martedì 13 maggio 2014

LA STAMPA TERREMOTATA

Nel mondo dell'informazione, le cose sembrano cambiare velocemente. 
Dopo il periodo eroico, in cui il giornalismo appariva come il fronte del progresso, una specie di organizzazione eroica al servizio dell'informazione, contro l'oscurantismo dei potenti che volevano tenere tutto segreto, in cui avere più informazione significava avere più libertà, conoscere per potere scegliere, gli editori hanno scoperto quanto è bello fare circolare l'informazione manipolata...

Questo passaggio in fondo è abbastanza logico, se l'informazione è in grado di influenzare i comportamenti collettivi, allora perchè mai metterla al servizio della verità, molto più vantaggioso metterla al servizio del potere. 
Il potere che tanto aveva temuto dalla diffusione delle notizie, ora poteva avvantaggiarsi dalla disponibilità di notizie, di quelle di parte naturalmente. Seppure le notizie false possono essere smentite, basta aumentare il rumore di fondo, riempi lo spazio mediatico di notizie, puntando a occupare una frazione di spazio maggiore rispetto agli altri attori, e qualcosa rimarrà, una notizia falsa almeno crea il dubbio, la confusione, lo scompiglio. 
Mi pare che oggi stiamo qua, in questa fase di menzogna sistematica, di protagonisti dell'informazione totalmente impegnati a collaborare col potere, in primissima fila a dare il proprio indispensabile contributo a perpetuare il potere di chi già lo detiene. 
Svariate volte mi sono dilungato su questo blog sull'impossibilità ormai di distinguere un politico da un giornalista in un talk-show televisivo. Una volta, il mestiere di giornalista sembrava consistere nel sapere fare le domande giuste, quelle impertinenti, quelle che mettevano in difficoltà il politico intervistato. Ora, il giornalista non si ritrae neanche un po' dall'interpretare il ruolo di chi ha le risposte, quelle che ragionevolmente dovremmo aspettarci dai politici. Così, se non te lo dicono prima che quel tizio è un giornalista, non esiste modo di distinguerlo nella stessa trasmissione da un politico. 

Nel frattempo, la tecnologia va avanti, si afferma un'informazione web, prima con i blogs, poi con i social networks, ed allora è la volta dei giornalisti di dover subire la concorrenza degli altri, dei politici, ma anche di gente comune, di dilettanti dell'informazione.
Niente, la carta stampata non può più ignorare il web, ed ecco apparire i giornali on-line, naturalmente gratuiti, come s'usa sul web. Notabene, giornale on-line non significa giornale in versione digitale, quello lo vendono poco meno di quello stampato. Anche questo appare come un mistero, pensavamo che le spese  tipografiche incidessero profondamente sui costi totali, e invece no, si impone un prezzo che non sembra giustificato dalle spese perchè il costo di una copia informatica è zero, se il giornale devi farlo, darne una copia in più non ti aggrava i costi, ed insomma dovresti puntare sulla quantità di giornali digitali venduti e non sul costo unitario, ma non voglio certo sostituirmi ai direttori commerciali, avranno le loro buone ragioni.
Abbiamo quindi in parallelo due giornali in versione totalmente differente, anche se ovviamente ospitano anche una parte di articoli in comune. 
Sarà perchè i giornali digitali sono cari, sarà che la gente non intende finanziare la porcheria che questi sono diventati, venduti al potente di turno, fatto sta che i giornali si trovano oggi in una terza fase quella del fallimento. Sentendosi franare la situazione finanziaria sotto i loro piedi, cominciano a prendere provvedimenti sempre più drastici. 
Prendiamo il caso de "Il foglio" di Giuliano Ferrara, che già da tempo aveva differenziato gli articoli in due categorie, l'una gratuita, l'altra a pagamento. Ebbene, da alcuni mesi Il foglio da' gratis solo i titoli degli articoli, nienete è più gratuito. Geniale, ti servono soldi, e li chiedi, ma secondo voi cosa succederà a questo punto? Mi pare logico che nessuno leggerà più quegli articoli, o meglio, chi già li leggeva a pagamento probabilmente continuerà a farlo, ma chi li leggeva a sbafo, ora semplicemente ne ignorerà l'esistenza. Credo, ad occhio e croce, che il danno maggiore sia per il giornale e non per i lettori, o no?
Diciamo la verità, quel poco che è rimasto di stampa è in larga misura ancora finanziato dal bilancio statale, una delle infinite voci che concorrono in maniera più o meno diretta a finanziare la politica, e presto tutto potrebbe finire nelle strettoie della spending review, almeno io me lo auguro, forse così uno come Menichini, direttore del quotidiano fantasma "Europa", una volta della Margherita (quando ancora esistevano i giornali di partito), ora nell'area politica del PD, che sarà acquistato più o meno da un migliaio di persone, finirà di pontificare sull'economia di mercato quando mette sul lastrico le famiglie degli operai, e confronterà il suo di posteriore con la suddetta economia di mercato! 
Che poi, ma non era meglio avere i giornali di partito, piuttosto che avere i giornali d'area che continuano ad essere protetti e finanziati dai propri partiti d'appartenenza, ma fingono anche di manifestare opinioni perfino, qualcuno prentenderebbe, indipendenti !!!

Se quindi non interviene papà stato a reggerli, sembra inevitabile vedere sparire i giornali, soffocati da una concorrenza imbattibile di TV e web, e che per disperazione finiscono col collaborare, pensando magari così di salvarsi, di non essere più letti. ecco, il vero giornale virtuale sarebbe appunto quello che nessuno legge (magari neanche lo stesso autore!).

3 commenti:

  1. A parte che abbiamo inventato di sana pianta un'epoca fantastica, mai realmente esistita, in cui il "potente" temeva la "diffusione delle notizie". Da che mondo è mondo, cioè da quando il faraone faceva dipingere le sue imprese, riviste e corrette, sulle mura dei palazzi in scala ciclopica, chi riportava le notizie lavorava alle dipendenze del "potente" quindi non è mai esistita la "informazione" come "contropotere", se non come emanazione ennesima della simpatica teoria gramsciana, dove però il "contropotere" serve ad agevolare un altro "potere".
    Le notizie sono sempre e solo strumento del "potere".
    Il "potente" non ha avversari, non teme niente, a parte altri "potenti". Al massimo ha dei fastidi che gli possono venire da qualche voce dissonante che si alza dall'interno della cerchia ristretta della elite. Questo esclude a priori chi campa raccontando storie in piazza (udite udite) o scrive su un giornale. Per definizione di "mestiere" non puoi lavorare contro chi ti paga. E il fastidio della voce dissonante dall'interno della "elite" si rimuove facilmente.
    Tutta la letteratura "rivoluzionaria" che favoleggia di masse sottomesse che di punto in bianco si emancipano e costruiscono una società "libera" e "giusta" è un po' sul livello del "mito del buon selvaggio" e cioè una "cagata pazzesca" come il film del cineforum aziendale di Fantozzi. Le rivoluzioni sono sempre un meccanismo tramite cui un potere scalza un altro potere usando le masse come leva. E quindi ancora immagini di faraoni dipinte sul muro che narrano una storia artefatta.

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    1. Lorenzo, siamo alle solite, utilizzi il mio blog per inserire interventi di natura ideologica, ignorando completamente il merito dell'articolo postato.
      Naturalmente, non ho nulla contro le discussioni ideologiche, ma andrebbero svolte nel contesto appropriato, e questo non lo è, non solo perchè oscura il senso stesso del post, ma anche perchè le discussioni di natura ideologica richiedono ben altro spazio e ben altro approfondimento. Tu lanci slogan inevitabilmente non argomentati, e mi chiedo se ti serve.
      Ripeto, google mette a disposizione di chiunque lo chieda spazio informatico gratuito, e quindi lo concederebbe anche a te. Invece, vieni su questo blog con un effetto di disturbo, non so voluto o no, ma ciò alla fine è abbastanza secondario.
      Considera questo come un ultimo avviso, non ho intenzione di tollerare oltre questo comportamento sempre più da troll da parte tua.

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  2. Visto che la lettura dell'articolo da parte di Lorenzo potrebbe generare equivoci, egli fa confusione tra comunicazione ed informazione. Il potere non informa, comunica ciò che gli aggrada. C'è sicuramente, e su questo lorenzo ha ragione, una comunicazione di regime, c'è sempre stata e sempre ci sarà. Quando parlo di informazione, evidentemente mi riferisco a una comunicazione alternativa al regime, e tutto il sistema liberale si fonda proprio sulla rivendicazione di libertà per questo settore.
    In questa sede, non mi interessava approfondire quanto questa pretesa sia fondata, e quanto sia fittizia. Invece di considerare gli aspetti di principio, molto più pragmaticamente stavo affrontando il merito della situazione odierna in Italia così come la vedo, ecco perchè Lorenzo, secondo una prassi ormai consolidata, è totalmente fuori tema.

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