domenica 11 luglio 2010

LIBERALISMO E COMUNITARISMO

Il mio dialogo con Paola continua su questo nuovo post. Paola ha postato un commento in cui cita un passo di un articolo tratto dal “Sole-24 ore”. Questo breve testo mi da’ l’opportunità di chiarire il mio punto di vista così critico rispetto alla mentalità dominante ai nostri giorni. Per vostra comodità, lo riporto qui di seguito:

«Non è la fede in una verità universale che ha provocato i massacri del Novecento, non è la volontà di rottura con l'ordine esistente né la rivendicazione del diritto alla felicità che li ha provocati, ma al contrario l'irruzione dell'irrazionale, la distruzione dell'idea dell'umanità, una fede assoluta nella capacità della potenza politica, e quindi dello Stato, a plasmare la società».

La mia opinione è che questo giornalista risenta anche lui del clima postbellico. Dopo le tragedie immani della prima parte del novecento, tanti, e perfino una celebre filosofa come la arendt, rimasero letteralmente scioccati, e ancora risentiamo di questo clima.

E' invece ora di svegliarci, di smettere di essere terrorizzati, di riprendere la lucidità.

Se finalmente lo facessimo, allora scopriremmo che oggi ci confrontiamo con un altro tipo di problemi perfino più gravi di quelli che il novecento c'ha lasciato, quello prima di tutti della stessa sopravvivenza dell'umanità. A volte, l'esperienza storica ci aiuta a capire il presente, ma tante altre volte ci oscura la vista, ci impedisce di comprendere quanto le nuove sfide possano presentarsi totalmente differenti da quanto abbiamo già vissuto.

Io personalmente mi sono proprio stufato di coloro che scoprono l'acqua calda, che cioè le teorie comunitariste possano rivelarsi tragiche, e sono del tutto ciechi rispetto alla violenza, alla devastazione che il liberalismo, soprattutto in versione liberista, ha già creato. Se guardassimo a ciò che ci sta davanti invece di avere sempre il torcicollo che ci costringe a guardare alle nostre spalle, non potremmo ignorare che le guerre non sono mai cessate (Corea, Vietnam, Irlanda, Balcani, Iraq, Afghanistan, gli innumerevoli conflitti in Africa, e ne sto citando solo alcuni esempi), che in definitiva questa società del mercato non è certo meno violenta, ed anzi molto più distruttiva, soprattutto verso l’ambiente, di qualsiasi civiltà prima della nostra. Ci balocchiamo a scongiurare il passato, e nel frattempo permettiamo ai potenti della terra di fare ciò che vogliono, in base a criteri in fondo non solo errati, ma perfino assurdi, del nostro pianeta. Il mercato è la vera tragedia del nostro tempo, e le differenze tra un liberalismo moderato (alla Rowls, per intendersi), e il liberismo più sfrenato sono minime. Le teorie liberali sono facili da elaborare, proprio perché danno della società un’immagine estremamente semplificata, quindi in definitiva falsa. Semplificando e semplificando, hanno poi agio di costruire teorie molto lineari, facili anche da esporre, e che facilmente fanno adepti.

Le teorie comunitariste sono intrinsecamente molto più complesse, e difatti non esiste un’elaborazione teorica di tali teorie che possa competere con la completezza delle teorie liberali: sfido io, queste ultime ignorano la realtà e si occupano di un modello di società del tutto fantasioso!

La cosa che però mi pare più interessante è che, al contrario del liberalismo che alla fine è sempre lo stesso, con differenze abbastanza sfumate tra i differenti autori, le teorie comunitariste non si somigliano, o almeno possono essere addirittura opposte tra loro. Nel comunitarismo, devi considerare le interazioni interpersonali, ignorate invece dai liberali, e così devi avere anche una teoria antropologica, cioè una tesi sulla natura dell’uomo. Cambiando il modello di uomo, ti ritrovi così in una teoria assolutamente differente da un’altra.

Così, rifiutare in blocco il comunitarismo per paura del nazismo è una cosa senza senso alcuno. Bisogna, guarda un po’, esaminare la specifica teoria, invece di “fare di tutta l’erba un fascio”, come fatto dal nostro pigro giornalista, a cui basta ricordare il nazismo per sentenziare.

23 commenti:

  1. Per poter salvare il nostro pianeta bisognerebbe tornare ad una società meno consumistica ma come si fa se veniamo continuamente martellati dalla minaccia che se non consumiamo abbastanza si ferma la produzione, l'economia crolla , le aziende chiudono, gli stati vanno in crisi, le persone vengono licenziate e rimangono perciò senza lavoro e l'unica cosa che cresce è la disoccupazione e il tasso di povertà? Quanto credi che possa interessare a chi perde il proprio lavoro( e di conseguenza non sa cosa dar da mangiare ai propri figli) che a causa della devastazione liberista stiamo distruggendo il nostro pianeta e fra non molto anche l'intera umanità? La gente pensa a sopravvivere oggi, ad avere il modo di pagare se non il mutuo, almeno il semplice affitto di casa, le bollette, le spese per mangiare, per crescere i figli e se per ottenere tutto ciò occorre consumare al fine di mantenere il ciclo di produzione e quindi salvare l'economia, ebbene si corre a consumare! Anche se un domani ci sarà il "morte tua", per ora ciò che importa è il "vita mea"!

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  2. Brava Ornella,il dilemma è propio quello.
    Però Vincenzo, che vanta gli elogi del comunitarismo, anzi DEI comunitarismi, perchè non ne propone uno adattato al nostro territorio, cioè La sicilia, anziche MUTUARE, contradditoriamente con quanto afferma,l'UNIVERSALISMO proprio dai liberisti e dagli illuministi che tanto avversa?

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  3. @Ornella
    Ma guarda che tu mi stai dando ragione su tutto il fronte!
    Sottolinerei due aspetti in particolare.
    Il primo è che il capitalismo, se non in qualche misura corretto, è intrinsecamente un sistema volto alla distruzione dell'umanità. Non sarebbe appropriato che mi ci soffermi troppo in un semplice commento, ma il punto centrale non sta in chi possieda i mezzi di produzione come sostiene il marxismo, ma piuttosto il meccanismo di mercato, che tra l'altro travalica l'economia, estendosi anche al meccanismo di selezione politica.
    Il secondo è che serve una classe dirigente, e che questa avanguardia di cui parlavo qualche post fa dovrebbe proprio proporsi come nuova classe dirigente. Il tutto parte proprio dall'assunto, storicamente ampiamente verificato, che non si può fare affidamento su una presa di coscienza collettiva che intervenga spontaneamente, il che vorrebbe dire ricadere nei meccanismi di mercato, ritenuti dai loro sostenitori superiori proprio perchè casuali.

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  4. @Paola
    Mica ho capito questa critica sulla questione dell'universalismo, che tra l'altro non ho proprio affrontato.
    Deduco però che sei diventata autonomista: un sistema specifico per la Sicilia. A quando un sistema specifico per Valguarnera di Sicilia? :-D

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  5. Allora convieni anche tu che ormai non c'è più via di scampo! Possiamo rallentare un po' questo processo di distruzione ma tornare indietro è impossibile. Se per far sopravvivere il nostro pianeta e di conseguenza l'umanità domani la gente deve morire di fame oggi ( perchè senza lavoro si MUORE!), sarà dura convincerla a non assecondare il meccanismo di mercato.

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  6. No,non sono proprio autonomista, al contrario.
    E' che questo tuo comunitarismo generalizzato proprio non mi convince:la Lega è comunitarista, e tu l'avversi mentre invece dovresti sostenerne le ragioni,dato che sei un comunitarista.
    Vedi quante contraddizioni ci sono nei tuoi discorsi? Oppure, anzichè definirti comunitarista,dovresti trovare un'altra definizione,magari un neologismo, così saresti più originale.
    E poi quale sarebbe l'alternativa al mercato?
    Questo non l'hai mai detto.Forse il baratto?

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  7. Detto questo,non interpretare le mie parole come rottura, ma vedile nella prospettiva della ricerca,nella quale, credo,sei anche tu.
    Il vuoto che ci circonda ci spinge ad aggrapparci a soluzioni che via via scartiamo come improbabili.
    Io, per la mia parte,vado aderendo ai vari gruppi che si formano su Facebook, sull'acqua pubblica,sulle fonti rinnovabili e varie fesserie simili che, saranno dei palliativi, ma sempre meglio del niente che c'è in giro.

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  8. @Ornella
    Non c'è scampo in un sistema che deifica il mercato, quindi il primo passo sta nell'abbracciare un'ideologia differente che riporti l'uomo al centro della politica, e questo processo, non potendo essere spontaneo deve essere indotto da un gruppo consapevole ed organizzato. Mi pare che sia logico pensare così.
    Personalmente, nel mio libro ho proposto un'ideologia verde, e finora non ho trovato neanche un'obiezione argomentata. Così, nel breve lasso di vita che ormai mi rimane, tenterò di sostenerla e diffonderla, salvo mi convingano di essere in torto. Faccio male? :)

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  9. @Paola
    Non ho nulla da obiettare in chi si impegna nel concreto. La mia sola obiezione è che non si tratti però di politica, che la politica deve necessariamente avere una visione globale e che si ponga il problema del potere, come ho già scritto.
    Non rifiuto il mercato, ma sono contro la sua deificazione. Il mercato va benissimo per i mercanti, ma ci vogliono far credere che esso rappresenti la misura di tutte le cose, fino a che l'umanità finirà per impiccarsi al mercato...
    Ciò che mi fa disperare nel dialogare con te, è che tu apparentemente dimentichi, direi che addirittura rimuovi, le argomentazioni del tuo interlocutore. Così, sembra di stare su una giostra, che periodicamente ti riporta allo stesso identico punto della discussione. Che la lega sia comunitarista come me, sarebbe come dire che io la pensi come i maschi perchè sono maschio: eppure, l'avevo scritto, ma apparentemente senza alcuna utilità, pazienza!

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  10. No, non sei nel torto ma penso che purtroppo tu ti "frusci" ( come dicono da queste parti) che la tua ideologia possa realizzarsi. Sarà che come tutte le donne io sono pragmatica, ma la realtà che viviamo è un dato di fatto, e per quanto cerchi di impegnarmi in prima persona perchè le cose migliorino, mi rendo conto che siamo interdipendenti uno dall'altro e se si aggiusta una situazione da una parte, inevitabilmente, a causa di ciò, se ne scassa una dall'altra. Insomma chi è disposto a pagare anche le conseguenze negative di una tale rivoluzione? Perchè non è che si possa ottenere senza che proprio le classi meno abbienti ne escano con le ossa rotte! Come ricicli ad esempio gli operai delle fabbriche, i camerieri di hotel o ristoranti, i commessi di negozi o supermarket,etc etc, se ci imponiamo di e riusciamo a far guerra al consumismo? Lo so faccio delle riflessioni terra a terra, non sono capace di filosofeggiare, ma non riesco proprio a capire come si possa risolvere questa drammatica situazione.
    Comunque per consolarmi di tutta questa amarezza domani parto per qualche giorno di vacanza, cerco di godermi la natura, finchè resiste allo scempio che l'uomo sta facendo. Ciao :)

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  11. @Ornella
    In un'economia di mercato, l'unico criterio è il profitto, e quindi si ha un sistema basato sulla competizione, ricercata attraverso un aumento della produttività. Invece, bisogna passare a un'economia finalizzata, che preveda la piena occupazione. Se ci si ragiona, si comprende che alla fine, anche i disoccupati dovranno mangiare. Oggi ci pensano le famiglie con situazioni al limite della follia, magari col solo padre che si ammazza con il doppio o perfino il triplo lavoro. Non sarebbe razionale che lavorassimo tutti? L'obiettivo quindi di una società siffatta sarebbe piuttosto la piena occupazione, senza pensare che si debba risparmiare sul numero di dipendenti. Visto che nessuno nega il diritto di tutti a sopravvivere avendo un tetto e da mangiare, creiamo posti di lavoro per tutti. Cosa c'è che non va in un'economia che dia lavoro a tutti? Che ognuno provveda a mantenersi col proprio lavoro, sembra una cosa ovvia, e in verità lo è, ma viviamo secondo logiche di follia. E' la follia che dobbiamo sconfiggere, e invece tutti ad assecondarla. Così però le cose andranno sempre peggio, com'è nell'evidenza dei fatti e della situazione in cui ci ritroviamo.

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  12. @Vincenzo: il fatto è che non sono costante nel leggerti,quindi qualche tuo passaggio me lo sono sicuramente perso:ecco perchè ti sembra che io ritorni sempre sullo stesso punto.
    Comunque, tanto per chiarire una volta per tutte:io non sono nè individualista, nè comunitarista,semplicemente perchè penso che l'uomo abbia tutte e due le cose,cioè momenti in cui sente il bisogno di coltivare la sua interiorità,creatività, libertà,individualità, e altri che soddisfino il bisogno della sua socialità; insomma egoismo e altruismo insieme.
    Credo che la comunità in cui si vive ti plasma, ma credo anche che l'individuo sia in grado a sua volta di plasmarla. Insomma credo nell'interazione individuo-società.
    Non so se queste mie idee di fondo ti sono chiare, o meglio non so se mi sono espressa chiaramente.
    Comunque ci sarà modo di approfondire in altri commenti e ti ringrazio per l'attenzione che mi hai dedicata con questi due post.
    Buona domenica.

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  13. Quella che tu racconti mi sembra una bella favola:" Un'economia che dia lavoro a tutti..." Dio come vorrei che tutto ciò si realizzasse! Io ho educato mio figlio ad accontentarsi delle cose semplici e a non dar troppa importanza al superfluo, e per quel che mi riguarda non chiedo niente di più che poter chiudere gli occhi sapendo che sarà sempre in grado di poter vivere dignitosamente col suo lavoro. Ed invece il suo futuro, come quello di tanti giovani, è un'incognita. Oggi un lavoro ce l'ha e domani? Ed io m'angoscio....

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  14. Se si persegue il bene degli uomini ci sarà anche molta meno rigidità nelle teorie...
    ;)

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  15. Il progresso dalla rivoluzione industriale in poi non ha fatto altro che mettere al posto dell'uomo le cose che facevano comodo all'uomo,l'avere al posto dell'essere perdendo di vista solidarietà e comunità ( ecco quindi la nascita delle teorie comunitarie) e mettendo al primo posto sfruttamento di risorse umane e naturali.
    Il liberismo è stata la scusa degli individualisti, dal punto di vista del mercato, poi questa teoria è diventata filosofia di vita.
    C'è molto cammino da fare, ci sono generazioni da cambiare, io nel mio piccolo faccio come Ornella e Paola, cerco di seguire esempi ( e lo faccio anche io ) propositivi e riesco a far cambiare idea a qualcuno, confidando nei miei figni e in quello che sto loro insegnando.
    Si può fare Vincenzo, toccheremo il fondo e risaliremo, non possiamo non crederci, sarebbe la fine veramente per gli uomini di buon a volontà.
    Un affettuosissimo saluto domenicale

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  16. Mi pare sia esistito in Italia il movimento GIUSTIZIA E LIBERTA'
    Secondo dopoguerra credo
    Ecco io credo che il problema stia aproprio qua...
    Far coesistere queste due parole
    Il liberismo ne ha sposata una (libetà)
    (le libertà individuali che questo sistema garantisce sono quantitativamente innegabili rispetto ai sistemi comunitaristi)
    sacrificando e a volte calpestando la giustizia

    Il comunitarismo ne ha sposata un'altra (la giustizia)
    e tutti i tentativi di attuarla hanno calpestato e sacrificato le più elementari libertà individuali
    in nome è chiaro di un'idea o modello di giustizia e non in nome dellla GIUSTIZIA
    Ecco trovare il modo di coniugare giustizia e libertà non sarebbe male...
    In attesa..... alle brutture dei sistemi comunitaristi attuatisi finora preferisco le brutture del liberalismo...

    Il famoso dalla padella alla brace?
    In attesa di un'altra alternativa..

    mirco

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  17. @Mirco:
    credo di essere d'accordo con te nel sentire l'esigenza di un sistema che coniughi giustizia e libertà, cioè una via di mezzo tra le esigenze comunitarie e quelle liberali.
    Ma quello attuale non è già così?
    Solo che si dovrebbe far funzionare meglio: ci vorrebbe un po' più di onestà,senso civico, moralità, ecc.

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  18. @Mirco
    Capisco perfettamente l'esigenza della sintesi in un commento, ma le tue semplificazioni non le posso condividere. In realtà, io non credo affatto che ci sia libertà nel liberalismo, e questo coinvolge il concetto di libertà. Non c'è modo di superare questo punto senza approfondire la questione di cosa sia la libertà.
    Allo stesso modo, i liberali non accetterebbero mai di considerarsi meno giusti dei comunitaristi (neanche io, in verità, potrei convenire che ogni forma di comunitarismo sia giusta, o meno ingiusta del liberalismo). C'è un famoso, forse il più famoso filosofo politico, che ha enunciato una teoria dettagliata il cui principio è di considerare la libertà come il bene supremo e il suo sforzo teorico è proprio quello di garantirla ottimizzando la giustizia sociale. Il punto è che questi tipi di discipline si sono allontante dalla filosofia, cioè hanno rinunciato ad argomentare i propri stessi fondamenti, finendo così col somigliare a una specie di tecnica politica: dato un certo fine che si considera scontato, vediamo i mezzi per ottimizzare il suo raggiungimento. Secondo la mia modestissima opinione, è tutta roba inutile, in quanto si dovrebbe partire necessariamente proprio dai fondamenti, sennò, se si accetta che il primo e più importante passaggio, il primo, sia dato per scontato, si finisce inevitabilmente in un discorso ideologico.

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  19. ... non credo che ci sia libertà nel liberalismo...
    Non ho detto che il liberalismo garantisca la "libertà" ma che quantitativamente ne grantisce di più per l'individuo di quanto ne abbiano garantite le varie attuazioni dei regimi comunisti...
    La libertà assoluta è un fine?
    Benissimo nell'attesa di attuarla io preferisco vivere in occidente che in cina....
    Preferisco la mancanza "assoluta" di libertà del liberalismo
    alla libertà che ti garantiscono i regimi comunitaristi attuali..
    Mi dispiace per la sinteticità... ma come sai non amo molto scrivere se non uso il registro comico-umoristico

    mirco

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  20. Scusa, Vincenzo,perchè non ci dici chi è questo famoso filosofo politico che coniuga giustizia e libertà,dando così modo anche a noi di documentarci?

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  21. @Paola
    Scusami Paola, l'avevo citato nel post. Si tratta di John Raqwls, e la sua opera più importante è probabilmente "Una teoria della giustizia".

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  22. @Mirco
    Io comunque ho smesso di essere marxista, ormai da tempo, e credo in un tipo differente di comunitarismo. Quello che mi interessava sottolineare è che ci sono in cielo molte più stelle di quanto crediamo, e che ci sono molti più tipi di comunitarismo di ciò che possiamo immaginare :)

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