martedì 22 settembre 2015

L'ULTIMA DI BERSANI

E Bersani se l'è fatta addosso!
Potremmo dire che la sua intera storia politica è piena zeppa di rese, a una totale mancanza di coraggio, un codardo che ha fatto qualcosa di buono solo fino a quando c'è stato qualcuno che stava più in alto di lui, e lo rassicurava, prendendo su di sè le decisioni più difficili e rischiose...
Possiamo dire tutto il male che vogliamo di D'Alema, ma certo non possiamo dire che gli manchi il coraggio. Bersani quindi, finchè è stato semplicemente uno dei più importanti collaboratori di D'Alema occupando tra l'altro posizioni ministeriali importanti, c'ha fatto vedere cose positive, atti ministeriali che tentavano di correggere difetti secolari della cultura italiana.
I guai li ha cominciato a produrre da quando è stato designato da D'Alema a ricoprire il ruolo di segretario del partito al suo posto, visto che il politico salentino aveva ormai accumulato troppi nemici e quindi troppi veti verso la sua stessa persona. 

La storia più recente dell'Italia è in gran parte la storia delle rese del PD a causa delle rese del suo segretario, Bersani, a partire da quella più importante di tutti, storica potremmo dire, quando nel 2011 decise di piegarsi a Napolitano, allora capo dello stato, assecondandone i disegni golpisti di insediamento di un governo che fosse compiacente verso i diktat della UE, a scapito dello stesso PD che, in caso di elezioni anticipate, avrebbe facilmente stravinto le elezioni e sarebbe andato al governo.
 Così, tuttavia, Bersani, non solo tradì il suo partito, ma tradì lo stesso popolo italiano, unendosi nel tradimento a chi ricopriva allora il ruolo più alto di tutti.
Da allora, è stata una frana inarrestabile, il PD ha votato di tutto, i provvedimenti più ignobili che il funzionario UE Monti c'ha propinato, e tutto ciò senza fiatare, tanto da riuscire con rara abilità, a non vincere le elezioni di due anni fa, quando, di fronte alla sua richiesta di essere inviato alla camera a cercarsi una maggioranza, Napolitano gli oppose il più fermo rifiuto, ed egli si arrese senza neanche una minima polemica verso il suo ex-compagno di partito che pure in quel momento gli aveva distrutto l'intera carriera politica. Pensate, prima gli chiede di rinunciare ad elezioni che egli avrebbe vinto facilmente, poi, quando finalmente le elezioni si celebrano e la porta verso palazzo Chigi è di fronte a lui, gli impedisce perfino di provare a raccogliere i voti necessari in parlamento.
 
Oggi, con le sue dichiarazioni di resa a Renzi, divide la minoranza portandola così al macello.
 
L'unica speranza che si può formulare è che qualcuno riesca a pensionare un tale codardo e dannoso personaggio.

2 commenti:

  1. Giorgio, sarà dura. Il coraggio mi sembra una merce sempre più rara.

    RispondiElimina