partiti di quest’area politica abbiano mostrato di avere proposte da avanzare per i problemi della contemporaneità. In fondo, tranne i laburisti di cui si prevedeva largamente il tracollo, solo Zapatero in Spagna si trovava al governo, ed anch’egli è stato sconfitto. Qui, direi, si conclude il tentativo estremo di fare rivivere i fasti dell’Illuminismo. Di conseguenza, sarebbe confermata la tesi che io propongo anche nel mio libro, che l’Italia non sia affatto un’eccezione, la mela marcia delle democrazie europee, ma soltanto la triste avanguardia di un progressivo processo di incancrenimento delle democrazie liberali sorte a partire dalle parole d’ordine della rivoluzione francese.

In Italia, nulla di nuovo mi pare, non sono affatto sorpreso dai risultati, previsti e prevedibili. Dico qui, come suprema provocazione verso alcuni di voi, che, nella maggioranza di governo, il ridimensionamento del PDL, assieme al concomitante avanzamento della Lega, dovrebbe spianare all’opposizione la strada verso una più intensa campagna per il sì. Difatti, vi immaginate voi, il B., in difficoltà per il modesto risultato alle europee, dopo avere inoltre già dichiarato di fare la campagna per il sì, cosa farebbe con la Lega se davvero il sì vincesse? Non potrebbe andare alla crisi di governo coi numeri delle europee, non potrebbe formare un’unica lista che la Lega mai accetterebbe. Dovrebbe necessariamente andare a una nuova legge elettorale: ora più che mai, mi pare che questa ipotesi sarebbe quasi certa. Chi di voi vuole ancora tenersi il porcellum?

10 commenti:

  1. Franceschini sostiene il Si al referendum, proprio per causare danni al rapporto tra Lega e PDL.
    Io non mi esprimo, sono in crisi mistica.

    Sulla vittoria mondiale delle destre ci avrei messo la mano sul fuoco, infatti stamane non sono stata affatto sorpresa.

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  2. Mi sembra che il tuo sia un post intelligente. Niente da aggiungere a quanto hai già scritto.
    Nessuna sorpresa ci ha colpiti, anzi avrebbe potuto andare peggio.
    Rimane comunque un passaggio storico piuttosto triste.

    Lara

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  3. Dato che tu ti spingi a fare previsioni per il futuro, non ti offenderai se ne faccio qualcuna pure io. La crisi economica sarà molto più lunga del previsto, credo durerà almeno quattro anni, più o meno per il mandato di Obama. In questo periodo ci saranno fenomeni di intolleranza sociale in Europa, rinforzamenti dei partiti leghisti e protezionismo non solo economico.

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  4. @Gio
    In crisi mistica? Io in una crisi di riso dopo averti letto :-D

    Sullo spostamento a destra a livello europeo, il punto che io sostengo è che non si tratti di uno spostamento contingente, ma di un fatto epocale. Mi infastidisce il solito provincialismo italiano insopportabile, anche nei circoli più riservati delle sinistre varie ed eventuali.

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  5. @Lara
    Beh, potremmo provare, piuttosto che ad essere tristi, a fare qualcosa per il futuro nostro, ma sopratttutto per quello delle nuove generazioni. La storia va avanti e a noi tocca capire e tentare di influenzarla, nel nostro piccolo.

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  6. @Capitano
    Potrei sottoscrivere tutte le tue previsioni. In particolare, che stiamo uscendo dalla crisi, è una balla enorme che ci vogliono fare ingurgitare a forza, contro ogni evidenza sperimentale.
    Accanto a questo fattore economico-strutturale, emerge il problema culturale, e questa è davvero una svolta nello stessa storia del pensiero europeo.

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  7. Io aspetto di ricevere il tuo libro che ho già ordinato, prima di azzardare alcun commento.

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  8. @kinnie51
    Innanzitutto grazie per la fiducia che mi hai accordato comprando il mio libro. Sono molto interessato al tuo giudizio. A presto!

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  9. Data anche la crisi, che non sta affatto finendo, le destre continueranno ad avere successo.

    Un problema culturale c'è senz'altro e la televisione non ha un ruolo trascurabile in tutto questo, ma, al contrario, ne ha uno importantissimo. Colma il nostro immaginario di spazzatura che assurge, in determinati casi, al ruolo di "valore".

    Ci riprenderemo? No, a breve termine non vi sarà alcuna risalita.

    Saluti

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  10. @Romina
    Tu che sei una cultrice del trash, hai di che occuparti :-D

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