giovedì 1 giugno 2017

CONSIDERAZIONI SUL FINANZIAMENTO DEL BILANCIO STATALE

Lo stato per svolgere le sue molteplici funzioni, ha bisogno di risorse economiche.
Sostanzialmente, queste risorse possono essere ricavate attraverso tre meccanismi di differente tipo:...

1. Attraverso l'imposizione di tributi, tasse e imposte di varia natura. E' quello oggi utilizzato in omaggio alla adorazione del pareggio di bilancio.

2. Attraverso il ricorso al credito mediante emissione di titoli di stato. Anche questo, è un meccanismo in ampio uso.

3. Attraverso la creazione di moneta. Questo è il meccanismo che viene demonizzato da chi ha in sua mano le sorti del mondo.

Ebbene, in area sovranista si sta facendo strada la convinzione che si debba adottare soltanto il meccanismo della creazione di nuova moneta.

Alcuni si spingono sino a dire che se tu non togli quel 60% dovuto per tasse ed imposte varie che gravano sui cittadini, essi diventeranno di colpo più ricchi di due volte e mezzo (100/40), senza rendersi conto in questo modo di assumere così il punto di vista che hanno coloro che vedono la stampa di moneta come il diavolo. Poco importa il fatto che si sostengano cose opposte, l'ideologia è sempre la stessa, considerare la moneta come una forma di ricchezza.

Se noi assumessimo invece il punto di vista ideologicamente differente, che la moneta è soltanto uno strumento di politica economica, allora capiremmo che la sua funzione non è quella di contribuire in base alla sua quantità alla ricchezza complessiva, ma di favorire l'attività economica permettendo quegli scambi economici che in caso di sua scarsità, sono impediti. Le parabole del paesino svizzero che viene economicamente rivitalizzato da un ospite il quale mette a disposizione la sua liquidità senza fare regali, e quello della costruzione di un ospedale, li troverete sulla mia pagina fb, ma anche altrove sul web.

La creazione di base monetaria deve almeno coprire tutte le possibili esigenze di questo tipo, cioè permettere tutta l'attività economica che ritieniamo utile e per il cui compimento abbiamo gli altri tipi di risorse perchè è paradossale ma tristemente attuale che proprio la moneta che possiamo creare con estrema facilità costituisca il collo stretto della bottiglia.

Detto questo, non v'è dubbio alcuno che la moneta, creata al di sopra di questa quantità, costituisca un fattore inflattivo.

Non sto dicendo che l'inflazione sia il male assoluto, e neanche che sia sempre un danno (di questi tempi, ci confrontiamo col problema opposto, la deflazione, questa sì una vera iattura), ma per favore, non diciamo corbellerie, dicendo che se lo stato invece di tassare, stampa quanto gli serve, i cittadini automaticamente diventano più ricchi.

Basta fermarsi ad osservare che la ricchezza è costituita soltanto dalle merci (capisco l'improprietà, ma potremmo sempre definire i servizi come un tipo del tutto particolare di merci, ma qui il discorso naturalmente si complica parecchio). Se dieci famiglie devono dividere tra loro dieci chili di mele, si dovranno contentare di un chilo ciascuno sia se hanno in tasca un euro, sia se ne hanno un milione.

Quindi, io credo che uno stato non debba rinunciare completamente agli altri due meccanismi.

Col primo meccanismo, l'uso della tassazione, lo stato può contribuire al processo di redistribuzione, tassando selettivamente o meglio progressivamente i redditi ed eventualmente i patrimoni.

E' chiaro che una tassazione del tipo dell'IVA è un'emerita stupidaggine, non redistribuisce, disincentiva il consumo, ed ha un effetto inflattivo analogo a quello della stampa di moneta, un vero disastro che sta a testimoniare quanto di marcio ci stia tra gli economisti e come quelli che stanno dalla parte giusta, debbano guardarsi e lottare contro tutto il marcio che esiste nel loro settore.

In quanto ai titoli di stato, essi possono costituire in un ambito in cui lo stato si sottrae al mercato potendo vendere alla sua banca centrale, un mezzo di orientamento del risparmio, purchè questo stia sempre al di sotto del tasso inflattivo, di poco sì, ma al di sotto, a meno di volere trasformare i risparmiatori in strozzini, come del resto avviene ampiamente adesso.

Ancora, dobbiamo uscire dalla logica di confondere quanto sia desiderabile da quanto sia effettivamente possibile.

E' giusto che ognuno abbia un tetto sotto cui vivere? Certamente sì. E' un diritto che lo stato deve garantire? Assolutamente no, deve fare una politica per raggiungere questo obiettivo, ma nessuno può pretendere di andare ad uno sportello e farsi consegnare un appartamento sol perchè sarebbe giusto averlo.

Allo stesso modo, non possiamo per decreto definire un reddito minimo, possiamo lottare per aumentarlo, ma non stabilire arbitrariamente un livello a noi congeniale: con dieci chili di mele, dicevo, più di un chilo a famiglia non ne tocca, non c'è decreto governativo che possa cambaire questa cruda verità.

Il mestiere di chi è chiamato a fare scelte economiche non è di mettere sul tavolo ciò che egli pensa che sia giusto, ma di sapere cosa sia possibile date le risorse disponibili e proporne una opportuna distribuzione.
Sembrano concetti ovvii, eppure risulta difficile condividerli.

Come post-scriptum a questo articolo, osservo che nel testo io mi limitavo ad enunciare semplicemente l'esistenza di tre differenti vie di fronte allo stato, senza con questo sceglierne una specifica, e parimenti senza escluderne alcuna.
E' per me molto significativo che le obiezioni che ho ricevuto quando l'ho postato su fb, siano del segno più diverso, ma tuttavia concordino tra loro nel volere ad ogni costo fare una scelta specifica.

Ciò implica il fatto che la malattia ideologica del nostro tempo che vede l'aspetto economico come quello prevalente, a cui tutto il resto va subordinato, è davvero diffusissima, quasi universale.

In questo, pur nella condivisione di tanti aspetti coi miei interlocutori, il dissenso rimane netto.
Ripeto, abbiamo tre strumenti economici da utilizzare, scegliamo volta per volta quello che ci conviene invece di pretendere che possa essere preferibile privarci di due e mantenerne uno soltanto. Meglio tre differenti cacciavite che uno soltanto, no? 

Volevo insomma elevare un inno alla politica, alla necessità di mantenere un ampio margine di discrezionalità, perchè una politica che si privi del compito di scegliere, non è più neanche politica.

1 commento:

  1. Completamente d'accordo.
    Mi ha fatto venire in mente una cosa scritta tempo che a rileggerla oggi pare fin troppo attuale.
    http://www.pleonastico.it/blog/del-valore-della-moneta-e-altre-stupidate/250

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