giovedì 27 maggio 2010

I GIORNI DEL RITROVATO CAPITALISMO PIU' SPIETATO

Ecco, penso che oggi il capitalismo torni a mostrare il suo volto più feroce, più spietato. Generalmente si dice che per l’economia la svolta sarebbe stata rappresentata dalla crisi del 1929. Si ignora così che per almeno altri nove anni, nessuna riforma strutturale del capitalismo fu introdotta (parlo degli Stati Uniti per il ruolo rilevante svolto già allora sull’economia mondiale). Poi, quando qualche provvedimento cominciò ad essere introdotto sulla base delle teorie avanzate da un giovane economista che aveva perso tutto in borsa, un certo Keynes, intervenne il secondo conflitto mondiale, mentre sempre più rilevante diventava il ruolo giocato dall’Unione Sovietica. Insomma, è difficile stabilire cosa stimolò di più la svolta riformista del capitalismo, se la perdurante povertà degli anni trenta, se un governo illuminato che seppe sposare teorie economiche più umane, o se alla fine tutto si risolse paradossalmente per l’aggravamento tragico della situazione a seguito del conflitto mondiale. Quelli della mia generazione in ogni caso hanno trascorso la gioventù in un sistema economico internazionale dominato dalle teorie keynesiane, dove l’intervento dello Stato sull’economia veniva considerato determinante.

Gli anni ottanta dominati dalla spinta neoliberista da parte di Reagan e della Thatcher hanno imposto una svolta alle politiche economiche dei governi occidentali, e a distanza di trent’anni dall’inizio di quella svolta prima di tutto ideologica, vediamo i suoi frutti, i frutti amari di una recessione economica mondiale di una gravità e profondità che non si vide neanche nella crisi del ’73, innescata dalla decisione dell’OPEC di aumentare di colpo il prezzo del greggio. L’unico paragone appropriato sembra quello con il ’29.

Ebbene, quelle grandi istituzioni finanziarie internazionali che hanno innescato la bolla speculativa, quelle stesse che i contribuenti di tutto il mondo occidentale hanno salvato trasferendo i loro debiti sulle casse statali, oggi tornano imperterriti a dominare i mercati, e tramite questi l’economia nel suo complesso. E’ il mercato, si dice, e il mercato è il nostro dio. Come un buon cattolico non metterebbe mai in dubbio che debba prevalere la volontà di dio, così un buon cittadino occidentale non metterà mai in dubbio che debba prevalere la volontà del mercato. Il mercato è il padre di famiglia che ci punisce e ci premia sulla base dei nostri comportamenti: alla fine, l’uomo ragiona secondo schemi consueti, trasferendoli da un ambito ad un altro. Strano però che banche e finanzieri d’assalto che hanno caricato i contribuenti di debiti che a partire da oggi scateneranno spinte inflattive di una dimensione ancora non prevedibile, non siano stati affatto puniti, e che presumibilmente mai lo saranno. Se però si accetta che ci siano soggetti non sanzionabili, impuniti sulla base della loro forza, del ricatto che se essi crollassero, crollerebbe tutto dietro loro, allora questo corrisponde a dare loro la licenza di uccidere, il renderli onnipotenti. Ebbene, non v’è dubbio che gli Stati hanno accettato di stare sotto ricatto, ed è questa la decisione infausta, perché i ricattatori non intendono interrompere la loro attività ricattatoria, e sempre nuovo denaro essi richiedono a Stati imbelli, e che implicitamente hanno accettato che esistano entità più potenti di loro, violando così il patto sociale ipotizzato quale base della stessa costituzione degli Stati.

Volevo qui sottolineare un aspetto che non mi sembra secondario. Sarà solo un caso che le teorie keynesiane, che hanno consentito all’occidente per svariati decenni di vivere in un sistema economico capitalistico meno feroce coincidano temporalmente con l’esistenza dell’Unione Sovietica? Non sarà che uno dei frutti, uno dei più positivi della cosiddetta guerra fredda sia stato questo capitalismo più umano, e che esso sia stato in parte dettato dall’esigenza di competere meglio con i sistemi del socialismo reale? E’ un’ipotesi che getto lì, senza essere in grado di meglio supportarla.

Fatto sta che oggi sembra che si vada verso un clima economico più simile a quello ottocentesco che non a quello della seconda metà del novecento. Io mi chiedo se ci rendiamo conto di cosa significa lasciare che l’ideologia del mercato sia quella che domina nelle menti oggi. Davvero, mi chiedo, siamo pronti ad accettare che l’istinto proprietario, l’insensata voglia di accumulare ricchezze da parte dei soliti potenti determini così profondamente le nostre esistenze. Se rifiutiamo tutto ciò, non possiamo che rispondere a livello sovrastrutturale, direbbe Marx, capovolgendo cioè le priorità rispetto a come i media ce li propongono. Rimettiamo allora al centro l’uomo, e ricordiamo che tutte le realizzazioni tecnologiche ed economiche vanno ricondotte a un criterio umano, che li riposizioni, li ricollochi al loro giusto posto. Una volta ristabilito questo criterio che dovrebbe essere ovvio, ma che oggi appare rivoluzionario, anzi addirittura utopico, e tutto poi seguirà, direi automaticamente.

4 commenti:

  1. un post particolarmente interessante. molto affascinante la teoria della correlazione fra capitalismo smussato e urss, ci penserò su.

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  2. Inutile dire che sottoscrivo in pieno le tue profondissime riflessioni. E che ho trovato davvero molto interessante il possibile nesso tra regolazione keynesiana dell'economia di libero mercato ed esistenza di alternative radicali nel mondo quali, ad esempio, economie fondate sul socialismo reale.

    Credo che sia proprio l'assenza di visioni ben strutturate di sistemi economici alternativi a quello vigente (e con questo non faccio affatto riferimento a sistemi sovietici o similari, ma a sistemi di impianto social-democratico) ad aver consentito il propagarsi così ampio e diffuso della "religione capitalistica".
    E' l'assenza di sistemi di ammodernamento delle regole di "economia sociale" di stampo europeo ad aver provocato questa prevalenza smaccata di un sistema che sta mostrando tutte le sue drammatiche pecche giorno dopo giorno...

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  3. http://kinnie51.blogspot.com/2010/05/la-civilta-dellempatia.html

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  4. Concordo con le tue conclusioni. E' sconvolgente come sembri davvero utopico quello che il buon senso dovrebbe tranquillamente suggerire a tutti....

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