mercoledì 25 marzo 2015

NEOLIBERISMO E PROCESSI DI UNIFICAZIONE EUROPEA

Il movimento europeista non ammette eccezioni, ora si annette anche l'incidente aereo per dimostrare attraverso spericolati espedienti retorici che ormai siamo tutti europei e tutte le distinzioni nazionali non hanno più senso...

Alla radio mi pare di aver sentito che stasera ci sarà un convegno finalizzato ad accelerare i processi di unificazione europea, ed ho sentito l'organizzatore sollevare l'argomento della mobilità umana all'interno della UE. Pare che debba partecipare anche Claudio Magris che dovrebbe unirsi al coro per sostenere questa volontà degli europei di superare le appartenenze nazionali, considerate dai convegnisti come un retaggio del passato. Alla fine, tutta l'argomentazione di questo tizio si basava unicamente sul fattore mobilità umana, la volontà evidente dei giovani europei di volere girare liberamente per l'europa. 
Mi pare francamente pochino, un pochino che sconfina col niente. La mobilità libera mi pare un ottimo risultato, ma siamo certi che sia limitata all'interno della UE? Mi pare che a tutti noi piace poterci liberamente spostare in tutto il globo, non mi pare una novità e non mi pare determinata da un fattore ideale, quanto semplicemente il potere realizzare ciò che anche i nostri antenati avrebbero amato fare, e che oggi la tecnologia moderna mette a nostra disposizione. 

Per procedere su una strada di progressiva maggiore unificazione, ci vorrebbe ben altro, esattamente ciò che oggi manca del tutto. 

Innanzitutto, l'unificazione non può essere quella delle banche, l'unificazione riguarda i popoli, e sono questi a dovere manifestare questa volontà. Sentirsi europei richiederebbe un livello elevatissimo di solidarietà europea, proprio quella che latita. Qui, non v'è solo la Merkel che rivuole indietro i soldi prestati alla grecia, ma c'è l'intero popolo tedesco (quantomeno la sua parte maggioritaria) che non si sogna neanche lontanamente di avere un dovere di sostentamento dei greci in un momento per loro così critico. Nel frattempo, cresce in altri paesi europei un sentimento antitedesco molto pericoloso che non promette nulla di buono. 

Questi intellettuali che fondano tutto sulle buone intenzioni e che non capiscono cosa stia succedendo sullo scenario politico internazionale, che non si rendono conto di cosa rappresenti l'unione europea nella sua attuale configurazione per neoliberisti, sono diventati un vero pericolo pubblico, si occupano con una leggerezza ingiustificabile di argomenti che a loro sfuggono. 

Qui, voglio ribadire la mia ferma opinione, che qualsiasi progetto federalista europeo deve necessariamente partire dall'azzeramento dell'unione europea, che non rappresenta una tappa intermedia di questo processo federalista, ma al contrario rappresenta il piano neoliberista di privatizzazione degli stessi stati. Come vedono tutti coloro che non sono completamente ciechi, il piano è quello di sottrarre pezzi di sovranità agli stati esistenti per attribuirli ad organismi di natura sempre più privata e quindi irresponsabili rispetto alle popolazioni che concorrono a governare. Lo stato nazionale non rappresenta il baluardo regressivo, come sosteneva quel mentecatto dell'organizzatore del convegno che citavo, ma la sede della rappresentanza popolare. Tolto questo di mezzo, saremmo tutti preda di un organismo di comando espresso dai potenti e dai ricchi. 

Ciò impone quindi come dicevo l'azzeramento di tutto quanto realizzato e che rappresenta in definitiva i primi stadi del processo di privatizzazione, ed inoltre impone che l'unificazione venga a determinarsi sulla base di un'esplicita spinta popolare che non va guidata e sollecitata da un gruppo di presuntuosi architetti istituzionali, ma va subita dal gruppo dirigente. 

Solo quando il gruppo dirigente seguirà questa via sulla base di una richiesta popolare che precede i passi istituzionali, solo allora sarà possibile che la cessione delle sovranità nazionali avvenga davvero in direzione di organismi federali democratici.

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