giovedì 15 settembre 2011

COME SI E' DISTRUTTO OGNI PROGETTO DI INTEGRAZIONE DEMOCRATICA EUROPEA

Così, ieri Barroso ha riproposto un passo avanti verso l’integrazione europea, quella federazione europea che appare oggi come una prospettiva assai lontana.

Barroso però, è Barroso, e quindi immagina questo cammino a suo modo, in intima coerenza con il suo modo di operare in questi anni: ancora una volta, è sul piano finanziario che si immagina il progresso dell’integrazione, non bastò l’euro, proviamo ora con l’eurobond, con tutte le condizioni al contorno che questo impone, quanto meno per farlo accettare alla recalcitrante Germania.

A questo punto, un concetto che già espressi in post precedenti, va qui ribadito: non c’è alcun processo di integrazione europea che meriti di essere accelerato, ciò a cui assistiamo, è un percorso assolutamente fallimentare e che cozza proprio con qualunque spirito autenticamente federalista.

Le parole di Barroso invece, come del resto il rinnovato intervento politico del tutto inappropriato del nostro presidente Napolitano, allontanano di fatto la prospettiva di un’integrazione europea come processo democratico: non essendolo, questo processo in corso, nel momento in cui viene sostenuto e promosso, allontana ogni possibile via alternativa, quella democratica, dal basso. Il risultato è pertanto quello di distruggere l’Europa, senza che questa classe dirigente europea si renda minimamente conto di quanto pericolosa appaia questa coazione a ripetere gli errori, a mantenere un percorso che si è rivelato finora così disastroso.

Dire che l’euro ha unito l’Europa, e che per fare un passo in avanti ci dobbiamo affidare all’eurobond, sarebbe come dire che il vorticoso movimento di capitali a cui si assiste sui mercati finanziari del globo intero, e che è la causa della crisi in corso, hanno reso il mondo una grande federazione, ha integrato gli stati. Niente di più falso ovviamente, l’integrazione finanziaria ha semplicemente distrutto le sovranità nazionali, sostituendole con una sovranità globale da parte dei grandi capitali. In questo senso, i pericoli dello scoppio di conflitti all'interno stesso dei paesi più sviluppati aumenta, ed il mondo diventa al contrario sempre più diviso, sempre più obiettivamente in competizione per sfuggire ai guai finanziari.

Per questo, per l’evidente fallimento di un’intera classe dirigente europea, occorre necessariamente un momento di tabula rasa. Essa dovrebbe consistere nella sconfessione di simili personaggi, e la loro sostituzione con una nuova classe dirigente che sia in grado di segnare questo momento di forte discontinuità.

Diciamolo, non ne possiamo più di questi dirigenti, di questa scelta meschina, ad esempio, di costituire un Consiglio d’Europa, una specie di governo europeo, con persone di basso profilo, allo scopo che si possa essere certi che non facciamo ombra ai governanti dei singoli stati.

Per rimanere in Italia, non ne possiamo più dell’Europa di Napolitano, di Prodi, di Amato, di Draghi, di coloro cioè che hanno immaginato un percorso dirigistico, rivelatosi poi tanto inefficace quanto antidemocratico. Di questa Europa, nulla va salvato, dell’Europa in cui un funzionario quale Trichet, senza alcuna legittimazione democratica, manda una lettera al governo italiano, ingiungendogli alcune condizioni, e trova sponda in Napolitano, in Draghi, a quanto si dice coautore della lettera, e in vari personaggi senza qualifica specifica, quali Monti, Profumo e così via dicendo. Quest’Europa non è insomma la copia imperfetta di un modello di Europa desiderabile, e per alcuni utopica, è l’esatto contrario, e come tale ne rappresenta una tesi avversa: puntare tutto sull’euro e sull’eurobond, e poi sull’eventuale posteurobond, non è la prospettiva realistica per costruire l’Europa, ma piuttosto essa rappresenta l’affossamento di ogni prospettiva di costruzione democratica europea.

3 commenti:

  1. Perfetto. Siamo d'accordo. La domanda però è: come facciamo noi concretamente a contrastare tutto ciò?

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  2. mi faccio la stessa domanda di bastian

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  3. Noi, intesi come tre persone fisiche, ovviamente non possiamo fare nulla, se non aprire i nostri occhi e lavorare per aprire gli occhi altrui.
    Personalmente, e l'ho detto ripetutamente in post precedenti, credo che l'euro sia spacciato e che tanto vale uscirne (o decidere collettivamente di tornare alle monete nazionali).
    L'Italia, o meglio più paesi europei, dovrebbero adottare una politica protezionista per evitare l'invasione di merce inutile e scadente dall'estero, e creare così lavoro nell'industria manufatturiera per produrre pochi oggetti ma di qualità. Le materie prime che ci mancano potrebbero essere importate pagando con gli introiti del turismo, una risorsa che non ci possono sottrarre (valorizzazione del patrimonio artistico-culturale e paesistioco).
    Le politiche sono lì, sotto i nostri occhi, basta volerle intraprendere, ma questo certamente non possiamo farlo in tre persone :)

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