venerdì 3 luglio 2015

IL REFERENDUM DEPOTENZIATO DA TSIPRAS


Tsipras continua ad inondare i media con le sue dichiarazioni. In particolare ribadisce una cosa che se fosse vera, andrebbe a suo discredito. 
Egli sostiene che se vincesse il no, egli si recherebbe lo stesso lunedì 6 luglio a Bruxelles a firmare l'accordo con la UE. 
Questa cosa è palesemente falsa, perchè l'accordo che andrebbe firmato, non esiste, va rifatto daccapo, e con una controparte tutt'altro che prona ai suoi voleri...

I favorevoli al referendum dicono che la Grecia sarebbe più forte perchè la Grecia sta riconfermando la fiducia al suo governo. Tuttavia, la motivazione ufficiale, quella che del resto Tsipras non smette di ribadire, che l'oggetto del referendum non riguarda scelte fondamentali sulla UE, ma soltanto uno specifico accordo, da una parte fanno apparire il referendum inutile (visto che l'accordo è stato già denunciato dalla controparte e quindi non esiste più), dall'altra permettono alla criminale eurocrazia di non dovere ammettere la propria sconfitta, e quindi di limitare l'effetto del referendum al solo testo di un accordo che non esiste più, cioè il referndum non ha, se dobbiamo credere alle parole di Tsipras, nessun oggetto. 
Voglio dire che Tsipras continua nella sua tattica ormai francamente insopportabile di depotenziare il senso del referendum, col rischio di non ottenere particolari vantaggi dalla vittoria del no e forse pararsi il culo in caso di vittoria del sì. Questa è la cruda, anche se spiacevole verità. Il che a sua volta implica che egli ha una fifa matta, cosa umanamente del tutto comprensibile, di perdere quello stesso referendum che egli ha preso l'iniziativa di indire. 
 Insisto quindi con la mia tesi, Tsipras sta continuando il bluff con altri mezzi, e quindi il referendum non è come taluni sostengono una doverosa iniziativa di natura democratica, ma esso viene strumentalizzato a un fine che probabilmente neanche Tsipras conosce esattamente, e che consiste genericamente nel continuare quella linea politica che è nota come "più Europa" o anche "un'altra Europa". Il guaio è che questa fallita trattativa dimostra esattamente il contrario, che questa linea esiste solo nella mente sua e di una certa sinistra marginale europea. 

Così, ci troviamo nella situazione che nella UE la voce più aliena dall'ondata neoliberista in cui rischiamo di affogare, vive solo di tattica e che semplicemente non ha una sua strategia, perchè quella che enuncia è pura immaginazione. 

Riassumendo, Tsipras nel corso di una defaticante trattativa fa una mossa per terrorizzare la controparte, senza una reale volontà di fare il referendum. Purtroppo, per lui ma anche per noi, la controparte accetta la sfida fino a spingersi sino al punto di interrompere la trattativa, passando a livello mediatico per fautori anch'essi della democrazia (visto che danno tanta importanza al referendum). Non potendo a questo punto tirarsi più indietro, egli non può che affrontare i rischi del referendum. 

Logica vorrebbe che egli prendesse atto della fallacia della propria strategia, e ventilasse la possibilità di riprendere a stampare moneta per garantire stipendi e pensioni e il funzionamento del sistema bancario greco. Sarebbero mi pare degli ottimi argomenti, dire che questa è l'ultima volta che la Grecia sopporta lo strangolamento delle proprie banche da parte della BCE e che, se l'accordo non si fa alle condizioni volute dal suo paese, la Grecia è pronta ad uscire dall'euro. Dovrebbe costituire una minaccia di fondo da attuare solo in caso di fallimento dei negoziati, ma va evocata. In caso contrario, la domanda di cosa cambia la vittoria del no al referendum non ha che una risposta : "niente", cioè si certifica l'inutilità di questa scelta. 

Vedo tuttavia sul web una forte componente che approva le scelte di Tsipras in nome del "più democrazia", dare la parola al popolo sarebbe comunque un atto addirittura per taluni dovuto sul piano morale.
Io sostengo la tesi esattamente opposta, che un governante sarebbe moralmente tenuto ad assume le decisioni che la costituzione del suo paese gli affida, senza queste mosse plateali come il referendum. 
Tuttavia, anche se volessi ammettere su un piano puramente teorico la necessità di fare esprimere il popolo, bisognerebbe che la questione posta fosse chiara e ben delimitata. Invece, il quesito referendario è come se non esistesse, visto che riguarda un accordo già denunciato con grande clamore mediatico, e che alla fine sarebbe lo stesso Tsipras a gestire. Nel caso che tutti noi ci auguriamo della vittoria del no, tale successo, col risultato che non mi pare nè chiaro nè delimitato, consisterebbe nell'aumentare le sue capacità negoziali, tramite la conferma di godere della fiducia del popolo.  Sarebeb il caso di ricordare che le eelzioni si sono tenute solo pochi mesi fa, e che quindi non si vede la necessità di una tale conferma

Con ciò, non voglio dire che Tsipras si stia comportando in modo scorretto, nè tanto meno in modo moralmente riprovevole, ma che le motivazioni democraticiste sono mal poste. 

Il mio giudizio verte invece solo sull'aspetto specificamente politico, quello dei risultati. 
Ci troviamo oggi a confrontarci con due alternative, la vittoria del sì che sarebbe una disgrazia per tutta la UE e per il mondo intero per ragioni che ho illustrato altrove. 

Per compensare questo rischio così alto, bisognerebbe che la vittoria del no portasse frutti consistenti, che poi non possono che essere la conclamata sconfitta della eurocrazia europea. Trovo quindi irritante che per vincere un referendum che avrebbe potuto evitare, Tsipras non esita a depotenziarne l'effetto, mandando a dire agli eurocrati che non hanno nulla da temere, egli tornerà all'ovile prontamente, pronto a firmare qualsiasi accordo che non gli faccia perdere la faccia, ad esempio una robusta ristrutturazione del debito. 

A parte che la protervia e la disperazione dell'eurocrazia rendono questo risultato tutt'altro che scontato e sicuramente non ottenibile in tempi brevi, visto che la BCE la gesticono loro a loro piacimento e quindi continuano, piaccia o no, ad avere il coltello dalla parte del manico, non si capisce cosa ci sarebbe di risolutivo in tutto questo. 

Se domani la UE dovesse rifiutare l'accordo, cosa farà Tsipras, indirà un nuovo referendum, quanti referendum ha intenzione di indire prima di prendere le decisioni giuste assumendone per intero la responsabilità come gli tocca avendo egli scelto di proporsi come capo di governo?

1 commento:

  1. Che poi, una volta subito lo smacco della vittoria del no e quindi del governo Tsipras, cos'altro dovrebbero temere questi criminali eurocrati? Escluso che si arrendano perchè gli crollerebbe tutto attorno, gestiranno la sconfitta allungando i tempi, con mezzucci anche i più vergognosi, e del resto è arcinoto che dell'opinione pubblica se ne fregano, anzi se la costruiscono a loro misura coi mezzi e le alleanze che hanno.
    Se tu sei alla mercè di un'altra persona, non puoi dire continuamente "smettila, ora parliamone". se hai un coltello con te, glielo ficchi in gola per liberarti, altra strada non c'è perchè il prolungarsi della situazione è appunto l'obiettivo del tuo avversario.

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