lunedì 23 marzo 2009

VERDI E TECNOLOGIA

Nel precedente post, ho messo in evidenza alcune novità assolute introdotte da un pensiero che si definisca verde. Ricordo a tutti che l’economia viene definita come la scienza finalizzata all’aumento della ricchezza. Tralasciando ora di considerare come questa definizione è in realtà un ossimoro, in quanto i termini “scienza” e “fine” sono contraddittori, e non si ha scienza dove c’è una finalità esplicita, rimane il fatto che questa definizione era condivisa da tutte le parti politiche. Quand’è che questa finalità viene in crisi? Quando si pone in piena evidenza il problema ambientale, e quindi l’estrema originalità del pensiero verde sta intanto nel criticare il mito della crescita illimitata sotto l’aspetto quantitativo. E’ un fatto che, pur senza basarsi su presupposti ideologici, vadano sempre più crescendo piccole realtà che criticano il mito della crescita del PIL, come quella che fa riferimento alla rubrica radiofonica su radiodue “Caterpillar”. Pur in presenza di vari aspetti di contraddizione, va avanti una consapevolezza che mi pare abbastanza condivisa, soprattutto tra i più giovani, che il modello dei consumi crescenti non può proseguire, e che un’etica ambientale deve in qualche modo affermarsi.
Probabilmente però, c’è un punto che risulta più controverso, ed è quello che riguarda lo sviluppo tecnologico, a cui ho anche accennato in un precedente post. Per secoli, a partire soprattutto dall’Illuminismo, lo sviluppo tecnologico è stato considerato come il bene assoluto. C’è stato cioè un netto capovolgimento: da Galilei che dovette cedere sul sistema di riferimento nel sistema solare di fronte all’autorità della chiesa, si passò ad adorare la scienza e la tecnologia. Spesso, mi tocca leggere di tanti che cercano risposte sulle domande fondamentali della nostra esistenza nella scienza, quando dovrebbe essere chiaro a tutti che la scienza non ha nulla a che vedere con la verità.
Il movimento radicale risulta il più schierato sul versante dell’adorazione della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico. Per costoro, nessun ostacolo dovrebbe essere frapposto a chi vuole sperimentare, né all’immissione sul mercato degli oggetti più inutili e più improbabili. A costoro, pare di vedere sempre l’ombra dell’Inquisizione alle spalle di Galilei, intento ad osservare la volta celeste col suo telescopio. Io invece, che pratico l’ambiente della ricerca scientifica, vedo dietro le ricerche condotte, rapidi arricchimenti, carriere costruite, conquista del potere, ed eventualmente della fama, insomma obiettivi più umani che non il semplice esplicarsi dell’ansia di conoscere. In fondo, ogni volta che si aderisce acriticamente a una tesi, si finisce col ricostruire una chiesa, e questi medici della chirurgia estetica, come quelli della genetica più spregiudicata, portano avanti i loro interessi, coperti dalla cortina fumogena di questa chiesa della libera tecnologia in libero mercato. Vorrei qui ricordare che, a causa di uno sviluppo tecnologico fondamentalmente casuale, noi tutti potremmo trovarci nella condizione di dovere subire un prolungamento dello stato di coma come Eluana, solo perché qualcuno ha reso disponibile un dispositivo artificiale chiamato sondino gastrico: la legge che stanno per approvare sembra proprio condurci in questa condizione, inumana ed illogica nello stesso tempo.
La tesi alternativa, che io condivido, è che la tecnologia, al contrario, vada messa sotto controllo, perché gli oggetti che produciamo possano contribuire e non nuocere all’interesse collettivo.

15 commenti:

  1. Ho letto con la massima attenzione possibile cioè quella che le mie modeste capacità mi consentono e posso dirti di essere perfettamente d'accordo con te.
    Ma la frase che conclude il tuo dettagliatissimo post può essere compresa da chi dovrebbe comprenderla appieno?

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  2. tecnologia al servizio della vanità e dell'arricchimento di alcuni, ci sarebbe da riflettere, specie quando costringono qualcuno a vivere in uno stato vegetale.

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  3. In una società in cui il denaro ha una tale rilevanza, è inevitabile che tutto abbia un prezzo. Questo vale dunque anche per la tecnologia, e perfino per le relazioni erotiche: perfino la prostituzione ha una sua nefasta logica nella nostra società.

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  4. L'utilità del conoscere "scientifico" (trarne profitto) ha a che fare con il delirio d'onnipotenza dell'uomo, che nella dis-misura (l'eccesso) trova il momentaneo appagamento.
    Il profitto (in dosi via via crescenti) diviene "stupefacente", che crea dipendenza e alienazione. Non a caso si parla di Medio-evo prossimo venturo.

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  5. Ho letto questi ultimi tre post, tra loro collegati, con profondo interesse.

    Provo a scrivere due righe riguardo il mio modesto parere.

    E' nella natura dell'uomo desiderare emozioni, esse sono alla base, non solo dei sentimenti umani, ma costituiscono una forte spinta motivazionale nell'acquisto di beni materiali.
    Spesso mi domando quanto del nostro valore di persona si realizza attraverso i miti costruiti dai media, mi spiego meglio: la soddisfazione di avere un suv anziche' una panda, una maglia Armani rispetto a una buona e bella t-shirt senza marca, è frutto di una necessità reale o di un'educazione che spinge gli esseri umani a consumare in un certo modo?
    Non posso fare a meno di credere fortemente nella seconda ipotesi.

    Una decrescita, un nuovo progresso basato su una maggiore armonia tra l'uomo e la natura, (magari aggiungendoci maggiore giustizia sociale), e non la ricerca di un aumento del PIL, dovrebbe esser la via da ricercare in una nuova educazione dell'uomo tesa all'inseguimento di un obiettivo comune come la salvaguardia della terra, invece che al mero raggiungimento di qualche vantaggio immediato.
    In questa ottica potrebbero anche cambiare i bisogni, essi potrebbero esser appagati senza rinunce grazie alla piena consapevolezza di una necessità di rispetto della natura.
    gio

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  6. @Aldo
    Gli equilibri naturali hanno un'enorme inerzia, sopportando così sollecitazioni anche intese di fonte antropica. Per lo stesso motivo però, una volta superato un determinato punto, la stessa inerzia, che prima ci proteggeva da variazioni ambientali indesiderate, travolgerebbe ogni tentativo fatto in extremis di tornare allo status quo. Non saprei dire a questo punto se abbiamo un futuro connotato come il medioevo, oppure piuttosto la fine stessa dell'umanità.

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  7. @Gio
    Non aggiungo nulla a quello che tu hai scritto in maniera chiara e sintetica. Direi che la pensiamo allo stesso modo su queste tematiche. Vorrei solo ribadire come la pretesa che la soddisfazione dei bisogni sia necessariamente in conflitto con gli equilibri naturali potrebbe essere falsa. Il punto fondamentale mi pare stabilire quali bisogni vadano soddisfatti, e quali non solo non risultano necessari, ma anzi è perfino augurabile non soddisfare.

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  8. Condivido il commento di La mente persa.Ha espresso esattamente quello che è anche il mio pensiero.
    Concordo sul fatto che bisognerebbe fare delle scelte oculate sui nostri reali bisogni, badando più all'essenza dell'individuo che alla illusoria necessità di beni materiali.

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  9. La tecnologia aiuta a vivere, ci ha sollevato da certe fatiche, ma se diventa un mito è finita. E se pensiamo a certe malattie per ora incurabili vediamo che non può tutto. Quando avrà trovato il rimedio ne sorgeranno altre di malattie.

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  10. Ciao Vincenzo, grazie per la visita al mio blog...il tuo è interessantissimo, condivido gran parte delle tue idee...la tecnologia è utile ma non deve diventare come una droga, dobbiamo trovare un punto di equilibrio...

    Buona giornata!

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  11. @Angelo azzurro
    Purtroppo, non è un processo banale, occorre un cambiamento complessivo di mentalità

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  12. @Alberto
    Mi fa piacere che tu citi la medicina: anch'io la penso così, l'ho anche scritto sul libro. Molti sviluppi della medicina si sono rivelati illusori, soprattutto proprio nel campo della prevenzione e la cura delle infezioni. Forse l'unico settore che ha davvero ottenuto risultati interessanti è la chirurgia.

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  13. @Ilpoeta
    Il problema della tecnologia è legato al suo sviluppo automatico, al fatto che, sulla base di investimenti finanziari del tutto sottratti al controllo collettivo, ci ritroviamo in un mondo trasformato che ci impone stili e abitudini di vita su cui non abbiamo neanche il tempo di riflettere, di stabilire se ci vanno bene o ci vanno male: in ogni caso, anche se riuscissimo a tenerli lontano dalla nostra vita, ne dovremmo comunque subire l'influenza tramite i comportamenti di chi ci sta attorno.

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  14. @Enzo
    Il medio-evo era una metafora. Propenderei per l'ultima che hai detto. E' solo questione di tempo ....

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