venerdì 19 giugno 2009

LO SVILUPPO EDILIZIO (PARTE TERZA)

Dicevo quindi nella puntata precedente, che avrete certo avuto il tempo di dimenticare, che le nostre città sono diventate ostaggio delle macchine. Città nate in tempi così distanti da noi, con centri storici spesso risalenti a svariati secoli addietro, sono costrette a confrontarsi con un traffico urbano dalle dimensioni enormi, che le rendono disagevoli. La parte, nello stesso tempo privilegiata e più accorta, della popolazione ha deciso quindi di andare a stare fuori dai centri urbani, tenendosi generalmente abbastanza a ridosso di essi, sia per esigenze di lavoro, che per potere usufruire di attività re servizi in esse disponibili. Spesso, potere assistere a un dibattito, o uno spettacolo è vincolato alla possibilità di raggiungere in tempi ragionevoli una grande città.

Il servizio di report che ha ispirato questa serie di post colpevolizzava questo genere di comportamento. In verità, report non taceva sul fatto che i piani di sviluppo edilizio nei dintorni dei grossi centri prevedano, oltre all’edilizia residenziale, centri commerciali di ogni tipo. Il limite che vedevo nel servizio citato sta proprio nel considerare questo fenomeno di espansione edilizia come un tutt’uno, senza farne un’analisi articolata. E’ vero che questi due fenomeni nascono assieme, in quanto gli investimenti necessari per assicurare la viabilità vengono assunti dai promotori dei centri commerciali. Mi chiedo tuttavia se l’unica alternativa stia nel citato esempio di un comune che prevede di edificare zero metri cubi, cioè nessuna nuova edificazione. Si deve escludere che insediamenti abitativi di dimensioni limitate possano coesistere con la viabilità già esistente?

In ogni caso, mi pare che i grossi centri commerciali costituiscano un problema già in quanto tali, indipendentemente dagli effetti indotti in funzione dell’effetto di trascinamento indotto nel territorio.

Basta in verità riflettere sulla stessa loro esigenza di disporre di strade più larghe e più veloci: servono evidentemente per gli autoveicoli che trasportano gli abitanti dei centri urbani che vanno lì a fare shopping. Aldilà del numero di veicoli aggiuntivi che si mettono in movimento nell’area extra-urbana, per i centri commerciali una viabilità veloce è fondamentale, per garantire alla clientela un accesso alla loro area pratico e rapido. Cosa cambierebbe se questi centri commerciali sorgessero senza una concomitante crescita delle aree abitative? Mi pare ben poco, nessuna sul sorgere di nuove arterie viarie: per questo, sarebbe bene chiamare i problemi col loro proprio nome.

L’aspetto a mio parere più grave del sorgere di sempre nuovi e sempre più faraonici centri commerciali sta nella concorrenza sleale che essi fanno ai piccoli esercizi commerciali presenti nelle città.

Qui, veniamo quindi, dopo il primo fattore già tratteggiato costituito dalla presenza invadente degli autoveicoli, ad un secondo fattore che tende a cambiare l’aspetto delle città, la progressiva sparizione delle botteghe. A seguito di questi due nuovi fattori, che irrompono nel secolo scorso, avviene quindi una trasformazione nella stessa essenza dell’essere città così come la storia precedente ce l’aveva tramandata.

Siamo passati da città le cui vie sono affollate da persone che passeggiano, fermandosi per botteghe, vie popolate almeno dall’alba al tramonto, a vie divenute schiave degli autoveicoli, con una densità di botteghe in costante decrescita. In sostanza, la tendenza è verso la desertificazione delle città,sempre più soffocate dal traffico autoveicolare, ma sempre più povere di persone che vanno a piedi, oggi significativamente chiamate pedoni. (continua…)

8 commenti:

  1. ho la fortuna di abitare in un paese immerso fra le colline del monferrato, 600 persone, e credimi, nonostante la città piu' vicina è a 20km, non cambierei MAI la mia quiete, la mia natura, i profumi e (sempre meno) la sicurezza che al momento ho,.........

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  2. Io riesco ancora ad usare la bicicletta abitando in un piccolo paese. Mi chiedo però sino a quando, visto che sono in programma grandi cambiamenti peggiorativi per quando riguarda la vivibilità del mio territorio.

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  3. @Bruno
    Pensa anch'io in collina, a 25 km dalla città dove lavoro, anche se il paese è più grande: ti confesso che per me, come la vedo oggi, sarebbe un vero incubo tornare in città.

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  4. @Angelo
    Mi pare una situazione invidiabile, e capisco come tu ti senta messa in pericolo...buona fortuna!

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  5. io abito vicino in centro, mi muovo in bici, la macchina la uso per i centri commerciali o per andare all'ospedale perchè situati in periferia..La città si è svuotata di tutti questi servizi, diventando un problema per le persone anziane e per chi non ha la macchina!

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  6. E torniamo ai centri commerciali. Se li chiudessero e tornassimo ad andare a far la spesa nei mercati rionali e nei negozi sotto casa?

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  7. Il guaio è che i negozi sotto casa non offrono gli stessi sconti dei centri commerciali e con la crisi che tira...

    Cmq io abito non lontano dall'Ikea ed e' difficile attraversare la strada il sabato :(

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  8. @Gio
    Se i centri commerciali a prezzi ridotti ci sono, saranno usati da tutti, anche da me, lo ammetto: a tutti fa piacere risparmiare. L'unica possibilità per non usarli è non averli. Forse averne qualcuno abbastanza distante dalle città da diminuirne la capacità concorrenziale potrebbe essere una possibilità (sto scrivendo la quarta e, spero, ultima parte: mi sono impegnato in un argomento che si è rivelato più ostico del previsto).

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