domenica 29 dicembre 2013

PERCHE' SONO CONTRARIO ALLA COSTITUZIONE DI UN UNICO FRONTE ANTIEURO

Da alcuni mesi, mi sono assunto lo scomodo compito di esercitare un ruolo critico nel fronte antieuro.
Mentre il dispiegarsi degli effetti della crisi sulla vita di ogni giorno induce nuovi proselitismi in questo fronte, la confusione si infittisce nel definirne gli obiettivi.
Il pericolo concreto è che tale fronte finisca per caratterizzarsi sulla base della visibilità mediatica, privilegiando quindi le tesi propugnate da formazioni politiche già esistenti ed anche rappresentate in parlamento (tipicamente la lega di Salvini che sembra avere tolto al M5S il ruolo di principale sostenitore di questo fronte) o da singoli personaggi mediaticamente rilevanti (Bagnai ne è un tipico esempio)...

La mia impressione è che la carenza di un franco dibattito tra gli antieuro sia proprio funzionale ad oscurare gli aspetti più controversi, a non fare emergere i dissensi anche ampi che sono presenti, ed in questa situazione poco chiara, far prevalere le posizioni di chi ha titoli per rivendicare una leadership di fatto in questo fronte.
Questa situazione potrebbe essere accettata se le convergenze risultassero nettamente prevalenti sulle divergenze, ma a me pare che le cose non stiano così, e nel mio piccolo farò di tutto per evitare di farmi strumentalizzare.
Si tratta di stabilire se la scelta antieuro sia il punto dirimente ai fini della politica economica, o se dietro la convergenza su questo passaggio si nascondano tesi addirittura opposte.
Di fronte a coloro che sostengono che sia necessario mettere da parte le differenze per marciare uniti almeno finchè è possibile,  e certamente finchè non saremo usciti dall'euro, io devo ribattere che nessuno dovrebbe farsi convincere ad uscire da un luogo senza sapere cosa lo aspetti fuori, che il frastuono di un locale chiuso debba necessariamente comportare l'andare incontro a una tormenta di neve gelida all'aperto.
Non si tratta qui di fare gli schifiltosi, di volere una concordia totale su tutti gli aspetti delle scelte economiche, ma si tratta di vedere non rifiutato un dibattito interno a questo fronte, perchè essere reticenti in questa fase induce ai peggiori sospetti.

Entriamo adesso nel merito.
La mia opinione è che uscire dall'euro non basta. Chi sostiene la tesi che questo passaggio sia di per sè sufficiente per indurre un percorso economico virtuoso per l'Italia, lo fa essenzialmente richiamando la recente storia italiana, quando insomma comandava Andreotti. Ora francamente, tornare a quei tempi non credo possa costituire un obiettivo desiderabile.
La sostanza del discorso portato avanti da questa parte del fronte che poi appare oggi numericamente prevalente, è che uscire dall'euro dovrebbe indurre una svalutazione della nuova lira di circa il 30%, e tramite questa svalutazione ed il ritorno a un ruolo di prestatore di ultima istanza della Banca d'Italia, favorire una nuova fase di sviluppo, ad un conseguente aumento del PIl e per questa via una drastica diminuzione del rapporto debito/PIL che consenta di ridurre gli interessi sul debito pubblico già ridotto in valore assoluto dalla svalutazione.
Si tratta in tutta evidenza di una terapia che parte da un'analisi della crisi tutta interna all'Europa, volendo rilanciare la competitività del sistema Italia in un contesto mondiale evidentemente considerato uguale a sè stesso, come se insomma sia possibile porsi oggi con una logica simile a quella che si poteva avere negli anni settanta. periodo che appunto l'Italia affrontò giocando esplicitamente sulla riduzione del valore della propria valuta.
Quest'analisi è senza dubbio alcuno falsa, perchè ignora la genesi della crisi che è arrivata dall'esterno della UE, segnatamente da quel mondo anglosassone che oggi usa la formula del cosiddetto QE (quantitative easing) per fronteggiarla.  Si tratta della scelta di immettere liquidità nel sistema in quantità altissima (pensate che la base monetaria, cioè la liquidità disponibile, negli USA è aumentata nel corso del 2013 di più del 50%, e poco manca che sia raddoppiata rispetto al valore che aveva a fine 2012).
Malgrado questa forsennata offerta di denaro fresco da parte delle banche centrali, non si vede ancora traccia di inflazione, e la spiegazione è data dal fatto che quasi tutto questo denaro viene sequestrato dal sistema bancario e non va nel settore produttivo. In questa fase, le banche si comportano come un tossicodipendente che non può fare a meno di dosi crescenti di droga. Avendo immesso i famosi titoli derivati in quantità spropositatamente alta, oggi il primo problema delle banche non sta nel fornire adeguata disponibilità di credito ai produttori, ma piuttosto nel fare fronte ai continui rinnovi dei titoli per evitare il fallimento.

Tenterò adesso di raccontare la storia di questa crisi secondo un'ottica più diretta.
A seguito della sciagurata decisione di Clinton nel 1998 di abrogare la legge emessa negli anni trenta proprio per evitare che crisi come quella del 1929 si potessero ripetere, le banche hanno pensato bene di lanciarsi in spericolate emissioni di titoli, soprattutto nel campo dei mutui immobiliari, concessi senza copertura alcuna da parte dei clienti, tanto che presto, già verso la fine del 2006, si verificò un'estesa insolvenza da parte dei debitori. Onde occultare il problema, questi banchieri criminali s'inventarono i derivati, cioè titoli diventati incomprensibili perchè costituiti da percentuali varie di differenti tipi di titoli, alcuni validi, altri autentica spazzatura. Come doveva essere ovvio anche per costoro, questa non poteva costituire una soluzione, era solo un mezzo per spalmare l'insolvenza su un ambito più ampio, e quindi con l'effetto di generalizzare il fenomeno dell'insolvenza, piuttosto che ridurlo. 
Questi sono i fatti che hanno portato al rischio di insolvenza dell'intero sistema bancario USA. Da allora, i governi di tutto il mondo hanno attuato una serie di misure atte ad evitare il fallimento delle banche. 
Fermiamoci a riflettere un momento su quanto è sin qui successo. La cosa fondamentale che caratterizza questa crisi è che le banche, ottenendo dalle autorità statali il permesso, hanno, tramite l'immissione di dosi così massiccie di titoli, creato una ricchezza di carta fittizia, a cui non corrisponde una ricchezza reale, cioè una quantità di merci corrispondente. Basti riflettere che l'ammontare dei titoli di credito nel mondo supera i seicentomila miliardi di dollari, quando il PIL mondiale non raggiunge neanche i settantamila miliardi di dollari, e quindi v'è un rapporto tra queste due grandezze pari a circa nove. 
L'unica cosa saggia che si possa fare è semplicemente distruggere questa cartaccia che non solo è fittizia, ma, a causa della pretesa dei grandi capitalisti che la posseggono, impone la propria sopravvivenza come problema prioritario. 

La risposta di alcuni stati secondo il famigerato modello Germania, è di fare qualsiasi cosa pur di salvare questa economia di carta e ciò può avvenire soltanto tentando in ogni modo di usare le risorse prodotte, tramite due passaggi successivi, il primo lo spostamento del debito privato delle banche sulle spalle del debito pubblico, e successivamente il sostentamento del bilancio statale tramite quote crescenti di imposizione fiscale. Coerentemente, ancora oggi la Germania considera l'inflazione come il proprio principale nemico. Quindi, questo modello implica la difesa dei patrimoni, segnatamente dei patrimoni mobiliari, a scapito del reddito da produzione. Così, chi è ricco, viene difeso ad ogni costo, e chi produce per la società viene punito, anzi schiavizzato a favore dei grandi patrimoni. 

La risposta alternativa è quella offerta da USA, Regno Unito e Giappone, pur nelle loro differenze da non sottovalutare. In questo caso, si pretende qualcosa che è ancora più irrealistico, cioè di fornire risorse al settore bancario, quindi al patrimonio, senza che nessuno ne paghi le conseguenze. Il gioco di prestigio che si pretende di fare è quello del QE che dicevo, cioè in altre parole dell'aumento della liquidità disponibile sul mercato. La cosa apparirebbe saggia, difatti sarebbe un modo soft di ridurre il valore reale dei patrimoni artificialmente gonfiati, tramite l'aumento dell'inflazione. Senza dovere andare dal risparmiatore e dirgli che i suoi titoli di credito sono soltanto spazzatura, se ne indurrebbe una minore capacità di acquistare merce tramite l'aumento nominale dei prezzi. In effetti, e questo un tedesco proprio non riesce a capirlo, oggi assistere ad un aumento notevole dell'inflazione costituirebbe una vera e propria benedizione. Il punto è che non sono bastate le svariate migliaia di miliardi di dollari immessi in tutto il mondo per suscitare questa augurata inflazione, anzi si assiste ad una sostanziale immobilità dei prezzi, con sintomi preoccupanti di una loro riduzione (la tanto temuta deflazione che sembra aspettarci da lontano). 
Il punto sta nel ruolo del settore bancario, quello che dovrebbe trasferire al settore produttivo la liquidità creata dalle banche centrali. Questo ruolo non viene eseguito proprio per l'estrema fragilità delle banche che sono ancora come già nel 2008 sull'orlo del fallimento, e quindi abbisognano di un'enorme liquidità per onorare i titoli che hanno emesso, e nello stesso tempo non hanno la solidità necessaria ad affrontare il rischio di prestare denaro a clienti che non abbiano le spalle larghissime.
Se quindi il circuito di distribuzione della liquidità si interrompe senza giungere alla sua destinazione, il settore produttivo non ha i mezzi finanziari per iniziare nuovamente a crescere, e l'inflazione se ne sta buona. 

L'unico effetto della creazione di liquidità sta nell'avere fornito un maggiore potere alle banche che, accumulando tutto questo denaro, si trasformano in bombe atomiche, pronte di fronte ad una qualsiasi evenienza traumatica, a rovesciare tutto questo denaro sul mercato, e quando ciò avverrà (e dovrà avvenire, non si è mai visto che ci sia un soggetto economico che accumula denaro senza prima o poi utilizzarlo per scambiarlo con merce), avverrà tutto in una volta per il semplice motivo che i soggetti che operano nel mercato debbono essere considerati razionali, e quindi dovranno fare la gara tra loro a chi compra prima degli altri onde evitare di incorrere nell'inflazione che monterà di colpo in modo clamoroso, data l'enorme sproporzione tra carta e merce di cui si diceva.

In definitiva, le misure di QE di questi paesi, si traducono nell'infettare lo stesso denaro della stessa  malattia dei titoli, una crescita sconsiderata nel loro volume complessivo. A quel punto, bisognerà bloccare il commercio mondiale, si dovrà forse per qualche giorno tornare ad un'economia di baratto, in attesa che si possa annullare il valore delle monete esistenti, fare fallire e chiudere l'intero settore bancario privato, e ripartire con nuova moneta e nuove banche, stavolta pubbliche. 
Non mi pare che si possa considerare una prospettiva desiderabile e trovo del tutto irresponsabile che i governi non facciano nulla per evitare una simile evenienza e che anche i più autorevoli economisti, così pronti a far risaltare le magagne della visione della crisi da parte della Germania, si fermino silenziosi di fronte a qualcosa che non possono non prevedere, probabilmente per codardia di fronte all'ipotesi di dovere assumere decisioni così gravi ed impopolari seppure assolutamente necessarie.

11 commenti:

  1. L'idea di distruggere la cartaccia immonda non è peregrina, così come l'idea dell'instaurazione del baratto, per un giorno non è sufficiente...
    Direi che noi comuni cittadini privati, potremmo produrre carta straccia in fotocopie di cartamoneta e utilizzarla come scambio... eh eh eh! No, non è l'idea di una pièce teatrale... ma chissà.

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    1. In effetti, le grandi banche USA che hanno spacciato titoli tossici, cioè fasulli, si sono comportati nè più nè meno che come dei comuni falsari, che però per loro sfortuna non sono "too big to fail".

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  2. "ripartire con nuova moneta e nuove banche, stavolta pubbliche"
    Ciccio, l'Unione Sovietica non esiste più.
    Quello che non vi entra in testa è che la "crisi" italiana non è il fallimento del "Capitalismo" ma il fallimento del "pubblico", cioè sia il collasso di una macchina burocratico-amministrativa il cui unico fine è distribuire risorse ai Meridionali, sia il collasso dei poteri dello stato, che sono privi di valori morali e di talento mentre si scontrano per assumere il controllo della distribuzione di cui sopra.
    Il problema dell'Italia, oltre alla posizione del tutto subordinata a livello internazionale, è il Debito Pubblico. Ed è paradossale che ancora si propongano soluzioni incentrate sul controllo Statale della Finanza e della Economia, nonche le famose "politiche keynesiane", cioè la possibilità di risolvere la crisi aumentando la Spesa. Forse paradossale significa dare perfino troppo credito, diciamo che è più una cosa da fumetto di Topolino.

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  3. Caro Lorenzo,
    ognuno ha le sue ossessioni, e non v'è spazio per dialogare con le ossessioni.
    L'unica cosa che davvero mi sbalordisce è che tu ti ergi ad estremo contestatore di un sistema con cui sei perfettamente d'accordo. Ciò che tu dici, lo pensa Napolitano e tutto l'establishment della UE, e costoro sono riusciti a convincere anche te. Non si capisce di cosa in realtà ti lamenti, dovresti essere felice della crisi alla cui base stanno le tue teorie, invece di fare comizi basati sul nulla.
    Soprattutto, mi rimane del tutto ignoto il motivo per cui trovi interessante utilizzare il tuo tempo vitale per scrivere su un blog dove si professano teorie del tutto differenti.
    Capisco che il dialogo si fa con chi la pensa diversamente da te, ma per dialogare ci vuole una volontà di farlo, mentre il tuo acceccamento idoelogico non mi pare offrire spazi in questa direzione. Magari potresti considerare l'ipotesi di interrompere queste visite, francamente divenute moleste nei termini in cui vengono fatte. Grazie.

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    1. Le "teorie del tutto differenti" vanno confutate, non tanto perché sono in questo blog ma perché circolano nella cosidetta "opinione pubblica".

      Ho già scritto che di Napolitano, che poi è un vecchio catenaccio del PCI, non mi interessa.

      Quello che mi interessa è fare capire alla vecchina in fila al supermercato che la pensione che gli danno non è un "diritto" e non è pagata dai suoi contributi, ammesso che ne abbia versati, ma è semplicemente una regalia che lo Stato distribuisce finanziandola con il prelievo fiscale.
      Il fatto che sia "giusto" o "sbagliato" regalare alla vecchina una pensione è irrilevante rispetto alla considerazione se sia meccanicamente possibile per l'Italia sostenere lo pseudo-sistema pensionistico attuale.

      E via vita, lo stesso si può dire di tutte o quasi le voci che compongono la Spesa e quindi il Debito. Se l'Italia dovesse affrontare solo le conseguenze della "globalizzazione" e dell'Euro, sarebbe già difficile ma purtroppo, lo ripeto, il problema vero è la dimensione del Debito e la necessità di farsi prestare ogni anno una certa quota di liquidità per pagare stipendi e pensioni.

      Invece di fare teorie pseudo-rivoluzionarie che alla fine girano sempre attorno alla idea di collettivizzare tutto e darlo in gestione al Partito dei Lavoratori, mi piacerebbe leggere qualche idea su come riportare la Spesa entro termini sostenibili e di conseguenza riuscire a contenere, possibilmente ridurre il Debito, invece di continuare ad incrementarlo nelle sue proporzioni fantasmagoriche.

      Ovviamente le proposte di Topolino tipo "ridurre i costi della politica" non sono valide. Qui parliamo di una Nazione che abbassa i limiti di altezza per il reclutamento nell'Esercito per potere assumere più disoccupati in determinate regioni che sono il serbatoio del Pubblico Impiego. Le stesse regioni dove c'è un addetto forestale per ogni Km di verde e nello stesso tempo ogni estate brucia tutto.

      Infine, certo non è obbligatorio commentare su questo blog e nemmeno dire alla vecchina che qualcuno paga la sua pensione con le tasse. Tanto alla fine non fa differenza.

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    2. Beh, confutare qualcosa che è vero, mi pare un po' difficile da ottenere.
      Come già ti dissi una volta, tu di economia non capisci assolutamente nulla, il che non è grave purchè si abbia la consapevolezza di ciò e la conseguente umiltà. Tu invece, secondo un malcostume diffusosi da alcuni decenni, declami tanto più forte quanto più sei ignorante in materia.
      Se ricordi, ti diedi un suggerimento, ti dissi di pensare a quale sia la natura del denaro.
      Oggi, potrei suggerirti di smettere di pensare che la vecchina che usi come esempio si sia pagata o si sarebbe dovuta pagare la pensione con i contributi che ha versato. La verità pura e semplice che la pensione alla vecchina la pagano coloro che oggi pagano i contributi, proprio perchè l'idea che esista un cassettino dove mettono i soldi che versiamo è una solenne sciocchezza. Oggi, l'INPS, malgrado la cassa integrazione straordinaria che deve sostenere per così tante persone, è tuttora in pareggio: dove starebbe il problema? Semmai, uno potrebbe chiedere di diminuire i contributi da versare, e decidere di dare pensioni più magre, ma significativamente tu ragioni con la logica del cassettino, e quindi non ha senso neanche intavolare un discorso con te, sei il tipico esempio del cittadino che segue pedissequamente gli schemi mentali predisposti da chi comanda, e pensa pure di ragionare con la propria testa.
      Ti avevo pregato di non commentare più su questo blog, ma tu insisti, così mi vedrò costretto da ora in poi a cassarti senza pietà. Addio!

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  4. Caro Vincenzo,

    considerando che purtroppo @Lorenzo è l'emblema dell'assoluta ignoranza, di quella più bieca e livorosa, mi meraviglia che ti ostini a mentire sulla moneta unica e sul fronte anti-euro.

    Sai benissimo che non esiste nessuno abbastanza imbecille che pur sapendo come mai tecnicamente cambi fissi e alienazione della sovranità monetaria siano un'ipoteca per la libertà democratica vorrebbe limitarsi ad "uscire dall'Euro"...

    Poi citare Bagnai non è molto furbo: è stato il primo divulgatore a mettere NERO su BIANCO "l'after euro-exit", in modo anche molto articolato. con pure analisi a livello sistemico. "Il Tramonto dell'Euro" ha 400 pagine di queste analisi che evidentemente NON hai letto. Perché?

    Perché scrivere banalità, scriverle male, senza padronanza terminologica quando ci sono quintali di materiale accademico che basterebbe linkare? Non è che hai mire politiche?

    Perché si potrebbe pensare che ci sia qualcuno che invece di stare dalla parte degli oppressi voglia approfittare delle sofferenze dei propri compagni per lucrare qualche briciola di potere...

    SN

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  5. Caro non meglio identificato SN,
    vedi, si possono avanzare accuse anche molto gravi agli interlocutori, ma occorrerebbe, credo sia una minima regola di correttezza, farle in modo circostanziato e argomentato.
    Tu invece usi un tono assertivo, difendendoti dietro un libro che ammetto di non avere letto. Ora, il punto sta nello stabilire se per avere diritto di parola, bisogna necessariamente aver letto questo testo che consideri come uno spartiacque, che divide tra coloro che ignorano la verità rivelata e coloro che invece escono dalla lettura come soggetti illuminati e pronti a loro volta a propagarla.
    La visibilità di Bagnai è ormai enorme, ed io in particolare ho spesso letto il suo blog, dove tra l'altro ho fatto un timido tentativo di intavolare un dialogo, ma sono stato sprezzatamente respinto, e difatti si tratta di un blog, come del resto tanti altri (troppi...), dove si va solo per adorare.
    Così, non occorre leggere il libro per conoscere le sue tesi. Mi sfuggirà qualche dettaglio, ma la sostanza è nota.
    Chiarisco, visto il tono del tuo commento, che io ho una grande stima riguardo alle competenze del professor Bagnai, e riconosco di avere imparato tante cose dalla lettura dei suoi scritti. Io non sono un economista, mentre egli ne è un membro illustre.
    Il mio dissenso è tutto politico, e potrei riassumerlo dicendo che egli è un keynesiamo, e come tale un filocapitalista, mentre io ritengo che l'economia di mercato costituisce la tomba dell'umanità.
    Naturalmente, tale differente posizione politica ha delle conseguenze anche sugli aspetti economici, ed è su queste questioni che io pongo le mie riserve sul Bagnai pensiero, naturalmente, com'è nel mio stile, argomentando tutto con la massima cura. Se qualcuno vuole dialogare con me, nulla di più deve fare che entrare nel merito delle mie argomentazioni, e devo purtroppo constatare che tu non l'hai fatto, perdendo un'occasione sprecata ad insultarmi gratuitamente.
    Infine, mi chiedi se ho mire politiche. Mi pare ovvio che sì, ho grandi mire politiche, che poi consistono nel dare il mio piccolo contributo ad uscire dalla spirale al cui termine non v'è altro che un disastro per l'umanità intera.

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  6. l'aspetto più sorprendente è che lo stato non chieda garanzie o nazionalizzi le banche a fronte degli interventi monetari. politicamente mi aspettavo qualcosa da m5s però si vede che i suoi parlamentari sono acerbi.

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    1. L'M5S chi? Quello che propone la cosa più sciocca che si può, indire un referendum sull'euro?
      Da quelle parti, sembrano ignorare la necessità di segretezza con cui compiere atti così radicali (a parte che trovo stravagante chiedere al vecchietto o alla classica casalinga di indicare una scelta che è legata a meccanismi tecnici dai più naturalmente ignorati).

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  7. Bhe... ci è voluto un po' ma alla fine ti ha risposto il diretto interessato.

    http://goofynomics.blogspot.it/2014/01/i-lettori-di-copertine-e-il-contenuto.html#comment-form

    Sei una persona a modo: cambia compagnia.

    Con rispetto,

    SN

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